Open Arms: «A bordo situazione sempre più critica. L’Europa si vergogni»

Mediterraneo. Riccardo Gatti: «Sulla Open Arms i migranti ormai dicono che vogliono tornare in Libia e morire subito piuttosto che continuare ad aspettare»

Carlo Lania * • 14/8/2019 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 185 Viste

«La situazione a bordo sta diventando critica e anche il più piccolo cambiamento ormai può creare dei problemi», avverte Riccardo Gatti. Il presidente di Open Arms Italia segue da Lampedusa l’odissea che è costretta a vivere la nave della ong spagnola bloccata al largo con 151 migranti a bordo dal divieto del ministro dell’Interno Matteo Salvini di entrare nelle acque territoriali italiane. Martedì sera a dare aiuto all’equipaggio sono arrivati uno psicologo e un mediatore culturale inviati da Emergency. E ieri è stata richiesto il permesso di evacuare una bambina di appena 9 mesi, Isa, con problemi respiratori. «Si è aggravata negli ultimi due giorni e con lei sbarcherebbero anche la mamma e il gemello, Moussa. Ma anche questa operazione rischia di diventare un problema», prosegue Gatti. «Ogni volta che qualcuno viene evacuato tra i migranti scoppiano delle risse, che poi puntualmente vengono sedate ma diventano sempre più violente. Abbiamo un ragazzo con un ematoma a un occhio. Non capiscono perché loro non possano scendere a terra».

Alcuni migranti hanno cominciato a rifiutate il cibo, una sorta di sciopero della fame spontaneo. «Un gesto disperato frutto della depressione», spiega Gatti. «Alcuni di loro ci hanno detto che preferirebbero tornare in Libia e morire piuttosto che restare sospesi come accade adesso». A rendere più complicate le cose ci sono poi le previsioni meteo che per oggi annunciano un peggioramento delle condizioni del mare con onde alte fino a due metri e mezzo. «Abbiamo chiesto all’Italia il permesso di entrare almeno per ripararci sottocosta, ma ci è stato negato», conclude Gatti.

Intanto siamo arrivati al dodicesimo giorno senza che si veda una possibile soluzione.
Quello che sta accadendo è vergognoso, anche per come si sta comportando l’Europa con la Commissione europea che da quattro o cinque giorni dice che sta aspettando che qualche Stato si faccia avanti. Sono già nove gli sbarchi effettuati con questa dinamica: prima si vieta il porto, poi la Commissione inizia i negoziati e infine avviene lo sbarco. Ormai è una dinamica conosciuta. Stavolta però la Spagna sta facendo la stessa politica di Salvini: siccome vuole che anche i migranti che arrivano da Ceuta e Melilla vengano distribuiti in Europa, non interviene sulla Commissione europea.

Madrid ha respinto anche la richiesta del vostro comandante di accogliere i minori che avete a bordo.
Chi l’ha detto è il ministro Abalos, che ha un modo di ragionare salviniano. L’altro giorno ci ha definiti dei finti umanitari.

Il ministro Salvini dice di lavorare per evitare che voi o la Ocean Viking possiate sbarcare.
Salvini dice sempre di essere al lavoro, poi le persone sbarcano lo stesso perché non lo può evitare e perché è previsto dalla normative internazionali.

Ormai però per una parte dell’opinione pubblica ong e trafficanti di uomini sono praticamente la stessa cosa. Come risponde?
E’ come quando affiancano i clandestini ai terroristi. Sono anni che sentiamo queste falsità. E’ il modo in cui i sovranisti fanno politica, uno schema sempre uguale a prescindere da chi lo usa, che può essere Bolsonaro, come Trump o Salvini. I risultati li vediamo tutti. Se ne è accorto anche Richard Gere: lui ama molto l’Italia ma ha detto che da due anni qualcosa è cambiato. E questa è una cosa che a noi, come difensori dei diritti umani, fa rabbia e tristezza perché non difendiamo soli i diritti dei migranti ma quelli di tutti e vediamo come le persone vengono prese in giro facendogli credere, appunto, che non c’è nessuna differenza tra ong e trafficanti di uomini. Oggi hanno trovato un gommone con a bordo due migranti, uno dei quali morto. Il Mediterraneo centrale è il mare più militarizzato al mondo e non è possibile che nessuno sapesse che si trovavano lì. Prima o poi i responsabili di queste sofferenze saranno chiamati a rispondere di quanto hanno fatto.

MORTO DI STENTI SUL GOMMONE L’immagine, drammatica, rappresenta bene una delle tante tragedie del Mediterraneo. Due migranti a bordo di un piccolo gommone senza acqua né cibo, il corpo ormai senza più vita di uno è steso su fondo dell’imbarcazione blu mentre il suo compagno è inginocchiato accanto a lui. A riprendere la scena è stato un elicottero maltesi impegnato nel salvataggio. L’unico sopravvissuto, probabilmente un giovane originario dell’Eritrea e dell’apparente età di 20 anni, è stato trasportato a Malta e ricoverato in rianimazione. Presenta profonde ustioni causate dal sole ed è in uno stato di grave disidratazione.

* Fonte: Carlo Lania, IL MANIFESTO

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