Ungheria. La peste neonazista vandalizza il centro Auróra

Légió Hungária ha vandalizzato a Budapest il Centro culturale “Auróra”, attivo sul fronte dell’integrazione sociale dei Rom e degli Lgbt. L’aggressione è avvenuta mentre i neonazisti partecipavano a una marcia nazionalista

Massimo Congiu • 27/10/2019 • Contenuti in copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 228 Viste

Secondo molti storici, la popolazione ungherese non ha elaborato il tema delle persecuzioni antiebraiche avvenute durante la Seconda guerra mondiale. Il nazionalismo xenofobo del governo Orbán non aiuta certo

I giorni scorsi le pulsioni dell’intolleranza più gretta hanno portato in scena il loro macabro e meschino spettacolo a Budapest. Si tratta dell’azione attuata da una cinquantina di neonazisti di Légió Hungária che, in uniforme nera e stivali da campo, hanno marciato verso il centro culturale Auróra, attivo sul fronte dell’integrazione sociale dei Rom e degli Lgbt. L’associazione era già malvista dalle autorità cittadine del partito governativo Fidesz, recentemente sconfitto a Budapest e in altri centri importanti del Paese, alle elezioni amministrative.

Com’è noto, la spedizione è avvenuta al suono di slogan antisemiti, razzisti e omofobi, ed è stata condita da scene quali il rogo di bandiere israeliane, di quella arcobaleno, posta all’ingresso del centro, e caratterizzata dall’imbrattamento dei muri che ospitano il medesimo. Su essi e sul cancello sono stati tracciati slogan nazisti pieni di quell’odio ottuso tipico di tali gruppi. Il commando ha anche cercato di dare alle fiamme la sede di Aurora senza, però, riuscirci. Il tutto è avvenuto mentre il centro era chiuso e nessuno si trovava al suo interno.

Triste ma vero e, purtroppo, non raro in quest’Europa sofferente e preda, qua e là, di convulsioni ipernazionaliste e rigurgiti neonazisti e antisemiti. L’episodio è infatti avvenuto a due settimane dall’attacco alla sinagoga di Halle, in Germania. In Ungheria, Jobbik, nato come partito radicale di destra, a lungo noto per i suoi attacchi pubblici a Rom e a componenti della comunità ebraica, ha intrapreso da qualche anno la strada del moderatismo. Da allora i suoi dirigenti redarguiscono severamente chi, al suo interno, offende i suddetti, e cercano di farsi percepire dall’opinione pubblica come soggetto politico di destra, sì, nazionalista, sì, ma moderato. Va detto che da oltre un anno il partito partecipa alle manifestazioni antigovernative dell’opposizione liberale e di centro-sinistra.

La svolta di Jobbik ha scontentato un po’ di iscritti; c’è chi è uscito dal partito per confluire in altre formazioni. Quelle che si inseriscono entro un orizzonte di estrema destra lo accusano di imborghesimento e di aver tradito gli “ideali” dei suoi esordi, quelli portati avanti da gruppi come Légió Hungária che si vogliono custodi della spiritualità magiara e, talvolta, riducono il tutto ad azioni puramente teppistiche. Tali soggetti continuano a vedere nei Rom un pericolo in termini di sicurezza pubblica, negli omosessuali dei portatori di devianze inquinanti e negli ebrei gente di cui diffidare in quanto non animata da spirito patriottico. Un corpo estraneo alla nazione, quindi, pronto a voltarle le spalle al momento opportuno. Questa lettura è fortemente alterata da pregiudizi che si sono tramandati di generazione in generazione e non tengono conto della partecipazione di Rom ed ebrei a momenti importanti della storia del Paese, come la Prima guerra mondiale e l’insurrezione popolare del 1956.

Qualche anno fa András Heisler, presidente della Mazsihisz, Associazione delle Comunità Ebraiche d’Ungheria, e vicepresidente del Congresso Ebraico Mondiale, ha confermato la ripresa nel paese delle pulsioni antisemite e denunciato una violenza più verbale che fisica nei confronti dei membri di tale collettività. L’episodio avvenuto giorni fa va oltre le manifestazioni di insofferenza descritte da Heisler, ma non sono così frequenti nel Paese. Va detto, comunque, che, secondo molti storici, la popolazione ungherese non ha elaborato il tema delle persecuzioni antiebraiche avvenute nello Stato danubiano durante la Seconda guerra mondiale. Quelle che hanno portato, secondo stime storiche, a oltre 570.000 vittime. Ma si tratta di un tema tabù nella società ungherese. L’azione del governo Orbán non aiuta certo a dar luogo ad una crescita della popolazione ungherese in termini di critica e coscienza storica, neanche nel caso dell’Olocausto, ma non perché sia dichiaratamente antisemita. Il suo intento è attuare una rilettura della storia nazionale, una narrazione che descrive il Paese come vittima, nella storia, degli appetiti di potenze straniere e provvede a scaricarne la coscienza da ogni responsabilità riguardante l’Olocausto degli ebrei ungheresi.

Intellettuali impegnati e oppositori del sistema cercano di lottare contro queste mistificazioni che, insieme all’ignoranza dei teppisti di estrema destra, contribuiscono allo sfondo su cui è avvenuto lo squallido episodio dell’attacco al centro Aurora. Come già precisato, tali fatti non sono così frequenti nel Paese, ma non bisogna sottovalutarli.

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