Carceri campane, situazione critica. Intervista al Garante Samuele Ciambriello

Per Samuele Ciambriello, Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Campania, assieme al cronico problema del sovraffollamento cresce quello igienico-sanitario

Massimo Congiu • 7/12/2019 • Contenuti in copertina, Le interviste di Diritti Globali • 741 Viste

Samuele Ciambriello

Sulla situazione critica delle carceri campane abbiamo sentito Samuele Ciambriello, Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale e organizzatore, insieme al Consiglio Regionale della Campania, del convegno “Carcere: il lavoro possibile, il lavoro negato”, svoltosi a Napoli lo scorso 29 novembre.

Quello del sovraffollamento delle carceri è un problema nazionale. Qual è la situazione in Campania?

Qui ci sono spesso celle che dovrebbero ospitare due persone e invece ne accolgono quattro. Nel carcere femminile di Pozzuoli, dove ci sono celle con un solo bagno in cui trovano posto 10-12 detenute, in qualcuna anche 14, c’è un sovraffollamento del 165%. Pochissime celle in Campania hanno la doccia, il bidet; nella stragrande maggioranza dei casi c’è uno scaldino per cucinare, si tratta di luoghi angusti in cui spesso ogni detenuto ha a disposizione uno spazio di tre metri quadrati. Non sempre l’acqua calda è disponibile, spesso da 8 a 12 persone devono condividere un frigorifero che, attenzione, non è un bene voluttuario, un privilegio, perché se consentiamo ai detenuti di ricevere prodotti alimentari dalle loro famiglie si pone il problema della conservazione di questi alimenti.  Chi sbaglia deve subire la privazione della libertà, siamo d’accordo, ma non della dignità.

Un problema di grave entità senza dubbio, ma non l’unico, purtroppo…

Esatto, accanto ai problemi di sovraffollamento e promiscuità ci sono quelli igienico-sanitari. Un inconveniente serio che abbiamo in Campania da questo punto di vista è che manca un servizio stabile a livello di operatori del settore. C’è una precarietà enorme in termini di medici e di infermieri e i turni non vengono rispettati proprio perché c’è carenza di personale. Ultimamente sembra che con i cambiamenti in corso alla dirigenza delle ASL di Napoli ci sia qualche miglioramento, ma quello della carenza di personale medico e paramedico è un problema che perdura nel tempo con tutti i disservizi e i disagi che questa situazione comporta.

Facciamo qualche esempio di ciò che succede nel quotidiano a causa di questi disservizi.

Alle volte, per esempio, i detenuti che hanno problemi di salute sono costretti a saltare delle visite, e questo fa riflettere; poi può succedere anche che pur ottenendo un appuntamento per una visita specialistica il detenuto resti in carcere perché non avviene la traduzione, ancora una volta per mancanza di personale e di mezzi, e questo è l’altro problema di cui nessuno parla.

C’è anche carenza di altre figure professionali nel sistema carcerario…

Sì, abbiamo a che fare con una carenza di agenti di polizia penitenziaria, spesso non c’è un commissario di polizia. Nelle grandi carceri il rischio è che ci sia un solo agente per 150 detenuti. Ma mancano anche gli educatori, e la situazione è critica anche per coloro i quali stanno nelle aree penali esterne, cosa della quale la stampa non parla. Questi ultimi danno vita a una popolazione di 66.000 persone a livello nazionale; sono 7.400 in Campania e 5.500 a Napoli e provincia con appena 24 assistenti sociali. Stiamo parlando di affidamento ai servizi sociali, arresti domiciliari, ma la condizione di questi soggetti è sempre quella del detenuto che ha a che fare con i giudici di sorveglianza che a volte fanno attendere anche dei mesi per una pratica lasciando il condannato nell’incertezza.

Cosa raccontano i detenuti in merito a questa situazione precaria?

In questi due anni ho gestito, insieme ad alcuni collaboratori, oltre 3.500 colloqui individuali con i detenuti che si lamentano del sovraffollamento, della malasanità, dei ritardi, dei giudici di sorveglianza. Insomma, i disagi sono evidenti e capita che la reazione dei detenuti sia estrema: l’anno scorso in Campania se ne sono suicidati 11, tre di essi erano agli arresti domiciliari.

 E come stanno le cose per quel che riguarda l’alimentazione?

Per i pasti viene fatta una gara d’appalto al massimo ribasso. Ultimamente qui ha vinto una ditta che ha offerto un pacchetto comprendente colazione, pranzo e cena per 3 euro e 20, e ho detto tutto. Ma quel che è grave, e al parlamento si devono vergognare, tutti i governi devono vergognarsi, è il sistema secondo il quale la ditta che vince al massimo ribasso ha diritto al sopravvitto. Allora che succede? Che il detenuto può acquistare dei prodotti all’interno del carcere, ma l’acqua costa più lì che all’esterno, così anche la pasta. Com’è possibile una cosa del genere? Un altro prodotto alimentare o una bomboletta del gas hanno prezzi che possono variare a seconda del penitenziario, perché? Non va bene. Queste sono cose che io denuncio pubblicamente perché non è ammissibile una gara d’appalto fatta con questi criteri, così si incoraggia una cultura malavitosa, perché non tutti si possono permettere di acquistare certi prodotti a parte il camorrista, il malavitoso, e chi non se lo può permettere magari finisce sotto la protezione del boss detenuto. Questa è la verità.

Sono a conoscenza di almeno un’inchiesta in corso nel napoletano su violenze subite da detenuti, ma come stanno le cose veramente oggigiorno da questo punto di vista?

Una volta il motto degli agenti di polizia penitenziaria era “Vigilare per redimere” che secondo me faceva paura. Adesso è “Promuovere la speranza”, e in sostanza molti di loro devono fare questo, quindi è cambiata un po’ la mentalità, è cambiato l’atteggiamento. Ora, quando vado nelle celle di isolamento, non trovo persone che sono state accusate dagli agenti di rissa, di maltrattamenti, di oltraggio a pubblico ufficiale, no. Il 90% sta nelle celle di isolamento perché è stato trovato in possesso del cellulare che è ancora un oggetto non consentito in cella. Il detenuto che viene trovato in possesso di cellulare viene messo in isolamento per 15 giorni e la cosa finisce lì. Prima era diverso: il detenuto che aveva subito violenza rischiava di andare in isolamento perché lo accusavano di aver minacciato un agente. Sia quest’anno che l’anno scorso, però, ci sono state delle segnalazioni che il garante ha verificato. E a me ha fatto piacere che la Procura diretta dal dottor Melillo di Napoli abbia messo un pool a disposizione per le segnalazioni fatte dai singoli detenuti, dal garante regionale, e per svolgere delle indagini su questi episodi. Io personalmente, in questi ultimi due anni, ho presentato delle denunce alla Procura di Napoli, Santa Maria Capua Vetere, Benevento, il cui numero non supera, però, quello delle dita di due mani.

Ci sono comunque dei miglioramenti rispetto a una volta sotto questo profilo?

Da questo punto di vista rispetto a 30 anni fa c’è la certezza del miglioramento; chi sostiene il contrario dice una bugia.

 

Foto di jraffin da Pixabay

 

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