Mediterraneo. Recuperati 7 migranti annegati, altri avvistati nel relitto

Dopo il naufragio della settimana scorsa, al largo di Lampedusa la Guardia costiera ha localizzato il barcone con altri corpi a bordo. Matteo Salvini querelato per diffamazione dalla «Mare Jonio» di Mediterranea

Adriana Pollice * • 1/12/2019 • Immigrati & Rifugiati • 162 Viste

Sette corpi sono stati recuperati dai sub della Guardia costiera ieri a Lampedusa. Una settimana fa erano sul barcone di circa 10 metri che si è ribaltato a un miglio dalla costa, davanti ai soccorritori che hanno visto le onde inghiottire i migranti. I superstiti sono stati 149 ma a bordo erano in 170. I corpi di cinque donne sono stati trovati a poche ore dal naufragio. Venerdì scorso è stato localizzato il relitto, a 47 metri dalla superficie, con le salme di chi è annegato. Ieri sono cominciate le operazioni di recupero.

Sul fondo del mare è rimasto ancora un cadavere, che sarà portato a terra oggi, ma nel relitto potrebbero esserci altri corpi. Ulteriori controlli verranno effettuati con il Rov (un dispositivo gestito a distanza) per monitorare l’area circostante. Il procuratore di Agrigento, Salvatore Vella, ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, naufragio e omicidio colposo plurimo. «Siamo di fronte a una società che sparge solo odio e rancore», è il commento del sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello.

ALARM PHONE ha denunciato ieri di aver perso il contatto con un barcone, con a bordo circa 70 persone, che venerdì pomeriggio aveva chiesto soccorso mentre era in zona Sar maltese: «Erano nel panico perché imbarcavano acqua. Sono in mare da più di 40 ore senza cibo e senza bere», si legge nel messaggio postato nel pomeriggio. E ancora: «Secondo Malta la ricerca è in corso. Dicono che la barca è entrata in acque italiane, ma l’Italia si rifiuta di fornire ulteriori informazioni». Ancora ieri la Guardia costiera di Tripoli ha riportato in Libia 205 migranti (33 le donne e 14 i bambini) a bordo di un’imbarcazione a 50 miglia da Zawiya. Sono finiti nella base di El Hamidiya a Tajoura, cioè nella località dove a luglio un bombardamento aereo ha causato 50 morti e centinaia di feriti tra i migranti detenuti.

Sul fronte giudiziario, da ieri sono al lavoro le tre giudici del Tribunale dei ministri di Palermo che dovranno decidere se trasmettere al Senato il procedimento a carico dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per sequestro di persona e abuso d’ufficio. La procura di Palermo ha chiesto di indagare, in concorso, anche il suo capo di gabinetto al Viminale, Matteo Piantedosi, poiché era a capo della catena di comando. L’ipotesi di reato si riferisce allo scorso agosto quando la nave dell’ong catalana Open Arms, con a bordo 164 naufraghi, è rimasta per giorni davanti alle coste di Lampedusa: la mancata concessione del porto di sbarco e «la conseguente privazione della libertà personale» sarebbe andata avanti dal 14 al 20 agosto. La procura di Agrigento, per sbloccare lo stallo, invocò l’emergenza sanitaria, fece sbarcare i migranti e sequestrò la nave.

VENERDÌ LA STESSA Lega ha fatto sapere che a Salvini è stata notificata l’apertura di un procedimento per calunnia e diffamazione su querela della società proprietaria del rimorchiatore Mare Jonio, della piattaforma italiana Mediterranea. La procura di Roma ha comunicato al collegio per i reati ministeriali di voler procedere ad «accertamenti e indagini». La querela riguarda la direttiva emanata ad aprile dal Viminale, prima dei decreti Sicurezza: nel provvedimento, inviato ai vertici militari, si affermava che la Mare Jonio non aveva rispettato la legge negli interventi di soccorso e si invitava a «prevenire» tale «attività illecita». Affermazioni, sostiene Mediterranea, non provate che hanno causato danni «alla reputazione». Il leader della Lega ieri ha commentato con il solito tono: «Sono già alla quinta indagine per sequestro di persona. Ormai le colleziono, come le figurine».

IL 21 NOVEMBRE il Tribunale dei ministri di Roma ha archiviato le accuse mosse a Salvini per aver impedito lo sbarco di 65 migranti salvati dall’ong Sea Eye poiché, per i giudici, la responsabilità di assegnare un porto sicuro spetterebbe allo Stato di primo contatto» cioè «quello della nave che ha provveduto al salvataggio». Ma il ricercatore dell’Ispi Matteo Villa, sui social, ha spiegato: «La parte di decreto di archiviazione che travisa completamente il diritto internazionale è un copia-incolla di un lavoro del 2014 del Gruppo di studio del Progetto Lampedusa».

* Fonte: Adriana Pollice, il manifesto

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