Stime UE. Crescita economica, il paese dello zero virgola

La Commissione Europea: +0,3% nel 2021 (era 0,4% a novembre), contro una media Ue dell’1,2%. I 5Stelle festeggiano all’affermazione di Gentiloni secondo il quale il cosiddetto “reddito di cittadinanza” ha aumentato i consumi

il manifesto • 14/2/2020 • Europa, Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo, Studi, Rapporti & Statistiche • 165 Viste

Ma il commissario Ue all’economia ha precisato: sarà annullato dalla crisi del mercato del lavoro. Il ministro dell’economia Roberto Gualtieri prevede un “rimbalzo” dell’economia

Il 2020 e il 2021 il Prodotto interno lordo sarà l’unico a crescere dello «zero virgola» e si manterrà al di sotto dell’uno per cento. Lo sostiene la Commissione europea secondo la quale questo indicatore unidimensionale della crescita sarà limitato allo 0,3% nel 2020 (a novembre era 0,4%) e allo 0,6% nel 2021, contro una media dell’area euro dell’1,2% previsti in entrambi gli anni. Anche Germania e Francia arretrano: sono stata classificate penultime, ma con aumenti per entrambe pari quest’anno all’1,1 per cento. Pur in sofferenza, un andamento molto diverso da quello annunciato per l’Italia. Alla luce di questi dati emerge una costante in questo inizio anno: le tre principali economie dell’Unione Europea sono diversamente in difficoltà, e in alcuni casi anche collegate, come accade per l’Italia e la Germania. Il tasso di crescita più alto è stato previsto dalla Commissione Ue per Malta a +4% nel 2020, seguita dall’Irlanda a +3,6%. La Grecia dovrebbe crescere del 2,4% e la Spagna dell’1,6%. Bruxelles vede comunque una «costante e moderata» crescita in Europa e per questo non ha modificato le stime per il 2020 e 2021: +1,2% nell’Eurozona, +1,4% nella Ue a 27.

Il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni ha comunque parlato di un rallentamento generale causato dal settore manifatturiero che ha frenato negli ultimi mesi del 2019, e del calo della produzione industriale che si sta trascinando nel 2020. Peserebbe anche un altro rischio in una economia finanziarizzata e sensibile alla globalizzazione mediatica di un virus: «Avrà un impatto sulla Cina soprattutto nel primo trimestre del 2020, con effetti globali relativamente limitati. Ma questa valutazione è soggetta al ribasso se l’epidemia dovesse durare di più o peggiorare» ha detto Gentiloni.

In Italia il Pil è sostenuto da consumi e reddito di cittadinanza, che però non avrà un impatto sui redditi delle famiglie perché risentiranno «dell’allentamento del mercato del lavoro». È bastata la prima parte della frase di Gentiloni per spingere i Cinque Stelle allo stremo a tornare a sventolare la bandiera: «Un giudizio positivo al quale si aggiunge quello della Corte dei Conti sui significativi investimenti fatti in politiche attive del lavoro» ha detto la ministra del lavoro Nunzia Catalfo. Per Davide Casaleggio «ha avuto un effetto imponente». Bastava fare attenzione alla seconda parte della frase di Gentiloni sull’andamento stagnante del «mercato» del lavoro per rendersi conto che si tratta di una reazione impulsiva, ma comprensibile visto gli attacchi da destra rivolti a una misura malconcepita di ispirazione «workferista» e non universalistica.

Rallenteranno gli investimenti delle aziende, saliranno quelli pubblici. E se la «ridotta incertezza politica» aiuta, Gentiloni spiega che il governo dovrà «lavorare molto nei prossimi mesi». Il problema è il debito che dovrà essere ridotto «gradualmente». Resta solo la speranza che a un certo punto questi investimenti generino «una politica espansiva» in nome di una «transizione ecologica». Da capire quale visto che l’altro ieri la stessa Commissione che ha annunciato investimenti miliardari sul «Green New Deal» ha dato il via libera al Tap e al fracking e alle infrastrutture energetiche dalla Commissione Junker. In questo scenario contraddittorio il ministero dell’economia ha invitato alla cautela. «Pur essendo innegabile che i dati sul quarto trimestre dello scorso anno siano stati nel complesso deludenti, è ancora presto per valutare l’impatto dei recenti dati». Per il ministro dell’economia Roberto Gualtieri «a gennaio la produzione industriale e il Pil dovrebbero salire», quindi si potrà parlare di «un rimbalzo e siamo fiduciosi che l’economia possa ripartire. Abbiamo preso un paese fermo, fragile ed esposto agli andamenti del ciclo economico». Si resta così: in attesa che la teoria del rimbalzo prenda corpo, prima o poi, con un governo politicamente indebolito dagli scontri interni

* Fonte: il manifesto

ph by PES Committee [CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]

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