Sistema sanitario nazionale, 20mila assunzioni per gestire l’epidemia

Coronavirus. Previsti 4.800 medici, 10mila infermieri, 5mila operatori ma con contratti precari. Possibile requisire cliniche e alberghi

Massimo Franchi * • 7/3/2020 • Salute & Politiche sanitarie • 159 Viste

Un nuovo decreto per dare più risorse, personale e informazioni al sistema sanitario nazionale. Quel «Ssn» – orgoglio dello stato sociale – che negli ultimi 20 anni è stato falcidiato dai tagli dell’austerità e del liberismo che lo facevano considera «un costo insostenibile».
La proposta è di assumere circa 20mila persone: 4.800 medici, 10mila infermieri e oltre 5mila operatori socio-sanitari.
Solo i medici di base «in isolamento o ricoverati» sono già «circa 150» che lasciano scoperti circa 200mila pazienti in tutta Italia. Per sopperire a queste assenze nelle diciassette pagine della bozza del decreto «Urgenza coronavirus» si prevede che si possano reclutare, a tempo determinato, i medici iscritti al corso di formazione o, per le sostituzioni, anche i laureati in medicina che abbiano l’abilitazione e gli specializzandi, che potranno essere iscritti anche alle liste per la guardia medica e la guardia medica turistica.
I camici bianchi potranno lavorare in deroga al loro orario e avranno aumenti del 50% dei pagamenti degli straordinari. Per aumentare la disponibilità di posti letto verranno sospesi i ricoveri non urgenti, si potranno allestire anche reparti «temporanei» all’interno o all’esterno delle strutture sanitarie e, per gestire le persone in quarantena, i prefetti potranno requisire anche gli alberghi, dietro indennità ai proprietari (articolo 15). Non solo, anche la sanità privata sarà chiamata a fare la sua parte, sia attraverso l’acquisto di ulteriori prestazioni da parte della sanità pubblica, sia mettendo a disposizione personale sanitario, spazi e attrezzature nelle Regioni al momento più colpite, cioè Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto (articolo 14).
All’articolo 16 è previsto che ogni Regione «istituisca entro 10 giorni» una «unità speciale di continuità assistenziale» «ogni 50mila abitanti per la gestione domiciliare dei pazienti che non necessitano di ricovero ospedaliero».
Previsto anche un allentamento della privacy per tracciare i pazienti domiciliari con «trattamento dei dati personali» anche con «consenso orale» (articolo 24).
La prima emergenza è reperire nuovi medici e infermieri. Le modalità previste sono «incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, di durata non superiore a sei mesi, prorogabili in ragione del perdurare dello stato di emergenza», come previsto dall’articolo 1. Nell’articolo 2 invece si prevede di «conferire incarichi individuali a tempo determinato, previo avviso pubblico, a medici nonché ad infermieri ed operatori socio sanitari». In più «i laureati in medicina e chirurgia abilitati, anche durante la loro iscrizione ai corsi di specializzazione o ai corsi di formazione specifica in medicina generale, possono assumere incarichi provvisori o di sostituzione di medici di medicina generale convenzionati con il Ssn ed essere iscritti negli elenchi della guardia medica e della guardia medica turistica e occupati fino alla fine della durata dello stato di emergenza. In caso di assunzione di incarico provvisorio che comporti una assegnazione di un numero di assistiti superiore a 650, l’erogazione della borsa di studio è sospesa».

* Fonte: Massimo Franchi, il manifesto

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