Unione Europea, Greta boccia la legge sul clima: «È una capitolazione»

Senza vincoli nazionali e certezza dei tempi per raggiungere la neutralità climatica nel 2050, il regolamento non convince. L’attivista svedese, invitata dalla commissione ambiente: «Così l’Europa ammette la sua sconfitta»

Anna Maria Merlo * • 5/3/2020 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Europa • 290 Viste

È purtroppo la peggiore settimana che si potesse immaginare, tra la tragedia greca dei migranti alla frontiera turca e la crisi del Coronavirus, per la presentazione della legge sul clima, la “locomotiva” del Patto Verde: ieri, la Commissione ha illustrato il progetto di arsenale giuridico che dovrebbe inquadrare il Green New Deal e la strada da percorrere per raggiungere la neutralità climatica nel 2050. E oggi si riunisce il Consiglio Ambiente.

La presidente Ursula von der Leyen ha sottolineato che «la legge sul clima è la traduzione giuridica della nostra volontà politica e ci impegna definitivamente», lo scopo resta soprattutto di dare «prevedibilità e trasparenza all’industria e agli investitori europei» per definire «la strategia di crescita verde» e garantire che «la transizione sarà progressiva e equa». L’attivista Greta Thunberg, invitata dalla commissione ambiente (tra le polemiche, perché in linea di principio gli estranei non possono più entrare all’Europarlamento per il Covid-19), in un discorso di 8 minuti ha denunciato l’ipocrisia Ue, che dopo aver «dichiarato l’emergenza climatica» (ed era «una notizia eccellente»), ora che «la casa brucia voi siete andati a dormire senza nemmeno chiamare i pompieri».

Greta ha parlato di «capitolazione», perché la legge sul clima «manda un segnale che un’azione reale e sufficiente è in corso e invece non è così». Questo giudizio è condiviso anche dalle organizzazioni ambientaliste, a cominciare da Greenpeace: la Commissione sta prendendo tempo per decidere sui tempi della transizione – cosa fare e come entro il 2030 e poi nella traiettoria 2030-50 – perché non c’è maggioranza al Consiglio sugli obiettivi intermedi. I gruppi S&D, Gue e persino Renew vogliono accelerare e stabilire una riduzione del 55% del Co2 entro il 2030 (oggi è 40%), mentre la Commissione adesso aspetta i risultati dell’analisi di impatto, per decidere sui meccanismi di aggiustamento delle emissioni di Co2 alle frontiere, sulla revisione della direttiva sulla tassa dell’energia, per valutare al più tardi dal 2023 e ogni 5 anni la coerenza delle misure nazionali. La Commissione sta rimandando le proposte a settembre, per poter fissare nel 2021 gli sforzi che dovranno essere fatti e come distribuire i 7,5 miliardi della Giusta transizione (alla Polonia dovrebbero andare 2 miliardi, sempre che accetti il Patto).

La prudenza è tale che l’obiettivo della neutralità carbone per il 2050 è stato fissato a livello Ue e non stato per stato, cioè è data la possibilità ad alcuni (la Polonia non lo ha accettato, per esempio) di frenare e andare al di là di questo limite, se altri compenseranno (Austria, Finlandia, Svezia dovrebbero raggiungerlo prima). Dodici ministri dell’Ambiente (Francia, Spagna, Austria, Danimarca, Finlandia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia, Svezia) hanno chiesto alla Commissione di avanzare le proposte per la riduzione entro il 2030 del 50% o del 55% delle emissioni di Co2 non più tardi di giugno, in modo da poter presentare questo piano al vertice Ue-Cina di settembre a Leipzig e fare pressioni su Pechino perché si allinei e anche per arrivare alla Cop26 di Glasgow, a novembre, con qualcosa di concreto.

Ma la Germania, che avrà la presidenza del Consiglio da luglio, resta molto prudente, mentre l’est, Cipro, Grecia e Malta rifiutano. E poi ha ricordato il vice-presidente della Commissione incaricato del Patto verde, Frans Timmermans, «senza soldi non si può fare niente» e la Ue non è ancora riuscita a mettersi d’accordo sul bilancio 2021-2027. Timmermans vuole credere che la legge clima «traduce le parole in atti» e manda un segnale ai «partner internazionali che è arrivato il momento per rivedere al rialzo le ambizioni nell’attuazione degli obiettivi comuni del Patto di Parigi».

Per coinvolgere i cittadini, la Commissione ha aperto ieri una “consultazione pubblica” per il futuro Patto europeo sul clima, a cui ogni europeo può partecipare, con proposte e iniziative. E ha dichiarato il 2121 «anno europeo del treno», per favorire un trasporto sostenibile.

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto

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