La ripresa europea parte da 750 miliardi di euro, 500 a «fondo perduto»

La presidente della Commissione Ue ha presentato la proposta sul “Recovery Fund” battezzato “Prossima Generazione Europa”. All’Italia 173 miliardi: 82 in sovvenzioni, 91 in prestiti da restituire entro il

Roberto Ciccarelli * • 28/5/2020 • Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 295 Viste

Misure tampone. Il negoziato con i paesi “frugali” Olanda Danimarca, Svezia e Austria inizierà dal Consiglio europeo del 18 giugno. La cancelliera tedesca Angela Merkel: “Trattative difficili, puntiamo a farlo partire dal 2021. Previsti interventi su una non ancora chiarita “transizione ecologica”, sul digitale, ricerca e agricoltura. Interesse prevalente per le imprese, manca ogni riferimento al Welfare e a un reddito minimo europeo, mentre la recessione aumenterà la disoccupazione e raddoppierà i poveri

Il fondo per la ripresa europea, o «Recovery fund», si chiamerà enfaticamente «Prossima generazione Europa». Non sarà di mille miliardi di euro, ma di 750 in bond emessi dalla Commissione Europea raccolti sul mercato finanziario. Una cifra probabilmente insufficiente, ma pari al programma pandemico di acquisto di titoli di stato (Pepp) della Banca Centrale Europea (750 miliardi). Le risorse saranno così ripartite: 500 miliardi in sovvenzioni, richieste dall’asse franco-tedesco che ha sostenuto la proposta, e 250 in prestiti agli Stati a basso tasso di interesse con scadenza 2058. Questi ultimi sono una prima risposta alla richiesta dei quattro paesi «frugali» Svezia, Danimarca, Olanda e Austria.

ALL’ITALIA, il paese colpito per primo dalla pandemia del Covid 19, quello più debole politicamente, andranno 172,7 miliardi complessivi, la quota più cospicua del fondo «per prepararsi alla prossima generazione». Le sovvenzioni saranno pari a 82 miliardi, i prestiti saranno 91. Segue la Spagna, con 40,4 miliardi, divisi tra 77,3 miliardi di aiuti e 63,1 miliardi di prestiti. Terza è la Polonia, con 63,8 miliardi di euro, di cui 37.693 di aiuti e 26.146 di prestiti. Per la Francia sono previsti 38,7 miliardi, per la Germania 28.8, a fondo perduto. Ai «frugali» come la Danimarca andranno 2.156 miliardi, all’Olanda 6.751, alla Finlandia 3.460, all’Austria 4.043. In totale il piano prevede 1.850 miliardi di euro collocati nel nuovo bilancio europeo per il settennato 2021-2027 e divisi tra i 27 paesi membri.

OLTRE AL FINANZIAMENTO da 750 miliardi «una tantum» la Commissione ha aggiunto il primo pacchetto di prestiti operativi da giugno pari a 540 miliardi di euro composti dal Meccanismo Europeo di stabilità (Mes) riservato alle «spese sanitarie dirette e indirette», il «Sure» per le casse integrazioni nazionali, gli investimenti alle imprese della Banca Europea degli investimenti (Bei) per le imprese) da 540 miliardi e il bilancio Ue 2021-2027 da 1.290 miliardi ancora tutto da negoziare in una trattativa difficile con gli stati membri. Da questa base la Commissione punta a generare investimenti pari a oltre tremila miliardi di euro.

LA PRESIDENTE della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen ha chiarito , ancora una volta, gli equivoci generati dal dibattito, in particolare italiano: il piano non è una «mutualizzazione del debito», né un «Eurobond». Un’aspirazione con la quale il governo italiano si è trastullato per settimane, arrivando a porre l’aut aut «No al Mes, si agli Eurobond», ottenendo il contrario e un fondo per di più «limitato nel tempo». Von Der Leyen si è inoltre premunita anche rispetto alla contro-offensiva dei «frugali» che inizierà a partire dal consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Al quartetto ha concesso di collegare i sussidi agli Stati alle riforme nel quadro del semestre europeo, il «no» alla mutualizzazione e poi la sorveglianza dei conti. Il premier svedese Stefan Lofven si è però detto «stupito: «La Svezia ha da sempre spinto affinché il fondo si concentrasse sui prestiti, che forniscono un incentivo più forte affinché il denaro venga utilizzato in modo efficiente». Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha ricordato che questo è il «punto di partenza per i negoziati» e che deve ancora essere negoziato l’ammontare» del fondo, oltre che «il rapporto tra sovvenzioni e prestiti». «Le trattative saranno difficili e non saranno chiuse già al prossimo Consiglio europeo – ha precisato Angela Merkel – Il nostro obiettivo è che in autunno si riesca a trovare abbastanza tempo per le consultazioni nel Parlamento europeo e in quelli nazionali, in modo che possa entrare in vigore entro il primo gennaio 2021». Una tempistica che non risponde alle esigenze del governo italiano che ha bisogno delle risorse per la prossima legge di bilancio. Non è escluso che si trovi una soluzione «ponte». Dal primo luglio inizierà il semestre tedesco a guida dell’Ue. A Merkel toccherà trovare l’accordo anche sul bilancio Ue e incassare il dividendo più importante nella partita sull’emergenza Covid 19: il rilancio politico della Germania in Europa.

DA CUSTODE dei conti a investitore in una parziale e ancora poco chiarita transizione ecologica e in quella ancora insufficiente al digitale, con la prevalenza degli investimenti per le imprese. Previsti fondi alla ricerca e all’ agricoltura. In questa estensione del ruolo della Commissione Ue, segnalato dal Commissario all’Economia Paolo Gentiloni, non c’è tuttavia alcun riferimento al Welfare e a una rete di tutela sociale universale e incondizionato come il «reddito minimo» chiesto alla Commissione Ue il 7 maggio da Nunzia Catalfo (Italia), Pablo Iglesias (Spagna) e Ana Mendes Godinho (Portogallo), purtroppo ancora in forma condizionata a un mercato del lavoro che sarà devastato per la recessione in arrivo. Un’esigenza drammaticamente sottovalutata mentre si prevede l’aumento della disoccupazione e il raddoppio della povertà in Italia e in molti paesi europei.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto

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