Colombia. Scontri, proteste e 7 morti a Bogotà, dove la polizia spara

 In un paese già insanguinato da un’ininterrotta sequenza di omicidi selettivi e massacri, l’assassinio dell’avvocato Javier Ordóñez da parte della polizia di Bogotà ha riempito d’orrore il popolo colombiano

Claudia Fanti * • 11/9/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 155 Viste

La misura è colma. In un paese già insanguinato da un’ininterrotta sequenza di omicidi selettivi (205 i leader sociali uccisi dall’inizio dell’anno) e di massacri (53 in questi primi nove mesi, gli ultimi due lunedì), l’assassinio dell’avvocato Javier Ordóñez da parte della polizia di Bogotà ha riempito d’orrore il popolo colombiano, provocando violente proteste in cui hanno perso la vita altre sette persone. Il video dell’arresto, subito diffuso sui social, è scioccante.

I circa due minuti di registrazione, effettuata da un passante, mostrano due agenti della polizia colombiana che sbattono a terra l’avvocato 46enne, lo tengono schiacciato al suolo e lo colpiscono ripetutamente con le loro pistole elettriche, incuranti delle suppliche di Ordóñez, che grida sempre più debolmente «per favor, por favor», e delle proteste dei testimoni, che continuano a chiedere ai poliziotti di smetterla, avvisandoli che stanno riprendendo la scena.

Condotto in un commissariato, dove è stato forse nuovamente malmenato, Ordóñez – il quale era uscito di casa, dopo aver bevuto con amici, per acquistare altri alcolici – è stato infine portato in una clinica del quartiere, dove è morto, per «complicazioni mediche», all’alba di mercoledì, a causa delle scariche elettriche e dei colpi ricevuti.

Ne è seguita una notte di violente proteste, in vari quartieri di Bogotà e in altri punti del paese, con attacchi ad almeno 45 stazioni di polizia e atti vandalici contro autobus e locali commerciali, mentre, nelle reti sociali, dilagavano gli hashtag #ColombiaLivesMatter e #JavierNoMurioAJavierLoMataron («Javier non è morto, Javier è stato ucciso»). Pesantissimo il bilancio degli scontri: sette persone assassinate con colpi di arma da fuoco – sparati, secondo decine di testimoni, dalle stesse forze di sicurezza – e più di 120 ferite, oltre alle denunce di aggressioni da parte della polizia nei confronti di difensori dei diritti umani e di giornalisti.

E intanto il ministro della Difesa colombiano Carlos Holmes Trujillo, già sotto accusa per i massacri e gli omicidi di leader sociali ed ex combattenti, ha disposto l’avvio di un’indagine interna e garantito la sospensione dei responsabili della morte di Ordóñez, annunciando inoltre l’arrivo di almeno 300 soldati per rafforzare le operazioni della polizia di Bogotà.

Una dura critica alle forze dell’ordine è stata espressa dalla sindaca della capitale Claudia López, che, offrendo alla famiglia dell’avvocato ucciso «piena assistenza giudiziaria», ha invocato non solo «una condanna esemplare ai responsabili diretti», ma anche «una riforma strutturale che prevenga gli abusi della polizia». Perché, ha affermato, «non è di mele marce che stiamo parlando»

* Fonte: Claudia Fanti, il manifesto

 

ph by National Police of Colombia / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)

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