Primo maggio. Altro che festa: 900mila posti in meno da inizio pandemia

Primo maggio. Altro che festa: 900mila posti in meno da inizio pandemia

Il primo maggio di quest’anno è la festa del lavoro che non c’è. Sono quasi 900 mila gli occupati persi dall’inizio della pandemia fino a marzo 2021. E il calo prosegue nei primi mesi dell’anno, con il primo trimestre che vede la scomparsa di 254 mila lavoratori, secondo gli ultimi dati Istat. Nel frattempo però Pil italiano meglio del Pil tedesco nel primo trimestre dell’anno. La sorpresa arriva alla vigilia del primo maggio e ringalluzzisce tutte le componenti della composita maggioranza Draghi. Ripresa italiana rinviata al secondo trimestre, ma la flessione dei primi tre mesi dell’anno è inferiore di quella della Germania, che con il suo brusco calo zavorra tutta l’Europa.

LA GIRANDOLA DEI DATI macro della giornata restituisce una foto con luci e ombre per la crescita italiana a patto che le vaccinazioni procedano senza intoppi. Secondo l’Istat il pil italiano nel primo trimestre del 2021, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è sceso dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,4% in termini tendenziali. Crolla la crescita della locomotiva tedesca sotto il peso degli ultimi lockdown per contenere la terza ondata del Covid. L’economia di Berlino si contrae dell’1,7% congiunturale nel primo trimestre, contro un’attesa del -1,5% e contro il +0,3% del quarto trimestre del 2020. E la Germania condiziona il risultato del resto di Eurolandia: il pil dell’Eurozona si è contratto dello 0,6% nei primi tre mesi dell’anno rispetto al trimestre precedente e dell’1,8% su base annua.

SUL FRONTE DEL MERCATO del lavoro se prosegue anche a marzo 2021 «la lieve crescita dell’occupazione registrata a febbraio», secondo l’Istat che censisce 34 mila occupati in più rispetto al mese precedente (+0,2%), rispetto a marzo 2020, il primo mese di lockdown, però il conto resta decisamente negativo: gli occupati sono 565mila in meno. Un bilancio che peggiora ancora se si pone il paragone prima della pandemia: sul febbraio 2020, gli occupati sono quasi 900 mila in meno. L’Istat conferma che la crisi ha colpito più duramente i meno tutelati: «L’occupazione è diminuita per tutti i gruppi di popolazione, ma il calo risulta più marcato tra i dipendenti a termine (-9,4%), gli autonomi (-6,6%) e i lavoratori più giovani (-6,5% tra gli under 35)».

RESTANDO AI DATI MENSILI, la crescita dell’occupazione coinvolge gli uomini, i dipendenti a termine, gli autonomi e quasi tutte le età. I 35-49enni diminuiscono così come le donne e i dipendenti fissi. Il tasso di occupazione sale al 56,6% (+0,1 punti) e risulta più basso di 2 punti rispetto al livello pre-Covid.

Il tasso di disoccupazione scende al 10,1% (-0,1 punti) e sale tra i giovani al 33,0% (+1,1 punti).

Venendo ai dati annuali, l’Istat rimarca che i crolli mensili degli occupati che sono andati avanti dall’inizio della pandemia allo scorso gennaio «hanno determinato un crollo tendenziale dell’occupazione (-2,5% pari a -565mila unità). La diminuzione coinvolge uomini e donne, dipendenti (-353mila) e autonomi (-212mila) e tutte le classi d’età. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 1,1 punti percentuali».

* Fonte: Nina Valoti, il manifesto



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