Leggi antiterrorismo, la Francia estende l’eccezione e i poteri di polizia

Leggi antiterrorismo, la Francia estende l’eccezione e i poteri di polizia

PARIGI. Ieri, l’Assemblea nazionale francese ha cominciato a dibattere sul testo «relativo alla prevenzione di atti di terrorismo» e di riforma dei servizi. È una nuova legge per combattere il terrorismo, l’ennesima: negli ultimi dieci anni ce ne sono state più di una l’anno. La Francia, gravemente colpita dal terrorismo che ha fatto quasi 300 morti negli ultimi anni, in piena polemica politica dopo gli ultimi episodi di attacco e uccisione di poliziotti, ogni volta stringe un po’ di più le norme, in una rincorsa al rafforzamento della sicurezza che al tempo stesso limita la garanzia del diritto. Le norme delle leggi d’emergenza, poco per volta, rientrano nel diritto comune, come era già successo nel 2017, quando, per uscire dallo stato d’eccezione dovuto agli attentati del 2015, era stata votata la legge Silt, che aveva integrato nella legislazione misure eccezionali, come la chiusura amministrativa dei luoghi di culto, l’obbligo dei domiciliari per i “sospetti” deciso dal ministero degli Interni (senza intervento del giudice) e le perquisizioni amministrative.

La nuova legge, già passata a larga maggioranza in commissione, prevede tre punti che riguardano il rafforzamento dell’arsenale preventivo: la generalizzazione delle misure dello stato d’emergenza; nuovi vincoli imposti ai condannati per terrorismo quando escono dal carcere a fine pena; la sorveglianza della popolazione grazie al ricorso agli algoritmi. Il Consiglio di stato ha già emesso delle riserve, avanzando «difficoltà di ordine costituzionale» su alcuni punti della legge, che fanno correre il rischio di una limitazione delle libertà fondamentali.

Ci sarà una generalizzazione delle misure amministrative decise sotto l’onda dell’emozione causata dagli attacchi terroristici. Sono le Micas, le «misure individuali di controllo amministrativo e di sorveglianza», che implicano per un “sospetto” – cioè un individuo che non ha commesso un atto che lo porti di fronte a un tribunale – obbligo di residenza, di presentarsi a un commissariato con una periodicità da stabilire, anche giornaliera, e un Daspo per certi avvenimenti o luoghi, su decisione amministrativa, non giudiziaria.

La nuova legge vuole portare da uno a due anni la possibilità delle Micas per le persone uscite dal carcere, dopo aver scontato una pena per terrorismo maggiore di 5 anni (di 3 in caso di recidiva). Si tratta di una forma di “polizia preventiva”, che prevede per di più, in caso di violazione degli obblighi, una condanna a 3 anni di carcere. Negli ultimi 3 anni, ci sono state circa 350 decisioni Micas, oggi una sessantina sono in vigore.

Ma per una parte politica, queste misure non sono ancora sufficienti. Destra e estrema destra chiedono più posti nelle prigioni: in Francia, ci sono 90 posti in carcere ogni 100mila abitanti (la media Ue è di 116), i posti sono in tutto 61mila ma con 65mila detenuti c’è sovraffollamento. La radicalizzazione islamista però trova molto spesso origine proprio in carcere. A nemmeno di tre settimane dalle elezioni regionali e dipartimentali, l’ultimo voto prima delle presidenziali del 2022 non è solo l’estrema destra del Rassemblement national a chiedere leggi più severe.

Nei Républicains c’è stato lo strappo del numero due, il giovane Guillaume Peltier, che ha proposto l’istituzione di una «Corte di sicurezza» speciale, uno strumento di prevenzione per i sospettati di islamismo radicale, da imprigionare senza possibilità di appello. Contro le obiezioni del Consiglio costituzionale propone un referendum popolare e l’uscita della Francia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. I Républicains sono spaccati di fronte a questa nuova tappa della ricomposizione politica in corso, con una parte della destra di governo che naviga verso l’estrema destra e l’altra che si avvicina a Macron.

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto



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