Scuola, almeno una dose di vaccino per il 94% dei lavoratori

Scuola, almeno una dose di vaccino per il 94% dei lavoratori

La conferma di una delle categorie più vaccinate del paese presa a bersaglio comunque dalla campagna di stigmatizzazione e colpevolizzazione. Ora sono 90 mila i non immunizzati su più di un milione. Arrivano segnalazioni su un “centinaio” di classi già in didattica a distanza. Rusconi (Anp): “Aumenteranno”. Lunedì torna la protesta in piazza del movimento “Priorità alla scuola” da Nord a Sud: “Il governo non ha proposto nessuna soluzione concreta alle carenze strutturali che affliggono la scuola da decenni”. Proteste a Bari per il piano trasporti e i doppi turni nei licei

Secondo il report settimanale del governo, pubblicato ieri, il personale scolastico e i docenti in attesa della prima dose di vaccino anti-covid, o della dose unica, erano 90.976 persone (5,89%) su un totale di oltre un milione. I vaccinati che hanno completato il ciclo: l’89,94%. Chi ha ricevuto la prima dose: il 93,95% del totale. Nell’ultima settimana, quella che ha preceduto la ripresa delle attività in presenza nella maggioranza delle regioni, c’è stato un aumento delle vaccinazioni dal 93,16% al 93,95% (prima dose) e dall’88,44% all’89,94% (ciclo completo).

La scuola si conferma il settore più vaccinato di un paese che ha già oltre 40 milioni di vaccinati completi. Questa evidenza è emersa già molte settimane prima dell’estate, e dunque prima dell’obbligo del «green pass», quando è stata presa a bersaglio dal governo e dall’orchestra mediatica che legittima la gestione neoliberale della pandemia puntando sulla stigmatizzazione e sulla colpevolizzazione degli individui (o di intere categorie) invece che sulla solidarietà, la partecipazione e il diritto sociale alla cura e alla salute. Il caos provocato dall’interruzione della somministrazione di Astrazeneca, inizialmente previsto per la scuola, è stato usato contro i lavoratori della scuola che hanno dovuto interrompere la vaccinazione che procedeva spedita.

Dopo i primi giorni di apertura in presenza segnalate un centinaio di classi in quarantena a Bolzano e in Lombardia, Emilia Romagna, Sardegna, Lazio. Ora sono in Dad. Per il ministro Bianchi sono «eccezioni». «Ritengo siano destinate ad aumentare», sostiene il presidente di Associazione nazionale dei presidi di Roma, Mario Rusconi. Si teme la mancanza di un sistema di tracciamento, le ristrettezze imposte dall’edilizia scolastica e dal sovraffollamento delle classi.

Lunedì prossimo 20 settembre tornerà a manifestare da Firenze a Milano, da Bari a Roma, da Trieste a Napoli il movimento Priorità alla Scuola composto da insegnanti, genitori, educatori e studenti. Criticato è il modo propagandistico usato anche da questo governo nell’affrontare i problemi strutturali della didattica, del lavoro, delle strutture e della vita degli studenti. La protesta si concentra sull’estensione reale del diritto all’istruzione, e sulla garanzia delle attività in presenza al 100%; il superamento delle “classi pollaio”, l’assegnazione di più spazi alla scuola, la stabilizzazione dei precari, il potenziamento del trasporto pubblico, un protocollo di sicurezza unitario e non discriminatorio e tamponi gratuiti per la comunità scolastica.

“Un’altra estate è trascorsa tra tentennamenti e tergiversazioni, affermando che tre mesi per sistemare i problemi della scuola sono pochi – sostengono gli attivisti – ma i mesi trascorsi da quando l’epidemia ha reso evidente la situazione sono almeno diciotto ormai, e un intero anno scolastico dopo quello dimezzato dal lockdown. Il governo ha puntato unicamente sulla campagna di vaccinazione di massa, per di più gestendola con maldestrezza, introducendo ulteriori fonti di tensione in una società già provata da 18 mesi di restrizioni”.

E’ già riapparso problema legato ai trasporti locali che impone doppi turni e entrate differenziate soprattutto nei licei al fine di evitare assembramenti sui mezzi. Ciò impone una serie di difficoltà organizzative alle scuole. In questi giorni è in corso una protesta soprattutto a Bari e in provincia. I sindacati e gli stessi presidi protestano contro il piano mobilità deciso dal prefetto. Ieri docenti, presidi, studenti e sindacati hanno manifestato davanti al palazzo della Prefettura del capoluogo. La prima campanella dell’anno in questa regione suonerà ufficialmente lunedì prossimo.

«Ci sono criticità specifiche ma non sistemiche, soprattutto nelle grandi città è stato fatto un passo avanti notevole rispetto all’anno scorso» ha detto il ministro alle Infrastrutture Enrico Giovannini. Ma dopo le minimizzazioni viene la realtà.

* Fonte: Mario Pierro, il manifesto



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