Conferenza nazionale sulle droghe: fuori le risposte, dentro il problema

Conferenza nazionale sulle droghe: fuori le risposte, dentro il problema

VI Conferenza nazionale sulle droghe. Da oggi si riunisce la Rete degli autoconvocati, per valutare l’impatto della legge vigente

 

Novembre 2021. Siamo di nuovo a Genova. Dopo il 2000, l’ultima conferenza governativa degna di questo nome, e dopo il 2014, quando a 5 anni dalla conferenza di Trieste di Serpelloni e Giovanardi, c’eravamo noi, a Palazzo Ducale, in una assemblea affollata, «Nel solco di Don Gallo». Qui abbiamo celebrato l’abrogazione della legge Fini Giovanardi, e rilanciato l’urgenza e la possibilità di uscire dalla «guerra alla droga». Poi siamo stati a Milano, nel 2015, «Cambiamo verso sulle droghe. Adesso!», e avremmo dovuto esserci di nuovo nel 2020, se il Covid non ci avesse fermati.

Che si tengano le conferenze governative è sempre stato un obiettivo di questa Rete – nel 2017 denunciammo il governo per inosservanza della legge 309 proprio su questo. Sappiamo che i giochi poi si fanno nei governi, nel Parlamento e nel Paese, ma pensiamo che un luogo pubblico dove valutare le politiche e promuoverne la riforma alla luce dei fatti, sia necessario. E proprio per questo abbiamo disertato le due non-conferenze dell’era Serpelloni-Giovanardi, quella di Palermo del 2005, costruita per il solo scopo di varare la legge che porta i loro nomi, e quella di Trieste, del 2009, pensata per glorificare l’abbraccio mortale tra criminalizzazione e patologizzazione.

E ora, la conferenza di Genova 2021. Al di sotto della sfida.

Quando la Ministra Dadone ha annunciato la Conferenza governativa, abbiamo accolto positivamente la decisione. Se davvero avesse rispettato la legge 309, secondo cui essa serve a comunicare al Parlamento «correzioni alla legislazione antidroga dettate dall’esperienza applicativa», allora sarebbe stata un luogo da cui ripartire per cambiare verso alla politica delle droghe in questo Paese.

Se. Non è stato e non è così. I temi, decisi per altro fuori da una reale partecipazione, ripropongono approcci, contenuti e linguaggi datati, e soprattutto non includono gli obiettivi cruciali di valutazione e riforma previsti dalla stessa 309. Le politiche sulle droghe non riguardano solo le cosiddette “dipendenze”, ma normano le vite di milioni di persone che usano droghe con stili diversi, sul cui capo pesano la legge penale e le sue ricadute. Di servizi si deve parlare, ma dentro una cornice che prima di tutto ridisegni obiettivi e dispositivi normativi e di governo del fenomeno nella sua complessità.

Abbiamo presentato una critica serrata e insieme rilanciato alla Ministra due diverse proposte: una prima per mutare la rotta della conferenza, puntando su valutazione delle politiche e ipotesi di riforma, nonché sulla Riduzione del danno (RdD) come approccio strategico. La seconda, a programma della conferenza già pubblicato, per inserire almeno due diverse sessioni, di nuovo sulla valutazione delle leggi e la prospettiva della decriminalizzazione e sul ridisegno degli interventi all’insegna della RdD. Inoltre, alcuni esponenti della Rete hanno partecipato ai tavoli di lavoro, con l’intento di mettere al centro nodi che altrimenti sarebbero passati sotto silenzio: tra questi, quello della radicale riforma della 309 e la RdD, che ne era rimasta fuori, in una brutta replica dell’ostracismo imposto da Serpelloni e Giovanardi nel 2009.

Le nostre richieste non sono state accolte, l’impianto della Conferenza è rimasto immutato; valuteremo le conclusioni della Ministra, ma è prevedibile il mancato appuntamento con una riforma ormai imprescindibile.

I temi di fondo proposti dalla Rete restano fuori dalla conferenza governativa. Per questo siamo di nuovo a Genova, il 26 novembre, con una conferenza della Rete, e nei due giorni successivi con altri appuntamenti: per mettere all’ordine del giorno la valutazione dell’impatto della legge 309 su tutti gli ambiti, penale, penitenziario, sociale, sanitario, dei processi sociali; per delinearne la radicale riforma verso la decriminalizzazione di tutte le condotte del consumo e la regolazione legale del mercato della cannabis. E, non ultimo, per ragionare della prospettiva di una regolazione sociale dei consumi, contro quella penale, fallimentare e devastante. Su questo, porremo alla Ministra, che interverrà al nostro incontro, le nostre domande.

Ciò che è certo, è che è tempo di parlare di una «politica di pace», di alternative efficaci, razionali, umanitarie. Degli insuccessi e dei drammatici esiti della «guerra alla droga» abbiamo evidenze ormai incontestabili.

Il documento di critica alla conferenza della Rete per la Riforma su fuoriluogo.it/conferenzadroghe

 

GLI APPUNTAMENTI: DA COHEN A DADONE

In occasione della conferenza governativa, la rete per la riforma lancia una serie di appuntamenti autoconvocati a cominciare da oggi, dalle 10 alle 19 a Palazzo San Giorgio. La prima sessione si occuperà delle proposte di riforma a livello italiano. Nella seconda, il percorso che porta dalla riduzione del danno verso una regolazione sociale del consumo di droghe, con la partecipazione di Peter Cohen, sociologo olandese punto di riferimento della moderna ricerca sull’uso di sostanze. Nella terza, le esperienze internazionali di depenalizzazione e regolazione legale della cannabis, con ospiti da Uruguay, Usa, Canada, Malta e Lussemburgo. Infine chiuderà l’evento un dialogo della Società Civile con la Ministra Fabiana Dadone. I posti sono esauriti, si potrà seguire l’evento su www.conferenzadroghe.it. Domani e domenica, presso la Sala del Circolo CAP (Via Albertazzi, 3r), mentre si seguiranno da remoto i lavori della Conferenza, vi saranno momenti di riflessione e discussione, oltre che presentazione di ricerche e libri.

* Fonte: il manifesto



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Nell’inserto Fuoriluogo de «il manifesto», l’11 marzo 1997, usciva un’intervista ad Andrea Gallo curata da Grazia Zuffa, alla vigilia della seconda conferenza governativa sulle droghe, che si sarebbe tenuta di lì a poco a Napoli. Nei mesi precedenti era venuto alla ribalta un movimento per portare a compimento il progetto riformatore iniziato col referendum del 1993, che aveva abolito la penalizzazione dell’uso personale di droga.

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