Pandemia. Arrivederci (forse) in autunno per i vaccini

Pandemia. Arrivederci (forse) in autunno per i vaccini

COVID. La campagna vaccinale è ferma e le dosi si avviano alla scadenza nei magazzini delle regioni. Ma dopo l’estate potrebbe ripartire la gara tra Paesi ricchi e poveri per accaparrarsi i nuovi preparati

 

Nessuno vuole più vaccinarsi contro il Covid-19 e le Regioni non sanno come smaltire le scorte in magazzino. Eppure, nel prossimo autunno le dosi potrebbero non bastare per tutti e rischiamo di assistere a una nuova «corsa alla dose» simile a quella dei primi mesi del 2021. La paradossale situazione nasce dal rallentamento della campagna vaccinale e dall’evoluzione del virus, oltre che dalla difficoltà di approvare nuovi vaccini.

CHE CI SIA UN PROBLEMA di eccesso di scorte lo ha detto a Repubblica l’assessore alla sanità dell’Emilia-Romagna Raffaele Donini ammettendo che 133 mila dosi sul milione e mezzo stipate nei frigoriferi emiliani scadranno tra giugno e agosto. «Queste scorte dovranno essere collocate in qualche modo nella migliore condizione prima che scadano. Siano impegnate nelle regioni che hanno numeri inferiori o in Paesi in cui la vaccinazione non è al livello dell’Italia» ha proposto Donini. Ma donare dosi di prossima scadenza non è così facile. Richiede, ad esempio, che il paese ricevente abbia un’organizzazione adatta a somministrarle rapidamente. E molti paesi a basso reddito ne sono privi.

Le scorte si sono accumulate perché la somministrazione della terza e della quarta dose, nonché del vaccino pediatrico, non sta procedendo come previsto. «Ha iniziato il ciclo vaccinale primario l’85,7% della popolazione totale, lo ha concluso l’84,2%, ha ricevuto una dose di richiamo il 67% e i guariti sono il 4,8%» si legge nell’aggiornamento quotidiano del data analyst Lorenzo Ruffino, da cui si evince che ogni dose in più raggiunge una platea più ridotta. Solo l’11% della popolazione anziana e fragile ha ricevuto la quarta dose. Tra i bambini di 5-11 anni di età, le vaccinazioni si sono fermate a un terzo della platea (ma un quarto è immunizzato dalla guarigione).

Sebbene l’attuale trend dei decessi corrisponda a ben 40 mila morti di Covid-19 l’anno, la parallela diminuzione dei ricoveri sta facendo scemare l’allarme, coperto sul piano mediatico anche dalla crisi ucraina.

Il governo tenta di rimediare facendo pressione sulle regioni. Quelle più indietro sono al Sud. Una circolare del 17 maggio dell’«Unità per il completamento della campagna vaccinale», la struttura che ha preso il posto del team del commissario Figliuolo dopo la fine dell’emergenza, le ha invitate a «rafforzare con immediatezza le campagne di informazione pubblica», a «coinvolgere direttamente e senza indugi i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta» e a «rafforzare da subito il sistema della “chiamata attiva” dei singoli cittadini», cioè a contattare telefonicamente gli interessati per fissare gli appuntamenti per le vaccinazioni.

MA FORSE NON È una questione di sola comunicazione. Il problema dello scarso appeal dei vaccini riguarda tutta l’Europa. Tanto è vero che la stessa Commissione europea ha chiesto a Pfizer e Moderna di rinviare di tre mesi le prossime forniture. «Le dosi attese per i mesi estivi saranno consegnate nell’autunno e nell’inverno del 2022, quando gli Stati membri avranno bisogno di nuove scorte di vaccino per garantire le campagne nazionali e per rispettare gli impegni umanitari internazionali», ha scritto in una nota la Commissaria alla salute Stella Kyriakides. La Commissione europea ha anche rescisso il contratto con la francese Valneva per il suo vaccino a virus inattivato.

LA PREVISIONE di una nuova campagna di vaccinazione di massa dopo l’estate si basa su due ipotesi ancora incerte. La prima è che in autunno il numero dei casi positivi tornerà a salire, come è avvenuto ogni anno. La seconda è il prossimo arrivo di nuove versioni dei vaccini adattate alle varianti Omicron, nella speranza che non ne emerga una radicalmente diversa nel frattempo.

Ma realizzare un vaccino aggiornato al nuovo ceppo, sperimentarlo nei test clinici e completare le procedure di autorizzazione si sta rivelando più complicato del previsto. Alla fine del 2021 l’amministratore delegato della Pfizer Albert Bourla aveva parlato di un’attesa di cento giorni per un nuovo vaccino. Moderna aveva programmato l’arrivo dei primi dati sull’efficacia per il mese di aprile. Dal canto suo, la Commissione aveva preannunciato le prime consegne dei nuovi vaccini per giugno. Quegli annunci si sono rivelati ottimistici e ora i tempi si allungano. Le aziende, normalmente prodighe di annunci, finora non hanno comunicato nemmeno i dati preliminari sull’efficacia. A questo punto a Bruxelles si spera che i nuovi vaccini siano disponibili almeno per l’autunno.

SE PERÒ LE CONSEGNE dovessero sovrapporsi a un’eventuale ondata, l’attuale sovrabbondanza di dosi verrebbe ribaltata e i vaccini disponibili sul mercato non basterebbero per tutti. Lo scenario è esplorato da un rapporto della società di consulenza Airfinity, specializzata nell’analisi del mercato farmaceutico globale. «Le nostre previsioni – si legge nel report – stimano che Pfizer/BioNTech possa produrre circa 400 milioni di vaccini specifici per Omicron nel 2022. Moderna potrebbe produrne 113 milioni di dosi». Dalle aziende, però, 24 paesi più l’Unione Europea si attendono la consegna di 1,6 miliardi di dosi per il 2022. «I contratti stipulati da molti Paesi con queste aziende prevedono l’accesso a vaccini di seconda generazione. Ma non ce ne sarà abbastanza per tutti» conclude Airfinity. Il gap previsto è pari a oltre un miliardo di dosi e secondo la previsione potrebbe scatenare una nuova corsa a chi offre di più per un vaccino.

* Fonte/autore: Andrea Capocci, il manifesto

 

 

Image by Gerd Altmann from Pixabay



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