Guerra all’ambiente. Germania, dopo il carbone si affacciano atomo e fracking

Guerra all’ambiente. Germania, dopo il carbone si affacciano atomo e fracking

CRISI UCRAINA. Dopo il riavvio della centrale di Mulheim ormai vale tutto

 

Nucleare e fracking. Dopo il ritorno al carbone in Germania vale tutto, almeno sotto il profilo delle dichiarazioni. Mentre a Berlino il cancelliere Olaf Scholz non esclude di prolungare la vita delle centrali atomiche destinate alla chiusura a fine dicembre, a Monaco il governatore leader della Csu propone di fratturare le rocce alla ricerca di gas naturale: quelle della Bassa Sassonia, mica della Baviera

Così gira la politica tedesca al tempo della crisi energetica, veloce come turbina di “Siemens-Energy” ispezionata ieri da Scholz per provare che il taglio del gas di Mosca non è tecnico ma politico. Esattamente come l’ambasciata che nelle stesse ore Gerhard Schröder ha consegnato a Berlino. L’ex cancelliere e segretario della Spd, attualmente manager sul libro paga di Gazprom, ha riferito un messaggio del Cremlino: «C’è una buona notizia: Putin vuole trattare» rivela Schröder al settimanale Stern, di ritorno da Mosca come al solito ufficialmente a insaputa di Scholz.

Impegnato ieri a farsi immortalare accanto al pezzo di ricambio più controverso del mondo, un vero e proprio caso diplomatico ruotato fra il Canada dove è stata riparato, la Finlandia che ha fatto da sponda alla spedizione, e la sede di “Siemens Energy” a Mülheim an der Ruhr dove si trova in attesa della consegna a Gazprom. «La turbina funziona perfettamente. Le scuse di Mosca per la riduzione del flusso di gas erano infondate», sottolinea Scholz . I russi replicano che manca ancora la documentazione tecnica fondamentale per terminare i lavori e «Siemens dimostra di non avere fretta», dice il portavoce del Cremlino. «Può essere consegnata in qualsiasi momento, basta che lo si voglia davvero» è l’ultima parola di Scholz.

Prima della dichiarazione che, a proposito di turbine, rimette in gioco quelle nucleari. «Il prolungamento delle attività degli impianti atomici potrebbe avere senso» è il condizionale potenzialmente esplosivo dentro la coalizione Semaforo. Dopo il gas etichettato come fonte di transizione e il carbone da ri-bruciare in nome dell’emergenza-energia, il ministro Robert Habeck dovrebbe ingoiare anche quello che per i Verdi è il tabù dei tabù.
Peggio, solo il fracking alimentato da Markus Söder, premier della Baviera. «Ieri nessuno lo voleva ma oggi ha senso verificare i nuovi metodi compatibili con l’ambiente. Soprattutto in Bassa Sassonia dove gli esperti ritengono che ci siano grandi giacimenti di gas naturale». Piano pessimo, taglia corto da Hannover il governatore Spd della Bassa Sassonia, Stephan Weil, ribadendo il Nein al fracking che «non contribuisce al deficit energetico e richiede anni per i risultati. Allora la crisi sarà superata».

Per ora, invece, peggiora e non poco. Ieri il portale di comparazione Verivox ha certificato la triplicazione del costo annuale del gas per i tedeschi. Mentre il governo Scholz aveva assicurato di «non prevedere nuovi sviluppi» sul mercato dell’energia.

* Fonte/autore: Sebastiano Canetta, il manifesto



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