Tre anni dopo riesplode la stessa fabbrica: ancora tre morti

Tre anni dopo riesplode la stessa fabbrica: ancora tre morti

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Succede in provincia di Chieti. I sindacati chiedono un piano straordinario per la sicurezza

 

SONO DA POCO passate le 12 quando all’interno della fabbrica Esplodenti Sabino, in contrada Termine a Casalbordino (Chieti), c’è un’esplosione. L’incidente – rende noto l’azienda – «si è purtroppo verificato durante la normale fase di lavorazione di munizionamento, eseguito per conto dell’Agenzia industrie difesa, nonostante l’adozione delle cautele e applicazioni più severe previste dalla normativa sulla prevenzione degli infortuni». Un boato, che sentono a chilometri di distanza, ed è strage.

A TERRA, martoriati, restano in tre. Di nuovo, tre morti. Le vittime sono Gianluca de Santis, 40enne, di Palata (Cb) che lascia moglie e due bimbi; Fernando Di Nella, 50 anni di Lanciano (Ch), e Giulio Romano, 56 anni, residente a Casalbordino. Non ci sono feriti, a parte qualche operaio che viene colto da malore, e da attacchi di ansia, dopo lo scoppio e dopo la conta delle vittime. Che – viene ancora puntualizzato dalla ditta – erano «esperti formati e informati dei rischi connessi allo svolgimento delle loro mansioni». Sul posto polizia, carabinieri, vigili urbani, gli artificieri e i vigili del fuoco, ai quali, dopo una riunione d’urgenza on line con la prefettura di Chieti, viene affidato il coordinamento delle operazioni di bonifica e di messa in sicurezza dei luoghi. Non si riesce bene a comprendere l’accaduto. «Siamo sconvolti, questo ci strazia il cuore – afferma il vice sindaco di Casalbordino, Carla Zinni – La deflagrazione, di cui non sappiamo l’origine, è avvenuta in un’area interna ed è per questo scattato il Piano di emergenza. Ora tutta la zona è sotto stretto controllo».

LA PROCURA di Vasto (Ch) apre un’inchiesta. Coincidenza incredibile, oggi, proprio in tribunale a Vasto, davanti al giudice compariranno i 10 imputati, della società Sabino Esplodenti, che debbono rispondere dei morti del 2020, di quella che fu ribattezzata la tragedia di Natale. Era il 21 dicembre quando, nello stesso stabilimento, uno scoppio causò il decesso di tre operai. Omicidio colposo plurimo e disastro e danno colposo furono i reati ipotizzati. Allora persero la vita Carlo Spinelli, 54 anni di Casalbordino (Ch); Paolo Pepe, 45 anni di Pollutri (Ch), e Nicola Colameo, 46 anni, di Guilmi (Ch). Stavano smaltendo diversi materiali, in particolare una miscela incendiaria, polvere pirica, polvere nera, razzi di segnalazione, legna impregnata di Tnt, simulatori di colpo tipo kanonslag. Poi la fine, improvvisa.

NEL 1992 era invece morto il 48enne Bruno Molisani, ucciso dall’innesco di una spoletta. Nel 2009 in due rimasero feriti gravemente in un’altra esplosione, in una realtà che, dal 1972, si occupa di «demilitarizzazione, recupero, trasporto, smaltimento e distruzione di esplosivi, consulenza per le bonifiche di terreni da ordigni bellici». Una settantina i dipendenti. Piange e non riesce a nascondere la commozione, Filippo Marinucci, sindaco di Casalbordino. «Sembra un nastro mandato indietro. Dolore, lutti… Dobbiamo stare vicino alle famiglie». Sbotta l’Usb con Romeo Pasquarelli: «Sembra un film horror già visto. Nel 2020 si era detto mai più, invece ci risiamo. Non dimentichiamo che un altro lavoratore di un’azienda dello stesso settore, nel Teramano, è morto a febbraio».

IN ABRUZZO, dall’inizio dell’anno, ci sono stati 23 vittime del lavoro; agosto mese nero. «È necessario potenziare gli organici degli enti di controllo delle Asl e attuare una loro riforma profonda per non lasciare scampo a chi non rispetta le regole – rimarca l’Usb – Alle aziende che violano le leggi va sospesa l’attività e occorre prevedere accertamenti stringenti periodici: meglio lavoratori cassintegrati che defunti». Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pier Paolo Bombardieri, segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, scrivono a Sergio Mattarella: «Le continue morti, l’incremento degli infortuni e di malattie professionali non sono numeri: ci consegnano la dura realtà di un Paese che non riesce a fare fino in fondo i conti con la prevenzione, con la garanzia della salute e della sicurezza – dicono – È il momento di un’azione straordinaria corale per raggiungere l’obiettivo di zero morti sul lavoro».

* Fonte/autore: Serena Giannico, il manifesto



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