Lettera alla Commissione europea: «Trasferire i migranti in paesi terzi»

Lettera alla Commissione europea: «Trasferire i migranti in paesi terzi»

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Quindici capitali chiedono misure più severe: «Occorre facilitare i rimpatri»

 

L’accordo Italia-Albania (ma anche il modello Ruanda), ovvero l’idea dell’esternalizzazione delle frontiere, fa proseliti tra i paesi Ue. Una parte di loro chiede il rafforzamento dei rimpatri dei migranti irregolari anche attraverso la cooperazione con i cosiddetti paesi terzi per creare hub «dove rimpatriati potrebbero essere trasferiti in attesa di un loro allontanamento definitivo».
È quanto si legge nella lettera firmata dai ministri degli Interni che quindici governi Ue a partire dall’Italia hanno inviato alla Commissione europea attraverso la responsabile agli Affari interni, Ylva Johansson. Tra questi ci sono diversi paesi dell’est (Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia, Romania), i baltici (Estonia, Lituania e Lettonia), alcuni nordici o scandinavi (Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia) e mediterranei (Grecia, Malta e Cipro). Assenti dall’iniziativa, sono i big (in termini di popolazione, peso economico e politico) Spagna, Francia e Germania, oltre che alcuni stati da sempre molto duri nei confronti dei migranti, primo fra tutti l’Ungheria.

«Incoraggiamo la creazione di accordi globali, reciprocamente vantaggiosi e partenariati duraturi con i principali paesi partner lungo le rotte migratorie», si legge nella lettera, che chiede poi alla Commissione Ue di considerare «la possibilità di trasferire i richiedenti asilo per i quali è disponibile un’alternativa sicura in un paese terzo verso tali paesi». Questo implica una nuova definizione del «concetto di pesi terzi sicuri nel diritto Ue in materia di asilo». Non tarda la risposta di Palazzo Berlaymont, che con il capo portavoce Eric Mamer prende tempo: «Lettera ricevuta. È un testo complesso e dobbiamo studiarlo», precisando comunque che gli sforzi di Bruxelles sono concentrati sull’attuazione del Patto migrazione e asilo, che solo martedì ha ricevuto la bollinatura finale dal Consiglio Ue. Esulta Palazzo Chigi, per il quale l’iniziativa «si inserisce nel cambio di passo impresso dal governo italiano al dibattito migratorio a livello Ue».

Un altro aspetto su cui intervenire, sottolineato nella missiva dei quindici, riguarda la cosiddetta «strumentalizzazione dell’immigrazione», inclusa la revisione della politica dei visti, dato che «molte domande di asilo nell’Ue sono presentate da persone provenienti da Paesi esenti da visto o da persone con un visto Schengen». Caso che sta particolarmente a cuore a paesi posizionati lungo il confine con la Bielorussia e con la Russia, come Polonia e Finlandia. Solo pochi giorni fa, il premier polacco Donald Tusk ha annunciato piani per potenziare le difese alla frontiera con la Bielorussia, estesa per più di 400 chilometri, al fine di contrastare la pressione migratoria proveniente da Minsk. Il governo precedente, di segno politico opposto a quello del liberale Tusk, aveva già costruito una recinzione alta oltre 5 metri per quasi la metà del confine orientale.
Da diversi mesi la Finlandia denuncia come la Russia stia «ammassando» migranti alla frontiera, lunga in questo caso quasi 1500 chilometri, con lo scopo di «dividere l’Europa». Da quasi un anno, a Helsinki il premier liberalconservatore Petteri Orpo governa in alleanza con l’estrema destra dei Veri finlandesi. Un’affinità elettiva con Roma, con la quale ha firmato un mese fa un documento programmatico sull’esternalizzazione per il controllo dell’immigrazione che sembra tanto l’anticipazione della lettera dei quindici.

E a proposito di destra modello Italia, dall’Aja i partiti della coalizione di governo appena formata con l’ingresso del sovranista islamofobo Geert Wilders, promettono di deportare, anche con la forza, i migranti senza un permesso di soggiorno valido. E chiedono deroghe a quel Patto Ue su migrazione e asilo, troppo poco duro dal loro punto di vista, che le ong giudicano disastroso per i diritti dei migranti.

* Fonte/autore: Andrea Valdambrini, il manifesto



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