Centri per migranti in Albania, con la nave i costi salgono a un miliardo

Centri per migranti in Albania, con la nave i costi salgono a un miliardo

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Il Viminale cerca un mezzo in affitto. Domani Meloni a Tirana, spot pre-elettorale ma solo a metà

 

Fino a tredici milioni e mezzo ogni tre mesi. Tanto l’Italia è pronta a spendere per il noleggio di una nave destinata a trasportare i migranti in Albania. Era uno degli ultimi tasselli mancanti per un quadro economico esaustivo del protocollo con Tirana: un miliardo di euro in totale.

Mentre i documenti per la ricerca dell’ente gestore dei tre centri (hotspot, trattenimento, Cpr) sono stati pubblicati sul sito della prefettura di Roma, quelli relativi alle «Consultazioni preliminari di mercato» per la nave sono apparsi sulla pagina della polizia di stato, tra 28 e 30 maggio. Se n’è accorta ieri l’Ansa.

Il contratto iniziale riguarderà il trimestre 15 settembre-15 dicembre 2024. Ulteriore conferma che il progetto, inizialmente previsto dal 20 maggio, è rimandato almeno all’autunno.

Le caratteristiche del mezzo sembrano indicare che si tratterà dell’unico utilizzato per i trasferimenti. Infatti la richiesta è di almeno 300 posti, due terzi per i migranti e gli altri per gli operatori, e una frequenza fino a quattro viaggi al mese. Bastano e avanzano per la capienza d’avvio del centro di trattenimento: massimo 880 posti.

Resta però da chiarire come una nave privata a noleggio rispetti il dettato dell’articolo 4 comma 4 del protocollo: «L’ingresso dei migranti in acque territoriali albanesi e nel territorio della Repubblica di Albania avviene esclusivamente con i mezzi delle competenti autorità italiane».

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Secondo le previsioni del Viminale ognuna delle operazioni richieste alla nave durerà cinque/sei giorni in totale. Il viaggio di andata 50 ore. Il punto di partenza, e dunque di imbarco dei naufraghi, è indicato 15/20 miglia a sud o sud-ovest di Lampedusa. La rotta libica ma soprattutto quella tunisina, dove il governo spera di intercettare i migranti provenienti dai «paesi sicuri». Tunisia in testa.

Per raggiungere l’Italia, però, i cittadini del paese governato da Saied hanno anche altre possibilità. Come le isole Egadi o Pantelleria: finora sono state direttrici residuali ma non si può escludere che il rischio di finire in Albania cambi le carte in tavola. Non sarebbe la prima volta che un dispositivo securitario invece di fermare i flussi li sposta.

Altri requisiti richiesti alla nave sono: 50 cabine; locali per screening, isolamento sanitario e funzioni di polizia; pescaggio, la parte sommersa dello scafo, inferiore a cinque metri per evitare problemi all’ingresso nel porto di Shengjin. Sono previste variazioni di spesa in base al minore o maggiore utilizzo dell’imbarcazione «stante l’imprevedibilità» dei flussi. Le cifre esatte, comunque, si conosceranno solo con le offerte presentate dai privati. La tipologia di gara resta da stabilire, per l’ente gestore è stata una procedura negoziata.

Così Medihospes si è aggiudicata 133 milioni in quattro anni per operare nei centri. Le altre spese inserite nella legge di ratifica ammontano a 645 milioni. Se la nave costasse 4,5 milioni al mese in cinque anni farebbe 216. In totale si arriva al miliardo. Ma c’è da scommettere che, ammesso il progetto vada davvero in porto, quella somma lieviterà strada facendo. Finora è successo a ogni passaggio. Con buona pace delle dichiarazioni politiche, come quella del ministro degli Esteri Antonio Tajani (Fi) del 5 dicembre scorso: «Costi inferiori a 200 milioni, molti di meno di quelli sequestrati dalla guardia di finanza per la cattiva gestione del Superbonus».

Intanto domani la premier Giorgia Meloni volerà a Tirana per incontrare l’amico Edi Rama. Palazzo Chigi fa sapere che visiteranno insieme le aree previste dal protocollo. Uno spot in vista delle europee, pur senza l’ambita foto opportunity con i migranti chiusi nei centri a cui la premier lavorava dalla scorsa estate.

* Fonte/autore: Giansandro Merli, il manifesto



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