Fiscal Compact, la rivelazione di Ignazio Visco

Loading

«A dif­fe­renza di quanto soste­nuto da alcuni com­men­ta­tori, per ridurre l’alto debito pub­blico dell’Italia non sareb­bero neces­sa­rie mano­vre cor­ret­tive da 40–50 miliardi di euro all’anno, non sarebbe richie­sto man­te­nere un orien­ta­mento per­ma­nen­te­mente restrit­tivo alla poli­tica del bilan­cio». Lo ha detto ieri il gover­na­tore della Banca d’Italia Igna­zio Visco durante una lec­tio magi­stra­lis all’Almo Col­le­gio Bor­ro­meo di Pavia. Sia pure con una for­mula ipo­te­tica adot­tata per negare lo tsu­nami che si abbat­terà dal 2016 sulle finanze pub­bli­che ita­liane, è la prima volta che un alto espo­nente del ceto diri­gente cita il peri­colo incom­bente su uno dei paesi più inde­bi­tati d’Europa con il 132,6% sul Pil. Per evi­tare que­sto rischio, ha detto Visco, biso­gna pun­tare sulla cre­scita vicina al 3% e sugli inve­sti­menti, «al tempo stesso fat­tore di offerta e com­po­nente fon­da­men­tale della domanda». «La poli­tica mone­ta­ria non può da sola garan­tire la sta­bi­lità finan­zia­ria dell’eurozona — ha pun­tua­liz­zato Visco — se prima non saranno risolti i pro­blemi all’origine della crisi dei debiti sovrani».

La regola sul debito è uno dei più insi­diosi impe­ra­tivi det­tati dal «Patto di bilan­cio euro­peo», il trat­tato del «Fiscal Com­pact» rati­fi­cato da 24 dei 25 paesi dell’Unione Euro­pea e appro­vato in una set­ti­mana (tra il 12 e il 19 luglio 2012) dal Senato e poi dalla Camera in Ita­lia. Per rispet­tare que­sta regola il governo Renzi dovrà infatti appron­tare una prima mano­vra finan­zia­ria per tagliare il debito pub­blico di 40–50 miliardi a par­tire da gen­naio 2016.

Secondo gli arti­coli 3 e 4 del trat­tato, infatti, il nostro paese dovrà pro­se­guire con i tagli per i pros­simi vent’anni, fino al 2036, poi­ché ha accet­tato l’obbligo di ripor­tare il debito pub­blico al 60% del Pil, ridu­cen­dolo al ritmo di un ven­te­simo all’anno (il 5%, pari a 40–50 miliardi di euro, appunto). Un’operazione di «aggiu­sta­mento strut­tu­rale» di tali pro­por­zioni e con­se­guenze sulla spesa sociale e sulla con­vi­venza civile che ren­derà un pal­lido ricordo le dif­fi­coltà attuali.

«La regola sul debito pub­blico che sarà appli­cata all’Italia per la prima volta nel 2016 — ha con­ti­nuato Visco — richiede una ridu­zione media annua del suo rap­porto rispetto al Pil pari a circa un ven­te­simo della parte che eccede il limite del 60 per cento». Per rispet­tarla, «non è neces­sa­rio ridurre il valore nomi­nale del debito. In con­di­zioni di cre­scita “nor­male”, vicina al 3 per cento nomi­nale, sarebbe infatti suf­fi­ciente man­te­nere il pareg­gio strut­tu­rale del bilancio».

Nell’imminenza delle ele­zioni euro­pee di mag­gio, quando si pre­vede l’avanzata delle destre neo-sovraniste e dei popu­li­smi «anti-euro» il mes­sag­gio di Visco si fa ancora più chiaro quando annun­cia la pos­si­bi­lità di «alcuni mar­gini di fles­si­bi­lità sulla regola del debito». «Le regole con­cor­date in sede euro­pea sono il mezzo, non il fine». Ma per farlo, biso­gna garan­tire la «soste­ni­bi­lità del debito pub­blico, con­ti­nuando comun­que a tagliarlo per­ché «non lo si può fare cre­scere inde­fi­ni­ti­va­mente. Lo si può fare se si fanno inve­sti­menti e ci sono ritorni».

«Il punto — ha detto Visco — è che noi lo abbiamo fatto cre­scere per molti anni in assenza di inve­sti­menti». Per il ban­chiere cen­trale biso­gna garan­tire il pieno accesso al mer­cato, fon­da­men­tali «in un momento in cui i rischi di crisi restano, le ten­sioni sui mer­cati si pos­sono riac­cen­dere, men­tre «emer­gono rin­no­vati segnali di inte­resse per i mer­cati ita­liani, incluso quello per i titoli di Stato». In cam­bio, l’Italia potrebbe otte­nere una «fles­si­bi­lità» sul Fiscal Com­pact, così almeno fa inten­dere Visco.

Ieri, da Parigi, in suo soste­gno è inter­ve­nuto anche il gover­na­tore della Bce Mario Dra­ghi, che ha insi­stito sulla neces­sità di pro­se­guire con le «riforme strut­tu­rali», una poli­tica fiscale che assi­curi i conti, ma anche lo svi­luppo attra­verso gli inve­sti­menti. Una piena con­so­nanza sul ruolo da dare ad una poli­tica fiscale «meno con­cen­trata sull’aumento delle tasse — ha detto Dra­ghi — e più sulle prio­rità di spesa».
È la strada per ammor­bi­dire l’austerità sulla quale insi­stono da tempo i ban­chieri cen­trali, e non solo. Potrebbe fun­zio­nare se tut­ta­via la cre­scita fosse ben più alta di quella men­zio­nata da Visco.

Una bozza del «World eco­no­mic outlook» del Fondo Mone­ta­rio Inter­na­zio­nale dif­fuso nelle ultime ore ha con­fer­mato che la cre­scita del Pil ita­liano sarà dello 0,6% nel 2014. Nel 2015 l’economia dovrebbe avan­zare dell’1,1%, ben al di sotto del 3% che per­met­te­rebbe di non pro­ce­dere al taglio del debito, in pre­senza di un pareg­gio strut­tu­rale del bilan­cio. Una pre­vi­sione che non lascia tran­quilli, nem­meno il gover­na­tore Visco.


Tags assigned to this article:
austeritàausterityFiscal compactVisco

Related Articles

Aung San Suu Kyi e la “prima volta” della democrazia

Loading

Birmania. Il nuovo parlamento riunito nella capitale fantasma, tra militari ed ex prigionieri politici

Dalla Polizia alla Gdf ecco le nomine E Carrai è confermato alla Cybersicurezza

Loading

L’uomo indicato da Renzi avrà una struttura alla presidenza del Consiglio. Gabrielli in pole per la Ps

Migranti, così si ferma ?l’esodo dall’Africa

Loading

Bastano pochi euro per creare lavoro in Africa e rallentare il flusso. Perché a nessuno piace emigrare. Ma i rari progetti italiani vengono chiusi dall’Europa. Mentre Parigi e Londra sfruttano le risorse dei Paesi che erano loro colonie. Però respingono i profughi

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment