Panetta, quel calabrese «duro» che ha ripulito e rilanciato la Cia

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La bandiera a stelle e strisce sta adagiata in una bacheca, ridotta a uno straccio dalla furia che ha colpito le Torri Gemelle. Vicino, la foto della costa tumultuosa di Monterey, dove Leon Panetta è nato il 28 giugno di 72 anni fa. La California come seconda scelta dei genitori immigrati dalla Calabria e fuggiti dal freddo del Wyoming, ci avevano passato il primo inverno americano. L’ufficio al settimo piano, quartier generale della Cia a Langley, come seconda scelta di questo politico che ha passato quasi quarant’anni a Washington e avrebbe preferito godersi la fattoria ereditata dal padre. Con la morte di Osama Bin Laden, Panetta ha risposto da sé alla domanda «sei sicuro?» che aveva fatto a John Podesta, alla guida del team di transizione per Barack Obama, quando gli aveva offerto di diventare capo dell’Agenzia. Al presidente era stato raccomandato da Rahm Emanuel che a sua volta era stato indicato come capo dello staff proprio da Panetta. «Leon ha un’ottima capacità  di giudizio ed è un grande gestore. Non gli manca il carattere tosto, fondamentale per questo lavoro— lo aveva elogiato Emanuel—. Ed è rispettato da tutt’e due i partiti» . Debuttante tra i repubblicani, Panetta è diventato democratico nel 1971, dopo aver rotto con Richard Nixon sui diritti civili. La prima scissione per questioni etiche. È stato educato in una scuola cattolica, va a messa la domenica e— dicono gli amici — è pronto a seguire i suoi principi «fino all’intransigenza» . Monica Lewinsky era stagista nel suo ufficio, quando guidava lo staff di Bill Clinton, e non ha mai perdonato al presidente lo scandalo sessuale. Come non ha perdonato a George W. Bush «la perdita di autorità  morale del Paese» : «Gli americani sono stati trasformati da paladini della dignità  umana in un popolo di torturatori da salotto — ha scritto nel 2008 in un commento pubblicato dal Washington Monthly —. Crediamo sì o no nello Stato di diritto e nel divieto di trattamenti e punizioni crudeli? Non ci sono vie di mezzo» . — ha cercato di cacciare dalla Cia tutti gli agenti che potessero essere implicati negli abusi e ha licenziato i contractor privati che conducevano gli interrogatori, compresi i due psicologi militari che avrebbero studiato le tecniche più brutali. Su mandato del presidente, ha privilegiato le operazioni antiterrorismo via joystick, gli attacchi con i droni telecomandati. Anche se è una struttura civile, l’Agenzia ha gestito molto più dell’aviazione la strategia delle eliminazioni con i missili sparati dai Predator. L’arma prediletta da Obama è finita l’anno scorso in una battuta presidenziale (che qualcuno ha trovato di cattivo gusto) alla cena con i corrispondenti della Casa Bianca. «I Jonas Brothers sono qui in giro. Le mie figlie, Sasha e Malia, li adorano. Ragazzi, non fatevi venire strane idee. Due parole per voi: droni predatori. Non ve ne accorgereste nemmeno…» . Nel ristorante di famiglia, Panetta lavava i piatti e i bicchieri («non era questione di lavoro minorile, ma di necessità » ). Nel podere, aiutava i grandi a raccogliere le noci dagli alberi. «Papà  e lo zio colpivano i rami con i bastoni, io e mio fratello dovevamo prendere i frutti che cadevano, cercando di non essere centrati in testa dai gusci. Quando sono stato eletto al Congresso, mio padre mi ha detto: “Non c’è problema, sei addestrato per andare a Washington, hai evitato colpi tutta la vita”(la battuta in inglese gioca anche con nut, noce, che in slang può significare folle, ndr)» . Da quest’estate, Panetta dovrà  evitare i colpi che arriveranno dalle forze armate. Obama lo ha nominato capo del Pentagono, con l’incarico di tagliare il budget, meno 400 miliardi di dollari entro il 2023. In dieci anni la lunga guerra cominciata dopo l’ 11 Settembre ha più che raddoppiato la spesa militare: da 316 a 700 miliardi l’anno. I droni funzionano anche per i conti, ogni apparecchio costa 4 milioni e mezzo di dollari contro i 143 di un jet da combattimento.


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