Pubblico impiego, più tagli «Riduzioni oltre il tetto del 20%»

Il tempo a disposizione è così breve e gli adempimenti da fare così tanti e delicati che la stessa direttiva si conclude con una sorta di appello: «Data la complessità  della procedura e i tempi stretti di applicazione, si confida nella fattiva collaborazione di tutte le amministrazioni per la corretta e tempestiva predisposizione degli atti di competenza». Destinatarie delle riduzioni di organico sono tutte le amministrazioni dello Stato, dai ministeri agli enti pubblici.
I tagli, sottolinea però la direttiva, ed è questo uno dei suoi principali contenuti, non dovranno essere lineari, ma «selettivi», perché verrà  applicato il principio della compensazione, cioè un’amministrazione potrà  tagliare anche meno dei livelli indicati dalla legge (20% e 10%) purché ciò venga recuperato con un taglio maggiore in un’altra amministrazione. Le compensazioni potranno essere interne a una stessa amministrazione o «trasversali». Si tratta infatti, si legge nella direttiva «di operare una riorganizzazione che non sia di meri tagli di posti, quindi solo quantitativa, ma che sia pensata, in termini qualitativi e qualificanti, come riassetto ed alleggerimento delle strutture». Il tutto avverrà  con la consultazione con i sindacati, ma con una decisione finale che spetterà  allo stesso ministero della Pubblica amministrazione perché è «chiara la scelta del legislatore di centralizzare la decisione», scrive Patroni Griffi. Il quale prenderà  i provvedimenti di «riduzione degli assetti organizzativi» entro il 31 ottobre. Per questo la direttiva dispone che enti pubblici e agenzie forniscano al ministero le proprie proposte di taglio già  entro venerdì 28 settembre, cioè tra due giorni, mentre le altre amministrazioni dello Stato hanno tempo fino al 4 ottobre.
L’altra specifica importante della direttiva riguarda i dirigenti, dove si dice che la percentuale di riduzione del 20% indicata dalla legge rappresenta «il valore minimo». «Sarebbe apprezzabile l’eventuale sforzo da parte delle amministrazioni di operare (…) riduzioni maggiori che siano il risultato di un effettivo ridisegno dell’organizzazione operato in relazione ad un fabbisogno essenziale». Il ministro auspica insomma un taglio dei dirigenti superiore al 20%. Decisiva per il calcolo dei tagli sarà  l’individuazione della «base di computo» risultante dopo le riduzioni di organico già  disposte con la manovra di Ferragosto del 2011. Dai tagli sono escluse, chiarisce la direttiva, la scuola, l’Università  e gli istituti di alta formazione, che seguono specifiche normative. Altre eccezioni riguardano il comparto sicurezza, vigili del fuoco, magistratura, ministero degli Interni e degli Esteri (diplomatici). Fuori anche ministero dell’Economia e presidenza del Consiglio che avevano deciso per primi di dare l’esempio disponendo tagli al loro personale.
Per le amministrazioni che non metteranno il ministero in grado di disporre i provvedimenti di riorganizzazione entro il 31 ottobre, ricorda Patroni Griffi, scatterà  la sanzione prevista dalla legge che consiste nel «divieto di assumere, a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto». Una volta individuati i tagli, entro il 31 dicembre dovranno essere quantificati gli esuberi non riassorbibili entro due anni, al netto dei dipendenti che potranno andare in pensione. Gli esuberi verranno collocati in mobilità , entro il 31 marzo 2013, dove potranno restare al massimo per due anni in attesa di essere ricollocati in posti vacanti oppure di finire licenziati.
La direttiva del ministro rafforza, secondo Cgil, Uil e Confsal, le ragioni dello sciopero generale del pubblico impiego indetto per venerdì. Tra l’altro i sindacati ieri hanno incontrato Patroni Griffi e al termine si è confermata la spaccatura tra le organizzazioni. La Cisl, infatti, è stata l’unica a dare un giudizio positivo dell’incontro col ministro, apprezzandone l’impegno a consultare i sindacati e a ricerca e un accordo quadro «per regolare la flessibilità  in entrata». Si tratta del tema dei precari, sul quale ieri il ministro ha detto: «Non abbiamo soluzioni miracolistiche. È inutile nascondersi dietro un dito. Se in dieci anni siamo arrivati a 100 mila precari, il problema non può essere risolto da questo governo in pochi mesi».


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