I profitti di McDonald’s si rifugiano in Lussemburgo

Il colosso dei panini avrebbe evaso tasse per 1 miliardo in Europa, 75 milioni in Italia. La denuncia di una coalizione di sindacati e associazioni: «vizio» comune a tanti altri big, da Fca ad Apple

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 27/2/2015 • Copertina, Globalizzazione,sviluppo, multinazionali, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 836 Viste

Sul menù di McDonald’s c’è un’evasione da un miliardo di dol­lari»: l’accusa viene da una coa­li­zione di sin­da­cati e asso­cia­zioni euro­pee e sta­tu­ni­tensi, che ieri ha pre­sen­tato un cor­poso dos­sier a Bru­xel­les. Il titolo dello stu­dio è Unhappy Meal. L’elusione fiscale di McDonald’s in Europa e l’alleanza anti-Mac rac­co­glie il con­sor­zio di sin­da­cati del com­parto pub­blico euro­peo (Epsu) e degli Usa (Seiu), quelli del turi­smo e del set­tore ali­men­tare (Effat), la lega di lavo­ra­tori ame­ri­cana Change to win, e infine la ong inglese War on Want, che si batte con­tro la povertà.
Il rap­porto rife­ri­sce che Mc Donald’s sarebbe già sotto inda­gine da parte della Com­mis­sione euro­pea per un sistema di eva­sione che, come per tante altre mul­ti­na­zio­nali, fini­sce dritto in Lus­sem­burgo. E se di recente il con­sor­zio inter­na­zio­nale di gior­na­li­sti ICIJ ha por­tato alla luce il dos­sier Lux­leaks, che ha messo sotto accusa ben 300 grandi aziende per i loro accordi con il pic­colo stato nel cuore dell’Europa — tra cui Pepsi, Ikea e FedEx — dall’altro lato Bru­xel­les ha già messo nel mirino colossi come Ama­zon, Goo­gle, Apple e l’italiana Fca/Fiat.

L’evasione di McDonald’s, in par­ti­co­lare, su cui l’alleanza di sin­da­cati e asso­cia­zioni ora chiede uffi­cial­mente di inda­gare, si for­me­rebbe attra­verso il mec­ca­ni­smo delle royal­ties, ovvero i diritti che i punti ven­dita in fran­chi­sing (il 73% del totale in Europa) devono alla casa madre: non solo il 5% sulle ven­dite, ma spesso anche l’affitto dei locali, visto che la società dei due archi dorati ha in mano anche un discreto patri­mo­nio immobiliare.

McDonald’s, secondo il dos­sier, con­vo­glie­rebbe le sue royal­ties in una con­trol­lata lus­sem­bur­ghese, la McD Europe Fran­chi­sing Sàrl, isti­tuita nel 2009, così da evi­tare di pagare le tasse nei sin­goli paesi dove le rac­co­glie. Cifre non da poco: dal 2009 al 2013 le royal­ties euro­pee sareb­bero state pari a 3,7 miliardi di euro, peral­tro in cre­scita costante anno dopo anno. Se si fos­sero man­te­nuti que­sti diritti nei diversi stati euro­pei, e fos­sero stati tas­sati come pro­fitti, si sarebbe avuta nei cin­que anni ana­liz­zati un’entrata nei bilanci di ben 1,06 miliardi di euro. Una bella somma sot­tratta al fisco.

E dire che la strut­tura lus­sem­bur­ghese ha solo 13 impie­gati, men­tre sem­pre nel 2009 la McDonald’s spo­stava il suo quar­tier gene­rale euro­peo a Gine­vra. Un mec­ca­ni­smo che ha per­messo di sot­trarre get­tito fiscale non solo ai paesi euro­pei, ma per­fino agli Usa. Risi­bili le tasse pagate dalla McDonald’s nei cin­que anni ana­liz­zati: solo 16 milioni di euro. E ancora più incre­di­bili quelle ver­sate nel 2013 al Lus­sem­burgo, tanto che lo stu­dio le defi­ni­sce «stu­pe­fa­centi»: 3.335,33 euro.

Cifra tal­mente bassa che la coa­li­zione ipo­tizza addi­rit­tura un «patto» tra la mul­ti­na­zio­nale e le auto­rità lus­sem­bur­ghesi, per uno sconto ulte­riore rispetto alla tas­sa­zione standard.

Negli anni della grande crisi, men­tre McDo incre­men­tava pro­fitti e royal­ties (la cre­scita delle ven­dite è del 20% dal 2007–2008)), veni­vano sot­tratte risorse che gli stati avreb­bero potuto inve­stire in welfare.

Certo, il secondo datore di lavoro pri­vato del mondo (1,9 milioni di addetti) dovrebbe porsi forse anche qual­che pro­blema etico: Mc Donald’s ha 36 mila punti ven­dita in tutto il globo, e 7.850 in Europa. Nel nostro con­ti­nente nel 2013 ha rea­liz­zato ven­dite per 20,3 miliardi di euro, quasi il 40% dei suoi gua­da­gni mon­diali. Ma al con­tra­rio, si sa che in molti casi i lavo­ra­tori risul­tano pre­cari o sot­to­pa­gati, spesso con così poche ore a set­ti­mana (a volte anche zero) da non poter met­tere insieme pranzo e cena.

Pesante anche l’evasione impu­tata alle atti­vità ita­liane: con i suoi 500 locali, il McDo nostrano ha incas­sato secondo il dos­sier ben 4,6 miliardi di euro nel periodo 2009–2013 (e oltre 1 miliardo nel solo 2013), dovendo royal­ties pari a 237,8 milioni. L’evasione sarebbe di 74,7 milioni, che som­mati ai 149,3 di even­tuali san­zioni fareb­bero ben 224 milioni sot­tratti al fisco.
Cifra note­vole, che avremmo potuto inve­stire per la cassa in deroga, ad esem­pio, o per la sanità.

In Ita­lia il dos­sier è stato ripreso da Fp e Fil­cams Cgil: «Si chiede alla Dire­zione euro­pea sulla con­cor­renza — dicono i due sin­da­cati in una nota — di inda­gare e appro­fon­dire il caso Mc Donald’s, alla stre­gua di quanto si è ini­ziato a fare per imprese quali Ama­zon, Fca, Apple o Goo­gle. L’obbiettivo è allar­gare il fronte. Il governo ita­liano dovrebbe avere tutto l’interesse a sco­rag­giare pra­ti­che di que­sto tipo e a farsi parte attiva in Europa».

McDo ha repli­cato: «Rispet­tiamo tutte le regole fiscali appli­ca­bili: oltre a pagare le tasse sui pro­fitti, ver­siamo signi­fi­ca­tivi con­tri­buti sociali dei dipen­denti, le impo­ste di pro­prietà sugli immo­bili, e tutte le altre tasse richie­ste dalla legge».

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