G8, il Pd contro De Gennaro Orfini: “È una vergogna deve lasciare Finmeccanica”

G8, il Pd contro De Gennaro Orfini: “È una vergogna deve lasciare Finmeccanica”

ROMA . «È vergognoso che De Gennaro sia a capo di Finmeccanica». È bastato questo tweet del presidente del Pd, Matteo Orfini, a far scoppiare un caso politico attorno all’ex capo della Polizia ai tempi del G8. Lo stesso Pd frena con il vice segretario Debora Serracchiani: «Quella di Orfini è una posizione personale, non del Pd». Poi, però, invita De Gennaro ad «assumersi le responsabilità politiche e morali» delle torture alla Diaz: «se ne deve rispondere, lo valuterà in coscienza». Il governo Renzi, che aveva confermato De Gennaro alla presidenza di Finmeccanica, si posiziona su un «ruolo istituzionale». Il dossier De Gennaro nemmeno viene aperto da Matteo Renzi. Forza Italia (durante il G8, il premier era Berlusconi e al Viminale c’era il forzista Claudio Scajola), difende a spada tratta De Gennaro. «Vergognoso — contrattacca Gianfranco Rotondi, Fi — è l’attacco inopportuno che viene da una parte del Pd all’ex capo della Polizia che andrebbe ringraziato quale servitore dello Stato». I 5Stelle invece sparano in due direzioni, contro il presidente di Finmeccanica («In un Paese normale — è il j’accuse del deputato Alessandro Di Battista — De Gennaro si sarebbe già dimesso»). E contro il Pd: «Orfini è un ipocrita – tuona Vittorio Ferraresi, deputato grillino — la carriera di De Gennaro s’è svolta all’ombra del Pd: chi ne ha sempre caldeggiato nomina a ruoli vertice?». Orfini a questo proposito, replica ricordando che a “rimuovere” De Gennaro dal vertice del Viminale era stato il ministro dell’Interno Amato durante il governo Prodi. E precisa: «Vero che poi De Gennaro ha beneficiato di nomine da parte di governi a maggioranza pd. Ma erano coalizioni a larghe intese in un quadro di accordi con altre forze politiche». Sel, infine, ne chiede le dimissioni e convoca per oggi, alla Camera, una conferenza stampa. Sempre oggi comincia a Montecitorio la discussione sulla legge per la tortura, per la cui mancanza la corte di Strasburdo ha condannato l’Italia.


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