Finte aziende per veri disoccupati Così la Francia crea più «lavoro»

Finte aziende per veri disoccupati Così la Francia crea più «lavoro»

PARIGI Sugli assegni c’è scritto «fac-simile», per il resto tutto è identico alla realtà: scrivanie, computer, fotocopiatrici, organigramma, griglia per i turni e le ferie, riunioni. E naturalmente gli scioperi, organizzati per prendere coscienza dei diritti del lavoratore. Ma l’azienda è finta: le persone che ci lavorano recitano la parte del loro futuro impiego.
In questi mesi si intensifica la battaglia del governo francese contro la disoccupazione, che continua a salire da anni. Il presidente François Hollande ha ripetuto in passate interviste che o riuscirà a invertire la tendenza o rinuncerà a chiedere un secondo mandato. E siccome alla fine dell’anno prossimo al più tardi sinistra e destra dovranno presentare le candidature per la corsa all’Eliseo del 2017, il tempo stringe.
Tra i vari strumenti a disposizione per provare a ridurre la disoccupazione, o almeno fermarla agli attuali tre milioni e mezzo di senza lavoro, la Francia ha le «Eep» ( Entreprise d’Entraînement Pédagogique ), «aziende di allenamento pedagogico» che tengono il cittadino legato al mondo del lavoro, cercano di evitargli lo stress della giornata vuota in attesa della chiamata che non arriva, e soprattutto gli danno competenze utili per trovare un posto nel mondo reale.
Le aziende finte sono 110 in tutta la Francia, finanziate dai vari organismi che a livello centrale o locale si occupano del lavoro: dall’agenzia nazionale «Pôle emploi» ai consigli regionali, ai fondi europei. Il dirigente della rete delle Eep, Pierre Troton, spiega al Figaro che gli aspiranti lavoratori devono rispondere ad alcuni criteri: «Prima di tutto la motivazione, devono accettare il ritmo e le mansioni da svolgere. Poi noi stabiliamo il bilancio delle competenze già acquisite per non ricominciare ogni volta da capo e individuiamo le lacune per personalizzare al massimo la formazione».
Il tentativo è di aiutare le persone a restare attive in una fase storica di forte disoccupazione di lungo periodo, preparandole a rientrare nel mondo del lavoro grazie a esercizi pratici. Le finte aziende si dedicano soprattutto alle risorse umane, commercio, segretariato. Vert-Amande, per esempio, a Châteauroux, è una società che si occupa di abbigliamento. «Andare tutti i giorni al lavoro era molto importante per me — dice Nathalie Godard, che poi ha trovato un posto —. Sono passata dal mestiere di commessa a quello di assistente commerciale, ho partecipato alla creazione del catalogo di vestiti. Mi ci sono volute un paio di settimane per trovarmi a mio agio tra realtà e finzione». Planète Jardin invece, ad Angers, è un’azienda di fiori e articoli per il giardinaggio. I lavoratori devono rispondere al telefono e raccogliere le ordinazioni anche dall’estero cercando di cavarsela con l’inglese, si occupano del pagamento delle spese della società e del trasporto, solo che i fiori spediti non arriveranno a nessuno.
Una Eep accoglie da 50 a 90 lavoratori all’anno, che ricevono una busta paga mensile anche quella fittizia: serve per prendere dimestichezza con le diverse voci del salario, ma a fine mese i soldi arrivano dal sussidio di disoccupazione e dai vari aiuti sociali. In totale sono circa 7.000 le persone che in Francia frequenteranno un’azienda finta nel 2015. L’idea è nata in Germania, dopo la Seconda guerra mondiale, quando il governo tedesco cercò di riconvertire agricoltori in rovina o invalidi dando loro una formazione amministrativa.
Stefano Montefiori


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