Espo­sito tuona per lo scippo da 80 milioni alla Tav

Roma-Torino. L’assessore-governatore attacca gli uffici ministeriali. I sindaci della Val Susa: «Opera inutile, cattedrali nel deserto. Mai chiesto compensazioni. Soldi pubblici per ben altri investimenti»

Mauro Ravarino, il manifesto redazione • 8/8/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina • 809 Viste

Nono­stante si sia ormai inse­diato in Cam­pi­do­glio, il sena­tore Ste­fano Espo­sito, neo-assessore ai tra­sporti della giunta Marino, non tra­scura la bat­ta­glia che l’ha reso cele­bre: quella a favore della costru­zione della linea fer­ro­via­ria ad alta velo­cità Torino-Lione. Ieri il sena­tore pie­mon­tese del Pd, vice­pre­si­dente della com­mis­sione tra­sporti, era furente dopo la pub­bli­ca­zione sulla Gaz­zetta Uffi­ciale della deli­bera Cipe rela­tiva all’approvazione del pro­getto defi­ni­tivo della parte ita­liana della sezione tran­sfron­ta­liera dell’opera.

Per­ché? Per un motivo pre­ciso: la cifra desti­nata alle «opere com­pen­sa­tive», da sem­pre ves­sillo ideo­lo­gico dei Sì Tav, è stata ridotta da 112,5 milioni (cor­ri­spon­denti al 5% dell’importo delle opere lato Ita­lia) a 32 milioni e 129 mila euro. «È un fatto gra­vis­simo e inac­cet­ta­bile, poli­ti­ca­mente e giu­ri­di­ca­mente». Ha così tuo­nato Espo­sito, che ha aggiunto: «La soglia del 5% cor­ri­sponde all’aliquota dispo­ni­bile per l’accompagnamento dei can­tieri delle opere com­prese nella Legge Obiet­tivo». Il sena­tore ha sot­to­li­neato: «Solo dopo l’approvazione del pro­getto pre­li­mi­nare di Ltf (ora Telt, la società italo-francese inca­ri­cata di rea­liz­zare e gestire la nuova linea, ndr) il legi­sla­tore aveva rivi­sto al ribasso la quota del 5% al 2% e per­tanto l’interpretazione più volte riba­dita, anche in sede mini­ste­riale e par­la­men­tare, è che tale per­cen­tuale non riguardi que­sto pro­getto. Nono­stante ciò, il Cipe ha ridotto i fondi pro­messi, più volte con­fer­mati dai diversi ministri».

La noti­zia del taglio è risa­lita lungo la Peni­sola e da Roma è arri­vata in Val di Susa. «Le pro­messe si stanno rive­lando per quelle che sono», ha com­men­tato San­dro Plano, sin­daco Pd di Susa sto­ri­ca­mente con­tra­rio alla Tav. «Benin­teso che noi con­te­stiamo l’utilità dell’opera e che non abbiamo chie­sto alcuna com­pen­sa­zione. Pre­fe­ri­remmo, invece, che i soldi pub­blici fos­sero spesi per inve­sti­menti dav­vero utili; la ridu­zione non è una sor­presa». Plano si è augu­rato «che adesso non ven­gano messi in discus­sione inter­venti chiave per la Val di Susa, che non vanno con­si­de­rati compensazioni».

Secondo Nilo Dur­biano, sin­daco di Venaus, «que­sta noti­zia può essere l’occasione per tor­nare a sedersi tutti attorno a un tavolo senza pre­giu­di­ziali, discu­tendo sull’utilità dell’opera ed, even­tual­mente, sulla migliore moda­lità per rea­liz­zarla». La pre­vi­sta sta­zione inter­na­zio­nale a Susa, per Dur­biano, rischia «di diven­tare una cat­te­drale nel deserto».

Il sena­tore Espo­sito si è subito rivolto al mini­stro delle infra­strut­ture e dei tra­sporti Gra­ziano Del­rio: «Inter­venga imme­dia­ta­mente per porre rime­dio a que­sta scel­le­rata deci­sione garan­tendo il rein­te­gro com­pleto dei fondi pre­vi­sti». Per l’esponente Pd, «i veri nemici della Tav non si tro­vano tra le file del movi­mento No Tav, ma negli uffici mini­ste­riali e nell’ottusità di taluni diri­genti e fun­zio­nari» del mini­stero dell’ambiente e del mini­stero delle finanze, che già in pas­sato avreb­bero «ten­tato blitz in tal senso, sven­tati dall’intervento parlamentare».

Ieri, la situa­zione si è fatta incan­de­scente e i tele­foni roventi, fin­ché dopo vari sol­le­citi pro­ve­nienti dai palazzi del potere pie­mon­tese («I patti vanno rispet­tati» ha detto l’assessore regio­nali ai tra­sporti, Fran­ce­sco Balocco) è inter­ve­nuto il mini­stro Del­rio: «Vanno ero­gate tutte le risorse secondo quanto sta­bi­lito nel pro­getto pub­bli­cato. I fondi man­canti ver­ranno attri­buiti con le future appro­va­zioni pro­get­tuali». Incas­sando gli applausi del sin­daco Fas­sino, del pre­si­dente della Regione Chiam­pa­rino e di Mario Virano, diret­tore di Telt: «Le dichia­ra­zioni del mini­stro lasciano inten­dere che lo stan­zia­mento pre­vi­sto dal Cipe è una prima quota, che lo stesso prov­ve­derà a integrare».

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