In coda alla frontiera prima del muro “La barriera austriaca non ci fermerà”

In coda alla frontiera prima del muro “La barriera austriaca non ci fermerà”

 SPIELFELD (CONFINE AUSTRO-SLOVENO)
ALLA FINE hanno deciso il tutto per tutto. Quando dopo ore d’attesa sotto la pioggia hanno saputo dell’imminente innalzamento del muro austriaco, oltre mille migranti del campo di transito sloveno di Sentilj hanno preso bimbi e anziani e hanno sfondato le barriere metalliche giàposte da Vienna e da Lubiana. «Basta aspettare, no ai vostri muri, marciamo verso un futuro migliore, viva la Germania, viva la Merkel», hanno gridato. E sono riusciti a passare. La crisi dell’Europa oggi ha il suo epicentro qui, nella placida zona collinosa tra Austria e Slovenia dove da un lato e dall’altro del confine i villaggi si somigliano come ai tempi di Francesco Giuseppe. Qui dove feste in comune e matrimoni misti erano tradizione, il muro annunciato apre gelide crepe di diffidenza. «Non ci fidiamo più di quelli dell’altra parte», dicono entrambi, usando un linguaggio d’odio sconosciuto dal 1945. La linea dura austriaca iniziata l’altro ieri sera, qui ha suscitato shock: a Spielfeld e per diversi chilometri a est e a ovest del passaggio di confine, sorgerà al una barriera per sigillare la frontiera. Il muro di Orbán fa proseliti, qui lo vedi con i tuoi occhi. Non si sa quanto sarà lunga né alta la barriera, ma genieri del Bundesheer, il piccolo esercito austriaco, e i tecnici governativi sono già al lavoro per progettarla in corsa. «Dobbiamo costruire un’Europa-fortezza», ha detto ieri la ministra dell’Interno austriaca, la democristiana Johanna Mikl-Leitner, durante una visita al confine, per confortare e incitare alla linea dura poliziotti e soldati allo stremo, troppo pochi contro lo Tsunami umano.
«Non ne possiamo più, neanche il loro Muro ci fermerà», dice il 29enne afgano Mohammed Reza Musafari, e racconta: «Siamo stati svegliati prima dell’alba dai poliziotti sloveni, in modo rude. “Muovetevi, adesso andate in Austria”, ci hanno detto. Abbiamo marciato nel buio tra i campi, finché soldati e poliziotti austriaci ci hanno fermato, e per ore siamo rimasti nella Terra di nessuno, l’Austria, via del sogno verso la Germania era solo a 300 metri ma irraggiungibile. E non potevamo più tornare indietro, gli sloveni ce lo avevano detto. Allora alla fine abbiamo sfondato ». Sono appena arrivati qui dalla parte austriaca, e Mohammed Reza si stringe alla giovane moglie: lei ha forti dolori al ventre, non sanno nemmeno se sia malata o incinta perché nessun medico li soccorre. Chiedono ad agenti e militari, «qual è la via per la Germania?» e nessuno dà loro una risposta. Spielfeld, simbolo dell’Europa senza frontiere di Schengen che rischia di morire. «Gli sloveni», dicono i poliziotti austriaci, «ci hanno inviato senza preavviso treni speciali con a bordo duemila o tremila profughi, ma al massimo ne sono passati cinque- seicento». Nervi a fior di pelle nei profughi che hanno sfondato le recinzioni, nei soldati e negli agenti. Il benvenuto caloroso, il soccorso solidale che vedemmo in ottobre dalla parte austriaca del confine con l’Ungheria di Orbán, è sparito. «Andatevene, giornalisti, non avete l’autorizzazione a stare qui», intima un militare del Bundesheer a colleghi della tv austriaca. Militari e poliziotti respingono persino i giovani volontari e i medici delle ong accorsi per aiutare i migranti, prima che nasca il muro di Vienna. Muro troppo piccolo per arginare la grande migrazione: da Spielfeld, in una settimana, di migranti ne sono passati oltre 58mila e 75 autobus carichi di profughi sono attesi in Baviera provenienti dall’Austria. «Non sappiamo gestire la crisi e adesso annunciamo il muro, intanto a Vienna abbiamo già migliaia di migranti senza tetto, con l’inverno e le gelate in arrivo. Le stazioni della capitale sono già piene, non c’è più posto», spiega allarmato Peter Hacker, responsabile governativo per i migranti.
Anche i poliziotti sono allo stremo, troppo pochi davanti alla marea umana: e ora minacciano uno sciopero. «Nelle prossime ore, con noi ancora senza muro, potrebbero arrivarne altri 14 mila», afferma un ufficiale in tenuta da campo. Scontri, scambio d’insulti, tensione tremenda tra migranti passati a forza, militari e agenti. Da lontano, i profughi hanno visto la ministra ideatrice del muro, Johanna Mikl-Leitner, che da una collina osservava la situazione. Non conoscono i volti d’Europa, hanno subito chiesto con speranza: «Chi è, Angela Merkel?». «No, vi sbagliate, sedetevi in terra e non andate oltre», gli hanno risposto in inglese urlando nervosissimi i militari del Bundesheer. «Imparate ad aspettare: e a lungo. Avete tempo ».


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