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Migranti, sì all’accordo tra Europa e Turchia Il Vaticano: “Umiliante”

No a espulsioni di massa, Ankara si impegna a dare protezione ai rifugiati. Ma scoppia la polemica

ANDREA BONANNI, la Repubblica • 19/3/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 959 Viste

BRUXELLES L’Europa prova già da domani a chiudere ai trafficanti di esseri umani la rotta dell’Egeo tra la Turchia e la Grecia. Ma allo stesso tempo si prepara a far fronte alla minaccia di una nuova ondata di migranti proveniente dalla Libia. I capi di governo riuniti ieri a Bruxelles hanno trovato un accordo con il primo ministro turco che dovrebbe, nelle loro intenzioni, «spezzare il “business model” dei trafficanti », dissuadendo i profughi dal cercare di entrare clandestinamente nella Ue e favorendo invece il loro ingresso attraverso regolari richieste di asilo presentate nei campi di rifugiati in Turchia. L’intesa, la cui efficacia sarà tutta da verificare e che il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha definito “umiliante”, è stata trovata senza cedere, almeno in linea di principio, alle pretese di Ankara che esigeva una riapertura di tutti i capitoli del negoziato di adesione, un finanziamento aggiuntivo di tre miliardi e una immediata liberalizzazione dei visti di ingressi in Europa per i cittadini turchi.

Ma la sfida dell’immigrazione è tutt’altro che vinta. Sempre ieri, infatti, a margine del Consiglio europeo, si è tenuto un vertice ristretto sulla Libia con l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, cui hanno partecipato i leader di Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Malta. L’allarme è partito dopo una lettera in cui Mogherini avvertiva che sulle coste libiche si stanno ammassando mezzo milione di sfollati. Un esercito di disperati che, senza una rapida normalizzazione della situazione nel Paese che consenta l’intervento dell’assistenza europea, rischia di prendere quest’estate la via del Canale di Sicilia verso l’Italia.

L’accordo con la Turchia si basa su un principio completamente nuovo, che ha già suscitato molte critiche da parte delle organizzazioni umanitarie. L’idea è che la Grecia, a partire da domani, respingerà in Turchia tutti i migranti arrivati irregolarmente sulle sue coste, compresi i siriani che avrebbero diritto di asilo. I profughi economici che non possono chiedere asilo politico saranno rimandati dai turchi nei Paesi di provenienza. In compenso, per ogni siriano entrato irregolarmente e rispedito in Turchia, l’Europa si impegna ad ammettere un altro siriano ospitato nei campi profughi che ha presentato una regolare richiesta di asilo politico. Chi cercherà di entrare irregolarmente finirà in fondo alla lista dei candidati all’asilo.

Per rispondere alle molte perplessità sollevate dalle organizzazioni umanitarie su possibili espulsioni di massa, Ankara si impegna a garantire ai rifugiati riammessi sul proprio territorio una adeguata protezione, in modo che l’Europa possa considerare la Turchia un “Paese sicuro” verso cui rinviare i migranti irregolari. D’altra parte la Grecia dovrà mettere in piedi un meccanismo per identificare tutti i nuovi arrivati e decidere caso per caso se concedere asilo o se rimandare l’interessato in Turchia. Il meccanismo, comunque, si applicherà solo fino ad un “tetto” di 72 mila profughi siriani. Se questa cifra sarà superata, il sistema di accoglienza dovrà essere rivisto.

Per chiudere l’accordo, l’Europa ha considerevolmente ridimensionato le condizioni poste originariamente dai turchi. La liberalizzazione dei visti avverrà entro giugno, ma solo se la Turchia avrà rispettato tutte le 72 condizioni che compongono lo standard europeo per l’abolizione dei visti di ingresso. Sui negoziati di adesione l’Europa accetta di «accelerare i preparativi » per l’apertura di nuovi capitoli. Ma di fatto ne aprirà solo uno, e assai secondario, che riguarda il bilancio Ue. Anche sui finanziamenti, Bruxelles non concede troppo. Si impegna ad accelerare l’utilizzo dei tre miliardi già stanziati, ma della richiesta aggiuntiva di altri tre avanzata da Ankara si parlerà solo nel 2018.

Più preoccupante, invece, il quadro che si sta delineando in Libia, dove il capo del governo di riconciliazione nazionale attualmente in Tunisia, Fayez al Sarraj, ha annunciato l’intenzione di insediarsi a Tripoli entro il mese. I leader dei sei Paesi che ieri hanno partecipato al mini-vertice hanno confermato che il governo di Sarraj resta l’interlocutore privilegiato degli europei. La Mogherini ha informato che la missione navale europea si prepara a passare alla fase due, che prevede il pattugliamento anche delle acque territoriali libiche. Mentre, se verrà una richiesta dal nuovo governo libico, sono pronte a partire sia la missione per il pattugliamento dei confini terrestri, sia quella per l’addestramento delle forze di di sicurezza libiche.

Per cercare di arginare il nuovo esodo di migranti, la Ue sta anche lavorando con alcune municipalità costiere libiche ad una collaborazione anti-scafisti.

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