Chicago: 18enne nero ucciso, sospesi tre poliziotti

Stati Uniti. Il ragazzo afroamericano era disarmato. Manca il video della bodycam dell’uccisore

Marina Catucci, il manifesto • 7/8/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 540 Viste

Venerdì pomeriggio l’agenzia che si occupa di investigare sulla condotta della polizia di Chicago ha reso pubblici i video delle bodycam sull’uccisione a sangue freddo, avvenuta lo scorso 28 luglio, da parte delle forze dell’ordine del 18enne afroamericano Paul O’Neal.

Inizialmente è il video dell’inseguimento di un ladro d’auto in un quartiere di ville e prati inglesi di Chicago, ma le ultime inquadrature mostrano il ragazzo a terra, ammanettato e insultato mentre già sanguina copiosamente e infine spira. Dai video manca però lo spezzone girato dalla bodycam di chi ha sparato il colpo mortale, in quanto è risultato che proprio quella telecamera fosse spenta, non si sa se a causa di un guasto o perché spenta intenzionalmente. Così la ricostruzione completa tramite video ufficiale della polizia di ciò che è successo ancora una volta non è stata possibile. Ma lo è attraverso le testimonianze, i pezzi di girato e i risultati dei primi accertamenti.

O’Neal era disarmato, stava guidando una Jaguar nera il cui furto era stato denunciato nel corso della giornata, non ha risposto all’ordine di fermarsi e ha anzi speronato l’auto della polizia che voleva bloccarlo. I video mostrano i poliziotti in auto aprire il fuoco, una seconda macchina della polizia arrivare e bloccare l’auto inseguita da cui esce O’Neil che inizia a correre seguito a distanza ravvicinata dagli agenti, fino al retro di una casa. Qui gli hanno sparato il colpo che lo ha ucciso.
Quando i poliziotti lo raggiungono si vede il corpo a terra, circondato da poliziotti. Mentre il corpo è a terra viene ammanettato dietro la schiena e arrestato, durante l’arresto parolacce vengono dirette verso O’Neil e si vedono i poliziotti congratularsi l’un l’altro; il video mostra la polizia ammanettare il sospetto, che giace a pancia in giù con una grande macchia di sangue sulla schiena. Un poliziotto impreca perché quell’evento lo costringerà dietro una scrivania per 30 giorni. Dopo l’arresto, dopo aver sparato e ucciso, si sente un altro poliziotto chiedere: «Hanno sparato contro di noi, giusto?».

Michael Oppenheimer, avvocato della famiglia O’Neal, ha definito i video «una delle cose più orribili che ho visto fuori da un film. I poliziotti hanno deciso di essere giudice, giuria e boia», e ha definito l’uccisione di O’Neal «un omicidio».

«Per favore considerate questo materiale sconvolgente e inquietante come una parte dell’evento – ha dichiarato a Usa Today Sharon Fairley, amministratore capo della polizia di Chicago – non l’unica prova che deve essere raccolta e analizzata per lo svolgimento di una valutazione equa e approfondita del comportamento degli agenti di polizia. A tal fine si sta conducendo un’indagine completa che riguarda l’intero incidente compreso l’uso della forza, l’inseguimento, l’uso della bodycam e tutte le altre possibili violazioni procedurali che si sono verificate durante l’incidente».

Non è la prima volta che Chicago è teatro di un episodio del genere. Il 20 ottobre 2014 erano avvenuti una serie di scontri a seguito della pubblicazione dei video, avvenuta dopo un anno, dell’uccisione da parte della polizia del 17enne afroamericano Laquan McDonald, freddato da un agente bianco con ben 16 colpi di pistola. Per quell’episodio furono in molti a chiedere le dimissioni del sindaco Rahm Emanuel, dimissioni mai presentate, ma in seguito a ciò è stata istituita una task force per monitorare i metodi violenti della polizia della città, ed stato proprio grazie alla presenza di questa task force che i video riguardati Paul O’Neil sono stati resi pubblici così presto, solo una settimana dopo l’evento e non dopo mesi.

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