In Svezia riarmo e leva obbligatoria

In Svezia riarmo e leva obbligatoria

ANCHE UN non violento, se spintonato da bulli, è costretto a difendersi. Accade alla civilissima Svezia pacifista, Paese-modello della sinistra democratica e moderna mondiale dai tempi di Olof Palme, potenza industriale e internettiana ai vertici del pianeta, che da oltre due secoli non combatte guerre. Adesso basta, dice l’esecutivo progressista: la Russia fa troppa paura, provoca e ci fa rischiare il peggio ogni giorno. E Trump non dà sicurezze d’impegno Usa per l’Europa. Torna dunque la leva obbligatoria, dopo sette anni di miniesercito di volontari. “Naja” per uomini e donne, come in Norvegia. In nome di gender equality e ricerca dei talenti. E il premier socialdemocratico Stefan Loefvén accetterà in corsa la richiesta del generale Micael Byden, Capo di stato maggiore: aumento di almeno il 15 per cento delle spese militari.

«Il governo vuole aumentare la capacità difensiva del Paese, perché la situazione della sicurezza è cambiata», afferma il ministro della Difesa, il socialdemocratico Peter Hultqvist. Secondo Wilhelm Agrell, esperto militare, «la potenza russa è stata a lungo sottovalutata, dal 2014 affrontiamo una Russia espansionista, pronta a usare la violenza per favorire i propri interessi».
Riarmo e ritorno alla leva. Un addio al disarmo che la pacifica Svezia pronuncia a malincuore, programmato in escalation. Quattromila reclute in più sotto le armi (e migliaia di riservisti) da quest’anno, e coinvolgerà da subito le cittadine e i cittadini dalla classe 1999. Poi in crescendo 5000 soldati in più dal 2020, 6000 nel quinquennio 2021-2025, ben ottomila dal 2025. Cifre grosse, per un Paese di dieci milioni scarsi di abitanti. Mancano al momento mille soldati e settemila riservisti. E il “buco” è pesante, proprio perché le piccole ma modernissime forze armate svedesi sono tra le più ipertecnologiche del mondo, se fossero un’azienda sarebbero una startup “capital-intensive” della Silicon Valley. Anche la Finlandia (neutrale/non allineata come la Svezia; Danimarca Islanda e Norvegia sono nella Nato) riarma, i due Paesi formano comandi comuni. Stoccolma, neutrale (anzi “non allineata”), ha vissuto superarmata con armi tutte nazionali dal 1945 alla fine della guerra fredda. Il consenso sulla necessità di alte spese difensive e armi della massima qualità è bipartisan. Ma la Svezia non può competere con le soverchianti forze russe. Punta su qualità e autosufficienza industriale: ordinerà altre superarmi difensive. Altri caccia multiruolo Gripen costantemente ammodernati, sottomarini invisibili in sviluppo, cyberwar. Il rischio è vissuto ogni giorno: spesso sottomarini russi violano acque svedesi, o bombardieri atomici russi con transponder spento volano sulle rotte d’atterraggio civili. Una volta, intercettati e invitati ad andarsene dai Gripen, hanno sparato contro di loro “flares”, palle di fuoco di solito utili a deviare missili avversari. Pilotesse e piloti svedesi sono bravi, le hanno sempre schivate, ma se un flare russo avesse incenerito un Gripen il mondo avrebbe vissuto scenari da sequenza finale del “Dottor Stranamore” di Stanley Kubrick.

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