Pensioni. In 66 mila per l’Ape. I sindacati: «Ora si pensi a giovani e precari»

Pensioni. L’Inps pubblica i dati sulle domande per l’uscita anticipata

il manifesto • 18/7/2017 • Lavoro, economia & finanza • 437 Viste

Cgil, Cisl e Uil si sono confrontate con il Pd: tra le richieste un assegno di garanzia e il blocco dell’adeguamento automatico dell’età

Sono 66.409 le domande di accesso all’Ape sociale e al pensionamento anticipato per i lavoratori precoci. Il dato è stato diffuso ieri dall’Inps. In particolare, spiega l’istituto di previdenza, sono 39.777 le domande relative all’Ape sociale e 26.632 quelle relative al pensionamento anticipato per lavoratori precoci. Intanto i sindacati insistono perché si passi a discutere la «fase 2» del negoziato sulla previdenza, e che in particolare ci si concentri sul blocco dell’adeguamento automatico dell’età e su una pensione di garanzia per i giovani, attualmente penalizzati dal sistema contributivo e da carriere discontinue.

«Ora – spiega Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl – occorre disinnescare il rischio che nel 2019 si determini un ulteriore aumento dei requisiti pensionistici ed evitare che l’aumento dell’aspettativa di vita penalizzi doppiamente le pensioni calcolate col metodo contributivo, sia dal lato del taglio dei coefficienti di trasformazione e dei trattamenti pensionistici, sia determinando un aumento graduale dell’età pensionabile».

«Ci sono molte cose da fare nella “Fase 2”, possiamo orientare la costruzione di un punto di equità del sistema, che oggi non c’è – ha aggiunto la segretaria generale Cgil Susanna Camusso – Siamo tutti d’accordo che il grande problema è quello di rassicurare le nuove generazioni. Bisogna ragionare sulla pensione di garanzia, e occorre un meccanismo che permetta di dare risposta a chi è rimasto attivo su mercato lavoro ma è stato discriminato dalle varie forme di precarietà».

Le due segretarie hanno parlato nel corso dell’incontro «Non è una pensione per giovani» organizzato dal Pd al Nazareno, alla presenza del vicesegretario Pd Maurizio Martina, del ministro del Lavoro Giuliano Poletti e di Tommaso Nannicini, già consigliere e sottosegretario del governo Renzi.

FONTE: IL MANIFESTO

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