Ada Colau sostiene Open Arms: «Salvare vite non è reato»

Intervista alla sindaca di Barcellona. In campo per appoggiare l’Ong catalana: «Forniremo tutti i mezzi necessari per far fronte al processo»

Luca Tancredi Barone • 20/3/2018 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 449 Viste

BARCELLONA. La sindaca di Barcellona Ada Colau ha messo in campo tutto il suo peso politico per appoggiare l’organizzazione catalana Pro Activa Open Arms, che ha denunciato il sequestro della sua nave nel porto di Pozzallo. Ieri alle 12.30 la sindaca si è presentata nel porto di Barcellona per una conferenza stampa accanto al fondatore della Ong che si dedica dal 2015 a salvare vite umane, l’ex bagnino Óscar Camps, al giornalista Jordi Évole, autore di un documentario tv che ha fatta conoscere al pubblico spagnolo l’attività dell’ong, e al cantautore catalano Joan Manel Serrat.

Camps è convinto che il sequestro della nave ha l’obiettivo di eliminare dal Mediterraneo tutte le ong che si occupano di salvare i migranti e ha ricordato le minacce da parte della guardia costiera libica a cui è stata sottoposta l’organizzazione, che ha salvato da morte sicura già quasi 60mila persone. La settimana scorsa per la prima volta l’organizzazione ha dovuto esplicitamente chiedere l’aiuto del governo spagnolo per poter attraccare in un porto europeo».

Dopo aver inviato di prima mattina un tweet in italiano in cui chiedeva al governo di Roma di liberare la nave sequestrata, Colau ha seguito con preoccupazione tutta la vicenda e promette che il comune farà tutto quello che è in suo potere per aiutare l’organizzazione umanitaria.

Il “passaggio sicuro” che chiedete per le persone salvate in mare non potrebbe essere lo stesso porto di Barcellona?

Magari! Ne saremmo felicissimi. Ma il problema è che i porti li controlla lo stato, così come i flussi migratori. Se fossimo uno stato, se avessimo la nostra flotta, la città di Barcellona farebbe di tutto per accogliere le navi di Open Arms e salvare esseri umani. Con Pro Activa Open Arms abbiamo siglato un accordo perché come città ci sentiamo rappresentati da quello che fanno, agiscono come pensiamo si debba fare e hanno tutto il sostegno economico, giuridico e istituzionale del comune.

In che consiste questo sostegno?

Ogni volta che ci chiedono un aiuto concreto, come l’acquisto di giubbotti salvavita, noi glielo diamo. Abbiamo versato 100mila euro per sostenere le loro attività di salvataggio in mare. Anche se speriamo che le accuse formulate verso i membri dell’equipaggio vengano ritirate, se così non dovesse essere, forniremo tutti i mezzi giuridici per far fronte al processo. Siamo già in contatto con avvocati in Italia e Spagna. Istituzionalmente, ho chiamato il ministro degli esteri Dastis e la console italiana a Barcellona perché aiutino a sbloccare la situazione. Open Arms deve sapere che il comune si impegnerà al massimo nella difesa di questa imbarcazione e dell’equipaggio che rappresenta i valori di Barcellona e di molti barcellonesi.

Crede che il governo spagnolo abbia fatto qualcosa?

Deduco che il governo spagnolo si sia messo in contatto con quello italiano, perché il permesso per attraccare è arrivato venerdì come in molti avevamo chiesto. Ma ora ho l’impressione che i due governi si stiano rimpallando le responsabilità. Il problema è che nel frattempo qui, nel nostro mare, sta morendo la gente.

Che dovrebbero fare i governi?

Capisco che esiste un problema molto complesso, come quello dei flussi migratori. Ma ora siamo davanti a un problema umanitario, ci sono persone malate, bebè in mezzo al mare che hanno bisogno di aiuto urgente. C’è un obbligo giuridico di aiutare le persone in pericolo che i governi europei non stanno rispettando. Open Arms sta prendendo il loro posto. Non solo non riconoscono il suo lavoro, ma stanno cercando di criminalizzare la solidarietà e l’impegno umanitario. Noi cittadini non possiamo permetterlo perché senza la solidarietà l’Europa perde di significato.

L’Italia però affronta quasi da sola questa emergenza.

Non è giusto che l’Italia debba gestire da sola il flusso di migranti. Ci potete considerare vostri alleati: esigiamo che la Spagna accolga i 17.000 rifugiati che si era impegnata a ricevere. Ha ragione l’Italia: l’Ue ha una gran capacità di accoglienza che non sta mettendo in atto, al contrario di quello che fanno altri paesi del Mediterraneo che accolgono milioni di persone. È necessario che tutti si impegnino perché l’accoglienza sia ordinata e garantisca un trattamento degno e adeguato per tutti. Le persone che si stanno buttando in mare raccontano che in Libia ci sono violazioni massicce dei diritti umani, ci sono torture, assassini. Non possiamo delegare a paesi come la Libia o la Turchia la gestione dei migranti.

Cosa siete disposti a fare come comune se il governo non vi ascolta?

Purtroppo gli strumenti che abbiamo sono scarsi. Ma insisteremo fino a allo sfinimento, non accettiamo che lo stato alzi la bandiera spagnola solo per intervenire nel conflitto catalano. La nave Open Arms batte bandiera spagnola. Il vero patriottismo si dimostra difendendo una nave umanitaria.

FONTE: Luca Tancredi Barone, IL MANIFESTO

 

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