Telecom tolta ai francesi, perde Vivendi, alleanza fondo Elliott-governo

Telecom tolta ai francesi, perde Vivendi, alleanza fondo Elliott-governo

Con l’apporto decisivo, e interessato, della governativa Cassa depositi e prestiti, ma anche di gran parte dei piccoli azionisti, nell’assemblea di Tim si è consumata una rivoluzione nella governance della società. Ha perso Vivendi, che pure è azionista di controllo con il suo 23,9% ma che avrà soltanto cinque consiglieri su quindici nel nuovo consiglio di amministrazione. Un cda che avrà invece dieci consiglieri del fondo statunitense Elliott, una società internazionale di investimento “attivista” che utilizza le sue partecipazioni per fare pressioni pubbliche sul management, e che da un anno è ben conosciuta in Italia per il suo sostegno al nuovo management del Milan post (?) Berlusconi.
A BEN VEDERE, L’INVERSIONE dei rapporti di forza tra la Vivendì di Vincent Bolloré e l’Elliott di Paul Singer era già avvenuta due settimane fa, all’elezione del collegio sindacale, quando Roberto Capone era stato riconfermato presidente del collegio con il 58,3% dei voti, nonostante l’opposizione dei francesi. Ieri in assemblea, dove l’affluenza ha segnato un nuovo record storico con il 67,1% del capitale presente, la lista del fondo Usa è stata votata dal 49,8% dei soci, superando la Vivendi votata dal 47,2% dei votanti .
VIVENDI È RIUSCITA a convincere a stare dalla sua circa il 7,7% dei soci. Elliott, con il suo 8,8%, ha invece ricevuto il sostegno di un robusto 24,6% circa dei presenti, compresa la Cassa depositi e prestiti con il suo 4,8%. In proposito, è da segnalare anche l’intervento dell’associazione dei piccoli azionisti, rappresentati da Asati, in avvio di assemblea: «Voteremo per la lista di Elliott – ha spiegato Franco Lombardi – confermando comunque la fiducia all’attuale ad Amos Genish e la sua nomina a nuovo amministratore delegato. Per il resto, chiediamo di finalizzare il percorso verso una reale public company con Elliott. Con la Netco a controllo Tim, da collocare in borsa gradualmente con un 25% iniziale, e poi fino ad un massimo del 51% almeno per tre anni. Infine chiediamo di favorire l’aumento del capitale di Cassa depositi e prestiti fino almeno a 8%, e favorire la fusione di Netco con Enel Open Fiber».
IN DEFINITIVA, I PICCOLI azionisti si sono mossi in sintonia con il ministro Carlo Calenda, che dalla sua pur precaria postazione al ministero dello sviluppo economico è stato, a nome del governo Gentiloni, il vero e proprio regista dell’entrata della Cdp nel capitale di Tim, proprio per favorire una fusione tra la società della rete, la Netco, con Enel Open Fiber. Non per caso, Calenda con un tweet ha di fatto dettato la linea: «Performance di borsa a parte, l’importante è che Tim diventi una vera public company, che i conflitti di interesse con gli azionisti non la danneggino più, e che si acceleri sulla separazione della rete. Monitoreremo con attenzione».
AL TERMINE DELL’ASSEMBLEA Vivendi si è fatta sentire: «Resteremo molto, molto vigili e attenti affinché la strategia non cambi e non ci sia uno smantellamento di Tim – ha detto il direttore della comunicazione Simon Gillham – siamo azionisti di lungo termine». Smentendo così, almeno a parole, l’ipotesi di un progressivo disimpegno francese. Da parte sua, Elliott ha ribadito che continuerà a supportare l’ad Amos Genish, manager ben conosciuto dal fondo Usa, e il suo piano industriale. In realtà però Elliott sembra essere entrato in Tim aderendo alla strategia governativa del matrimonio con Enel Oper Fiber, partecipata anch’essa da Cassa depositi e prestiti, oltre che della conversione delle azioni risparmio e della reintegrazione del dividendo.
IL NUOVO CDA DI TIM si riunirà lunedì a Roma per decidere le cariche sociali. Fulvio Conti, ex ad dell’Enel e capolista della compagine di Elliott, sarà sicuramente il nuovo presidente. Il risultato dell’assemblea è piaciuto a Piazza Affari, dove il titolo Tim è salito del 2,15% quotando 0,85 euro ad azione. Ed è piaciuto, ovviamente, anche agli altri promotori dell’operazione istituzionale: «Se in tutta questa vicenda hanno ritenuto di cambiare governance, un motivo ci sarà – ha chiosato il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti – ora facciamo gli auguri alla nuova Tim».

FONTE: Riccardo Chiari, IL MANIFESTO



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