Fusione Bayer- Monsanto, ancora più forte il monopolio dei semi

Il gruppo tedesco sborsa 63 miliardi e cancella il nome del colosso americano

Ettore Livini • 5/6/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Globalizzazione,sviluppo, multinazionali • 441 Viste

Le “ nozze infernali” – come le chiamano gli ambientalisti – sono arrivate ( dopo interminabile fidanzamento) ai fiori d’arancio: giovedì prossimo – salvo improbabili sorprese – Bayer andrà a nozze con Monsanto. Il fatidico “ sì”, più che i due promessi sposi, lo hanno detto ben 90 autorità antitrust ( ultimi gli Usa) chiamate a benedire l’operazione. I tedeschi pagheranno 63 miliardi di dollari per acquistare l’azienda Usa e chiuderanno così ( per ora) il “ risiko” che ha consegnato a un pugno di giganti il controllo dei semi e dell’agricoltura mondiale.

Nel 1981 in questo settore operavano ben 7mila imprese. Lo tsunami della globalizzazione e una serie di mega- fusioni ha ridisegnato oggi la mappa del settore con quattro gruppi ( oltre a Bayer-Monsanto ci sono Dow-Dupont, ChemChina-Syngenta e Basf) che controllano quasi il 90% del mercato. « Non possiamo andare avanti come abbiamo fatto finora – è il mantra di Werner Baumann, numero uno di Bayer- . La terra coltivata pro- capite è sempre meno, la popolazione mondiale cresce di 80 milioni di persone l’anno. Se dobbiamo dar da mangiare a tutti è necessario voltar pagina e abbiamo bisogno dell’innovazione » . Le associazioni, preoccupate di vedere tanto potere in così poche mani, sono invece sul piede di guerra: «Il culto della “specializzazione” predicato dall’industria – ha già bruciato il 75% della biodiversità mondiale con un altro terzo destinato a sparire entro il 2050».
Bayer, conscia della contraerea ambientalista, ha messo le mani avanti. La prima iniziativa ( più di marketing che di sostanza) è la decisione annunciata ieri di cancellare il nome Monsanto. Che per l’opinione pubblica mondiale è sinonimo di Ogm, dei pesticidi a base di glifosato (accusati di essere potenzialmente cancerogeni) e del famigerato agente arancio usato dagli americani in Vietnam. Baumann ha teso poi un ramoscello d’ulivo ai tanti detrattori delle nozze: « Ascolteremo tutti e troveremo il modo di andare d’accordo – ha detto ieri-. L’agricoltura è troppo importante per consentire alle differenze ideologiche di bloccare il progresso. Ci parleremo. E’ l’unico modo per costruire ponti».
Il dialogo non sarà facile: « Bayer- Monsanto sarà la Facebook dell’agricoltura – ha detto Adrian Bebb di Friends of the earth Europe, uno dei capofila degli oppositori al consolidamento nel settore – Intese come queste mettono nell’angolo gli agricoltori, riducono la competizione e finiranno per portare ogm e pesticidi tossici dai campi fino alle nostre tavole » . Una ricerca della Texas A& M, per dire, calcola che le nozze tra Monsanto e Bayer potrebbero far salire del 2% il prezzo dei semi di soia e di granturco e del 20% quelli del cotone.
Le grandi fusioni – sostiene l’industria – sono inevitabili. Le statistiche – dicono – sono implacabili: per garantire cibo a tutti entro il 2050 si dovrà aumentare del 70% la redditività dei campi. E visto che per sviluppare un nuovo seme “ efficiente” servono almeno 140 milioni di dollari ( e molti anni) mentre per un pesticida se ne possono spendere 350, aumentare la massa critica è necessario e per i piccoli non c’è spazio. A voler parlare di numeri, ribattono gli ambientalisti, un terzo del cibo prodotto viene oggi sprecato. E forse per dare da mangiare a tutti si potrebbe partire da lì. Le aziende però – che puntano al profitto – ragionano altrimenti. E oltre a studiare i super- semi del futuro (che saranno va da sé accompagnati dai super- pesticidi prodotti sempre da loro in grado di farli crescere bene) stanno puntando a lanciare i nuovi servizi di agricoltura digitale per portare la rivoluzione tecnologica nei campi: stazioni meteo che dicono quando, dove lavorare e irrigare il terreno in base al tempo. Sensori e droni per misurare carenze nutritive ed eventuali malattie delle piante, intervenendo solo dove serve e nelle quantità giuste, magari con trattori intelligenti senza guidatore in grado di muoversi e distribuire le dosi adeguate di chimica grazie a un software. Un altro grande business che potrebbe portare in futuro a un ulteriore consolidamento del settore coinvolgendo i produttori di macchine agricole e i big dell’hi-tech.

Fonte: Ettore Livini, LA REPUBBLICA

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