“Nessuno soccorre i migranti”, ricomincia l’odissea dell’Aquarius

La nave di Msf salva 141 persone. La Libia non indica un porto sicuro, Italia e Malta dicono no

Alessandra Ziniti * • 13/8/2018 • Immigrati & Rifugiati • 228 Viste

La denuncia: “I profughi erano alla deriva e cinque mercantili hanno fatto finta di niente”

Nel Mediterraneo qualcosa è cambiato: scomparsi i gommoni, tanti barchini stracarichi di migranti, abbandonati in mare alcuni senza motore, con le navi di passaggio che ignorano le richieste di aiuto e i libici che coordinano i soccorsi ma non assegnano un porto di sbarco. È l’ultima fotografia scattata dalla Aquarius che, dopo tre soccorsi eseguiti in coordinamento con Tripoli, si è sentita rispondere: «Il porto di sbarco chiedetelo ad altri».

Hanno risposto alle loro comunicazioni, hanno persino chiesto loro di effettuare un terzo soccorso (10 persone a bordo di un piccolo barchino dopo i 141 già salvati venerdì su due diverse imbarcazioni), ma il “ porto sicuro” quello non glielo hanno dato. «Chiedetelo ad un altro Mrcc » , hanno ordinato i libici. E, dalla Aquarius, non se lo sono fatti ripetere due volte perché comunque non avrebbero mai riportato nell’inferno libico quei migranti presi a bordo dopo che almeno cinque navi passate vicino avevano ignorato la loro richiesta di soccorso per evitare guai. « Abbiamo incrociato altre imbarcazioni prima, chiedevamo aiuto, ma nessuna si è fermata ad aiutarci», le drammatiche testimonianze dei migranti alcuni dei quali in mare da 36 ore su una bagnarola senza motore.
Dunque prua verso nord e immediata richiesta alle sale operative di Malta e Italia di offrire un porto sicuro. Con altrettanto immediato diniego da La Valletta e con il silenzio di Roma facilmente interpretabile con un altro no visto che già sabato il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva ribadito che per la nave umanitaria di Sos Mediterranée e Msf i porti italiani restano chiusi.
La missione di agosto della Aquarius rischia dunque di trasformarsi in una nuova odissea se l’Europa non risponderà in tempi rapidi alla richiesta di indicare un porto sicuro dove sbarcare i 141migranti a bordo, metà dei quali sono minori. Con una novità che aumenta, se possibile, le perplessità sull’idoneità della Libia a coordinare operazioni di soccorso nelle acque di sua competenza senza poi indicare, come prevedono le norme, anche il porto di sbarco.
Ma soprattutto l’allarme che arriva dalla Aquarius è quello di un Mediterraneo dove i gommoni mezzi sgonfi sembrano aver di nuovo lasciato spazio a barchini e barconi in legno che le navi di passaggio, per evitare giorni e giorni di prevedibile stand by con i migranti a bordo, fanno finta di non vedere. « È gravissimo, ma le navi potrebbero non essere disposte a rispondere a chi è in difficoltà per l’alto rischio di rimanere bloccate e di non vedersi assegnare un porto di sbarco » , dice Aloys Vimard, coordinatore di Msf a bordo.
Sette su dieci dei migranti soccorsi sono eritrei, dei 116 a bordo di un barcone sovraffollato ben 67 sono minori non accompagnati. Nessun caso grave, ma quasi tutti sono denutriti e portano addosso i segni della detenzione in Libia, anche una giovane donna con la sua bimba di dieci mesi che è diventata la mascotte di bordo.
« Abbiamo seguito le istruzioni del centro di coordinamento libico e abbiamo contattato altri centri per un porto sicuro dove sbarcare — dice Nick Romaniuk, coordinatore di Sos Mediterranée — ciò che è di massima importanza è che i superstiti siano portati senza ritardi in un luogo sicuro dove possano essere protetti dagli abusi. I governi europei hanno fatto tutto il possibile per sostenere la Libia, ma gli eventi mostrano che non hanno assolutamente la capacità di coordinare un salvataggio. Non ci hanno informato delle imbarcazioni in pericolo di cui erano a conoscenza nonostante noi fossimo nelle vicinanze. Se non avessimo avvistato noi stessi queste barche in pericolo non so che fine avrebbero fatto queste persone ».

* Fonte: LA REPUBBLICA

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