Nazioni Unite contro il Ddl Pillon: «una grave regressione»

Ddl Pillon. Le relatrici speciali delle Nazioni unite: «Si tratta di un tentativo di ripristinare un ordine sociale basato su stereotipi di genere»

Giulia Siviero * • 27/10/2018 • Diritti umani & Discriminazioni, Libertà & Nuovi diritti, Welfare & Politiche sociali • 636 Viste

Lo scorso 22 ottobre, le relatrici speciali delle Nazioni Unite sulla violenza e la discriminazione contro le donne, Dubravka Šimonović e Ivana Radačić, hanno inviato una lettera al governo italiano prendendo posizione a favore degli spazi femministi e contro il disegno di legge 735, meglio conosciuto come “ddl Pillon”.

Nella lettera, resa pubblica solo ieri dallo Huffington Post, si dice che le modifiche introdotte dal ddl in materia di separazione e affido non tutelano le donne e i bambini che subiscono violenza in famiglia. In caso di approvazione porteranno a «una grave regressione che alimenterebbe la disuguaglianza di genere».
Il disegno di legge 735 è attualmente al vaglio della Commissione Giustizia del Senato in sede redigente (sarà cioè la commissione a esaminare i singoli articoli, dopodiché il testo sarà sottoposto all’aula solo per la votazione finale senza possibilità di modifiche) ed è stato presentato lo scorso agosto dal senatore della Lega Simone Pillon, uno degli organizzatori del Family Day e uno dei portavoce delle principali battaglie dell’integralismo cattolico.

II ddl vuole sostanzialmente disincentivare l’accesso alla separazione introducendo esplicitamente all’articolo 1 il concetto di “unità familiare” come prevalente sui diritti dei minori e delle donne che subiscono violenza. A differenza di quanto è stato fino ad oggi valido nel diritto di famiglia (la priorità dell’interesse del minore e del genitore più debole), porta infatti avanti un principio adultocentrico: non tutela l’interesse del minore o quello del genitore più svantaggiato, ma l’interesse dell’adulto economicamente più forte. Inoltre propone soluzioni standard che non tengono conto della diversità delle situazioni e che possono, in molti casi, essere nocive.

Il ddl introduce innanzitutto l’obbligatorietà della mediazione familiare a pagamento in tutte le separazioni, comprese quelle legate a violenza e abusi. Nella lettera delle relatrici delle Nazioni Unite si ribadisce che la mediazione può «essere molto dannosa se applicata ai casi di violenza domestica» e che tale imposizione viola la “Convenzione di Istanbul” che l’Italia ha sottoscritto nel 2003. La mediazione, infatti, privatizza il conflitto spostandolo in un ambito in cui vale l’obbligo di riservatezza: e se durante il percorso di mediazione dovessero verificarsi o emergere degli abusi, questi non risulterebbero. L’obbligo di segretezza, si dice nella lettera, «limita il potere dell’autorità giudiziaria»: istituzionalizza la violenza all’interno della famiglia e anche da parte delle istituzioni, sollevando i tribunali dai loro compiti e occultando la violenza per delegata giustizia. Per omissione.

Nella lettera dell’Onu, il ddl viene poi criticato per come rivoluziona il principio di bi-genitorialità attraverso i tempi paritetici di permanenza del minore presso ciascun genitore e il mantenimento diretto. Il principio di bi-genitorialità – già previsto da molte convenzioni internazionali – prevede che il minore abbia il diritto di avere un rapporto significativo con entrambi i genitori a meno che tale rapporto non sia nocivo per il minore stesso. Il ddl trasforma la bi-genitorialità in un principio dell’adulto stabilendo anche che il genitore economicamente più forte abbia sostanzialmente più diritti. Nella lettera si dice chiaramente che il ddl perpetra la violenza economica, impedisce una perequazione e aumenta la soglia del conflitto. La critica delle Nazioni Unite, molto puntuale, riguarda infine l’istituto molto controverso dell’alienazione genitoriale, «teoria altamente contestata», si dice. Il ddl prevede che quando il minore rifiuti il rapporto con uno dei genitori, il giudice sanzioni l’altro «pur in assenza di prove fattuali o legali». Le sanzioni sono molto gravi e immediate: sospensione della responsabilità genitoriale, multe, risarcimenti danni e collocazione del minore in comunità.

Le critiche dell’Onu riprendono punto per punto quelle già avanzate in Italia da diverse associazioni di avvocati, psicologi e operatori che si occupano di famiglia e minori. E anche dai centri antiviolenza e dai movimenti femministi come Non Una di Meno che il prossimo 10 novembre scenderanno in piazza in tutta Italia.

Oltre che contro il ddl Pillon, la lettera delle Nazioni Unite prende posizione a favore degli spazi per le donne di Roma che provvedono a fornire quei «servizi che non vengono forniti dallo stato». Il riferimento è certamente alla Casa internazionale delle donne, ma anche alla struttura di accoglienza “Lucha y siesta”, attualmente sotto sfratto. E infine: nella lettera si parla in generale di «repressione» e di «una tendenza, espressa attraverso le dichiarazioni di alcuni funzionari governativi» e attraverso altri provvedimenti dei partiti di maggioranza «contro i diritti delle donne». In Italia, si dice, è in atto, il «tentativo di ripristinare un ordine sociale basato su stereotipi di genere e relazioni di potere diseguali e contrarie agli obblighi internazionali in materia di diritti umani». Le relatrici auspicano dal governo una «risposta entro 60 giorni».

* Fonte: Giulia Siviero, IL MANIFESTO

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