Attentato a Strasburgo, continua la caccia serrata all’assalitore

Il sospettato, francese di 29 anni e origine marocchina, potrebbe già essere in Germania. La polizia ha interrogato quattro persone sospettate di essere a conoscenza delle intenzioni del giovane

Chiara Cruciati * • 13/12/2018 • Guerre, Armi & Terrorismi • 339 Viste

STRASBURGO. Le sirene hanno risuonato per tutta la notte nel quartiere di Neudorf, sud est di Strasburgo. All’alba, dieci ore dopo la sparatoria che ha ucciso tre persone (un afghano, un thailandese e un francese) e ne ha ferite 13 nel centro storico della città francese, la strada E52 verso il ponte sul Reno e il confine con la Germania è intasata: si procede a passo d’uomo per i controlli della polizia ancora alla ricerca dell’assalitore. L’uomo di 29 anni, nato a Strasburgo da famiglia marocchina, Cherif Chekatt, si era subito rifugiato a Neudorf prendendo in ostaggio un tassista.

VERSO LE 22 LA POLIZIA lo aveva individuato: secondo il sindaco Ries, lo aspettavano lungo una pista ciclabile e quando è arrivato lo hanno illuminato con una torcia, «ma lui ha subito aperto il fuoco».

Poi ha fatto di nuovo perdere le sue tracce. La stessa mattina dell’attacco la polizia si era presentata a casa sua, in Rue d’Epinal 5 a Neudorf, per arrestarlo per tentato omicidio nel corso di una rapina. Non lo hanno trovato. Avrebbero invece trovato una granata e un fucile. Dodici ore dopo quella perquisizione, Chekatt ha aperto il fuoco con un’arma automatica nel pittoresco vicolo Rue de Ofrèvres, nel cuore di una Strasburgo già immersa nel Natale. Tra i feriti gravi c’è anche un giovane giornalista radiofonico italiano, Antonio Megalizzi: è in coma e non è operabile, dicono i medici, il proiettile che lo ha colpito alla testa non si può rimuovere a causa della sua posizione.

Di moventi, di motivi che lo avrebbero spinto ad agire, in «nome» di cosa, ancora le autorità non ne indicano. Dopo l’attacco la polizia ha fermato e interrogato quattro persone, tra cui il padre e la madre, sospettate di essere a conoscenza delle intenzioni del giovane.

C’È SGOMENTO tra la popolazione: ieri, mentre le luci restavano spente e le bancarelle serrate, ci si chiedeva come avesse fatto ad entrare nella «zona rossa» con un’arma automatica visti i controlli a tappeto su chiunque attraversi i varchi della sicurezza, attivi per oltre un mese a cavallo del 25 dicembre. Nel pomeriggio, quando le stradine del centro sono generalmente piene, l’atmosfera è spettrale. La cattedrale illumina a stento le bancarelle chiuse e i soldati che pattugliano le strade. Mazzi di fiori sono stati poggiati nel vicolo più colpito dal fuoco. Qualche bar è aperto e il clima insolitamente mite permette a gruppi di giovani di bere una birra all’esterno.

«Le luci sono spente per l’attacco, hanno sospeso le celebrazioni, non si sa fino a quando», ci dice un negoziante. «Stasera qui è quasi vuoto, è silenzioso, non è mai così a Natale», aggiunge una signora. Ma non è la paura ad attraversare la città, che ha ripreso a vivere quasi con normalità. Ieri mattina alle fermate dei bus, i ragazzini ridevano prima di entrare a scuola (il sindaco ha deciso di tenerle aperte) e gli anziani salivano a bordo con i piccoli carrelli per fare la spesa.

È più la tristezza a dare senso alle strade silenziose, all’atmosfera surreale. Forse una calma dettata dall’opzione più credibile: Chekatt potrebbe essere già in Germania, basta attraversare il Reno e si è già arrivati. E dal suo quartiere è un attimo. Neudorf è il più popoloso della città, cresciuto nel secolo scorso dopo la guerra a sud e a est del centro storico.

Ha accolto la popolazione in crescita, una crescita che prosegue con nuove palazzine con su scritto «in vendita», negozietti di cibo halal e una scuola, aperta fino a tardi, dove studiano bambini di origine francese, araba e nordafricana.

IL MINISTRO DEGLI INTERNI Castaner ha dispiegato oltre 700 uomini, il livello di emergenza è massimo. Coinvolta è anche la Germania che però dice di non avere informazioni sulla presunta affiliazione di Chekatt a reti islamiste. Per Parigi era un soggetto potenzialmente pericoloso, parte di una piccola rete islamista a Strasburgo, ma era noto più per i suoi reati contro la proprietà che per attività estremiste: è stato condannato 27 volte.

La penultima nel 2016 per rapina aggravata a Singer, in Germania, a poca distanza dalla frontiera. Dopo due anni di prigione, era stato espulso: in Francia è tornato subito a delinquere. È stato inserito nella lista dei sospetti estremisti con la lettera «S» perché considerato un radicalizzato non attivo. Disoccupato dal 2011, sei fratelli, di lui si sa davvero poco. Così poco che stonano le dichiarazioni tranchant di molti politici e giornalisti.

IERI NEL LABIRINTO che è il Parlamento europeo, al di là del minuto di silenzio osservato con dolore dalla plenaria, si sentivano sentenze già stabilite.
Terrorismo, chiusura delle frontiere e i presunti errori della Francia a cui in si attribuisce troppa apertura verso gli «stranieri». Dimenticando che Chekatt è nato qui, a Strasburgo, e che molti di quei «stranieri» sono arrivati dalle ex colonie francesi, manodopera a basso costo.

«È troppo presto per qualsiasi analisi. Non si conosce la matrice di questo atto – ci dice Elly Schlein, europarlamentare del gruppo S&D – La destra non perde mai occasione ma è da irresponsabili in questo momento fare dichiarazioni che non siano di cordoglio per le vittime, i feriti e i familiari. Strumentalizzare a caldo quando ancora non ci sono informazioni sufficienti è da irresponsabili. Dobbiamo invece ribadire la presenza delle istituzioni, giusta è stata la decisione del Parlamento di continuare con i lavori».

* Fonte: Chiara Cruciati, IL MANIFESTO

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