Vertice di governo, i conti non tornano. Salvini furioso, la Ue procede

Legge di bilancio. Incontro di governo. Tria dice no alla Flat tax in deficit e chiede misure concrete da portare in Europa. Discussione sulla procedura già oggi all’Eurogruppo, Moscovici vuole subito una manovra correttiva 

Andrea Colombo * • 13/6/2019 • Europa, Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni • 230 Viste

Per partire sono partiti. Però col piede sbagliato. La prima vera riunione del governo sui conti e sulla legge di bilancio si è conclusa con uno scontro che certifica posizioni opposte nel merito e nel metodo. Con il ministro dell’Economia Tria, il premier Conte e il direttore generale del Tesoro Andrea Rivera – reduce dalla mattanza del Comitato economico e finanziario di martedì a Bruxelles, 27 voti a favore della procedura contro uno, quello italiano – c’erano le squadre economiche gialla e verde al gran completo.

Tocca a Tria lo sgradito compito di chiarire il quadro: la procedura non è una minaccia a vuoto. In questa condizione di varare la Flat tax in deficit non se ne può neanche parlare. Sarebbe un suicidio. Ma c’è di più e di peggio. Bisognerebbe mandare un segnale a Bruxelles subito, prima del 9 luglio, quando Ecofin potrebbe far partire la slavina.

«Nessuna manovra correttiva effettiva», affermerà poi Tria. Ma qualcosa bisognerebbe fare per ricavare un extra gettito immediato. Le possibilità in teoria sarebbero tante, dall’aumento dell’Iva a quello delle accise a un taglio dei fondi per Quota 100 e reddito. Ma per i soci della maggioranza sono tutte politicamente indigeribili.

Salvini s’imbufalisce, abbandona la riunione, sale sul solito tetto e giù con la diretta. Non esagera nei toni. Conferma che l’Italia vuole evitare la procedura e vuole il dialogo «però da pari a pari». Le coperture per la Flat tax, ripete «ci sono». Ma verranno tirate fuori a tempo debito. In ogni caso sia chiaro che se Bruxelles pensa di far indossare a Salvini il famigerato loden di Mario Monti ha sbagliato indirizzo.

I tempi contano. La Lega punta sul rinvio. Lo scostamento che ha innescato l’offensiva della commissione sarà chiarito dalle cifre di Tria. Dunque, secondo il Carroccio, la procedura dovrebbe essere fuori discussione anche perché «una commissione uscente, vecchia e delegittimata non può imporre scelte e sanzioni a popoli e governi».

L’intera discussione, insomma, dovrebbe essere rinviata all’autunno, con la nota correttiva al Def e la legge di stabilità vera e propria. In un quadro che Matteo Salvini spera sia a quel punto più favorevole all’Italia.

Il problema è che la Lega non ha capito o finge di non aver capito la situazione, a differenza di Tria e di Conte. Bruxelles non si accontenterà delle cifre del ministro dell’Economia, perché il problema non è affatto lo scostamento, peraltro lieve, ma la politica del governo. Non concederà dunque rinvii e anzi invia un nuovo segnale, forse il più preoccupante, accelerando.

Oggi in Lussemburgo si riuniscono l’Eurogruppo e poi Ecofin. Il caso italiano non era all’ordine del giorno. E’ stato inserito ieri, all’ultimo momento. Il commissario agli affari economici Pierre Moscovici afferma di aspettarsi il via libera già oggi e informa che il presidente Mário Centeno «concorda con la valutazione della Commissione». Particolare significativo, Centeno viene dal Portogallo, cioè dal Paese che, con la Spagna, è il più morbido nei confronti dell’Italia.

Il commissario francese stavolta è ultimativo: «Nessuno dovrebbe dubitare che applicheremo le regole se i criteri non verranno rispettati. La palla è nel campo dell’Italia. Dobbiamo vedere un percorso credibile sia per il 2019 che per il 2020. Pronti a tenere conto di qualsiasi nuovo elemento, ma non perdiamo tempo».

Il riferimento di Moscovici non solo al 2020, cioè alla legge di bilancio, ma anche al 2019 ha un significato inequivocabile. Le cifre del Mef non bastano. Bruxelles vuole una manovra correttiva. Pretende proprio quelle misure immediate che per Lega e M5S sono invece impraticabili e improponibili.

La discussione in punta di percentuali tra le stime di Tria e quelle di Bruxelles è in questo caso essenzialmente di facciata. Il nodo è politico. Bruxelles vuole un segnale politico, la prova tangibile, declinata in misure concrete varate subito, che l’Italia ha scelto di cambiare, anzi di rovesciare, il proprio indirizzo di politica economica. Non si accontenterà di nulla di meno.

* Fonte: Andrea Colombo, IL MANIFESTO

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