Migranti. Ancora un naufragio davanti alla Libia

Nonostante il vertice di Malta e le dichiarazioni dei leader europei, la rotta tra l’Africa e l’Europa resta priva di un sistema di soccorso

Adriana Pollice * • 29/9/2019 • Immigrati & Rifugiati • 129 Viste

Immigrazione. Alarm phone venerdì pomeriggio è stato contattato da un barcone con 56 persone a bordo, già da giorni alla deriva

«Un barca con oltre 50 persone a bordo si è ribaltata a largo di Misurata, in Libia». È l’allarme lanciato via Twitter ieri pomeriggio intorno alle 15 dall’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, che ha poi aggiunto: «I soccorsi della Guardia costiera di Tripoli sono in corso, siamo pronti a dare assistenza umanitaria e medica dopo lo sbarco».

È STATA UNA CORSA contro il tempo per cercare di evitare una strage mentre lungo la rotta occidentale verso la Spagna si è consumato un nuovo dramma. Nelle stesse ore sette migranti marocchini, sei uomini e una donna, sono stati trovati morti al largo di Ain Harouda, a nord est di Casablanca, dopo che il loro gommone si è capovolto. Solo in tre si sono salvati: trovati privi di coscienza ma vivi, sono stati ricoverati in ospedale mentre le operazioni di ricerca continuavano fino a sera.

Nonostante il vertice di Malta e le dichiarazioni dei leader europei, la rotta tra l’Africa e l’Europa resta priva di un sistema di soccorso. Alarm phone venerdì pomeriggio è stato contattato da un barcone con 56 persone a bordo, già da giorni alla deriva: «Abbiamo informato Libia, Italia e Malta, nessuno è intervenuto» scrivevano ieri mattina i volontari sui social. E ancora: «I naufraghi temono di morire. Il barcone sta imbarcando acqua, alcune persone sarebbero già finite in mare. Abbiamo perso contatto con la barca venerdì alle 22.22. Tutte le autorità sono state allertate di continuo. Questa è omissione di soccorso».

Poi ieri un nuovo contatto: «“Abbiamo bisogno di aiuto, è urgente”, ci hanno detto i migranti – hanno spiegato da Alarm phone -. La posizione del gommone è stata segnalata alla Guardia costiera italiana, alle forze armate maltesi, alla Guardia costiera libica, a Eunavformed, la missione europea nel Mediterraneo, e anche alla guardia costiera francese. Ripetono che stanno imbarcando acqua e che varie persone, inclusi bambini, sono andate fuoribordo. Cosa altro deve succedere affinché le autorità si assumano le loro responsabilità?».

I volontari di Alarm phone in serata hanno poi chiarito: «Il barcone con cui siamo in contatto non è quello segnalato dall’Unhcr. Sono ancora in pericolo e senza soccorsi in vista. Abbiamo parlato con loro nel pomeriggio, erano in mare da più di sessanta ore». Il Centro di coordinamento di Roma, secondo fonti italiane, avrebbe girato l’evento alla marina libica, confermando così la cooperazione con Tripoli.

Di fronte ai morti, Matteo Salvini ha continuato a insistere sulla conta degli sbarchi: «Più di mille in più rispetto all’anno scorso. Conte, Renzi, Di Maio vergognatevi». Mentre i volontari di Mediterranea attaccano: «Enorme frustrazione per non essere in mare a causa dell’illegittimo sequestro amministrativo della Mare Jonio, ultimo colpo di coda del precedente governo, che quello attuale potrebbe revocare in un attimo». In serata in 20 su un barcone sono arrivati a Lampedusa.

DRAMMATICA anche la rotta orientale. La Guardia costiera della Turchia ha comunicato di aver tratto in salvo 15 migranti al largo della provincia di Mugla, confermando però la morte di 7 naufraghi vicino all’isola greca di Chios, 4 i dispersi.

«Persone alla deriva, nella disperazione. Un sistema di ricerca e salvataggio non può essere procrastinato. Sono già più di 950 i morti nel Mediterraneo quest’anno», il commento di Carlotta Sami, portavoce Unhcr. Circa in 20mila sono sbarcati sulle coste del Mediterraneo dal 16 agosto al 20 settembre, secondo le stime dell’Oim. Una media di oltre 600 persone al giorno, la più alta dell’anno. Allo stesso tempo, gli arrivi in Europa dal Nord Africa sono calati del 20% rispetto al 2018.

* Fonte: Adriana Pollice, il manifesto

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