Migranti. Allarme naufragio con morti, 68 bambini salvati dalle Ong

Mediterraneo. Più di 300 persone soccorse dalle navi Open Arms e Ocean Viking «Molti naufraghi hanno ferite da armi da fuoco». Silenzio di Bruxelles

Leo Lancari * • 22/11/2019 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 244 Viste

Ai volontari spagnoli che li hanno soccorsi è bastato uno sguardo per capire da quale inferno stavano scappando le persone che avevano davanti. Molte, infatti, presentavano evidenti ferite da arma da fuoco, alcune anche recenti, a testimonianza delle violenze subite in Libia, vuoi perché rimaste coinvolte nei combattimenti che da mesi insanguinano il Paese nordafricano, vuoi perché, ed è il caso più probabile, vittime dei trafficanti di uomini. Ma a colpire i soccorritori della Open Arms è stato il gran numero di bambini presenti sul gommone che avevano appena intercettato: 26, dei quali due bimbi di 4 e 3 anni. Altri 42 bambini sono stati salvati dalle ong Sos Mediterranée e Medici senza frontiere e si trovano ora a bordo della Ocean Viking. «L’88% viaggia da solo, senza genitori o tutori», hanno spiegato le due ong.

Il maltempo non ferma le partenze dalla Libia e solo la presenza nel Mediterraneo delle organizzazioni umanitarie ha impedito che i viaggi dei barconi verso l’Europa si trasformassero in altrettanti naufragi. E questo anche se ieri Alarm Phone ha denunciato un possibile naufragio al largo della Libia nel quale potrebbero aver perso la vita 67 persone.

L’ultimo intervento di soccorso della Ocean Viking risale a mercoledì sera, quando la nave ha soccorso 90 migranti che si trovavano su di una barca in vetroresina in difficoltà 82 miglia a nord di Misurata. I naufraghi hanno spiegato di essere partiti due giorni prima da Al Khoms, città che si trova 97 chilometri a sudest di Tripoli, e di aver segnalato di essere in difficoltà alla piattaforma Alarm Phone che a sua volta ha rilanciato l’allarme alle autorità marittime e alla Ocean Viking. Dopo l’ultimo salvataggio sulla nave si trovano adesso 215 persone.

Altre 73 migranti sono stati invece soccorsi all’alba di mercoledì dalla Open Arms. L’imbarcazione si trovava 50 miglia nord di Zawiya e tra i migranti presenti a bordo – ha spiegato la ong spagnola – ci sono «casi di choc traumatico, ustioni di secondo terzo grado, ferite da armi da fuoco, ipotermia grave e disidratazione».

Nei giorni scorsi la Ocean Viking aveva chiesto un porto sicuro verso il quale dirigere, senza però aver ricevuto ancora una risposta. Per entrambe le navi adesso comincia la partita della ricollocazione in Europa dei naufraghi tratti in salvo. Per adesso da Bruxelles non è arrivata nessuna comunicazione, né pare essersi attivata la commissione europea alla ricerca di Paesi disponibili all’accoglienza. In teoria dovrebbe entrare n funzione l’accordo siglato lo scorso mese di settembre alla Valletta tra Italia, Germania, Malta e Francia, con l’avvio automatico della distribuzione tra i Paesi che hanno già manifestato la loro disponibilità. Parlando due giorni fa davanti alla commissione Affari costituzionali della Camera, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha parlato di progressi nell’attuazione dell’accordo. «Per dicembre dovremmo sapere quanti Paesi hanno accolto questa strada», lasciando intendere un possibile allargamento del gruppo iniziale. Il ministro ha inoltre ricordato come nei precedenti casi di migranti salvati dalla Ocean Viking e dalla Alan Kurdi, la nave della ong Sea Eye che proprio ieri ha ripreso il largo, due Paesi stranieri hanno accolto il 72% dei migranti. «Questo è molto significativo», ha detto la titolare del Viminale.

Intanto proseguono gli sbarchi di quanti riescono ad arrivare in Italia autonomamente. Una barca con a bordo 74 persone che ai soccorritori hanno dichiarato di provenire dal Bangladesh è approdata a Cala Pisana, sull’isola di Lampedusa. I migranti sono stati soccorsi sulla banchina dai carabinieri e accompagnati all’hotspot di contrada Imbriacola che era rimasto vuoto in seguito agli ultimi trasferimenti e ai numerosi giorni di tregua.

* Fonte: Leo Lancari, il manifesto

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