Haiti. Moïse scatena la repressione, l’opposizione nomina un presidente a interim

Haiti. Moïse scatena la repressione, l’opposizione nomina un presidente a interim

Tutto il paese gli chiede di andarsene, ma lui, Jovenal Moïse, da domenica ufficialmente presidente de facto di Haiti, resta aggrappato al potere con le unghie e con i denti.

E, anzi, ha denunciato pure un fallito colpo di stato contro il suo governo, con tanto di arresto di 23 oppositori, tra cui il giudice della Corte di cassazione Me Yvikel Dabresil e l’ispettrice della polizia Marie-Louise Gauthier.

L’opposizione, tuttavia, non è arretrata di un passo, annunciando per tutta risposta la nomina come presidente ad interim del giudice più anziano della Cassazione, Joseph Mécène Jean Louis, il quale ha accettato «l’incarico offertogli dall’opposizione e dalla società civile per servire il paese».

Del resto, che il mandato di Moïse sia scaduto domenica – anziché il 7 febbraio del 2022 come lui pretende – non lo dicono più solo i partiti, i sindacati, le organizzazioni sociali, le Chiese. Ma lo ha stabilito persino il Consiglio superiore del potere giudiziario, evidenziando come la Costituzione vincoli chiaramente l’inizio del mandato di 5 anni non alla data dell’insediamento (avvenuto nel 2017), ma a quella del processo elettorale, che, nel caso di Moïse, per via delle denunce di brogli, si è prolungato per due anni, dal 2015 al 2016.

E già prima la Federazione dei collegi degli avvocati (Fbh) si era espressa in maniera analoga, sottolineando come, in base alla Carta, la presenza di un ritardo nell’organizzazione delle elezioni comporti una corrispondente riduzione della durata effettiva del mandato presidenziale.

Ma la Fbh era andata anche oltre, ponendo l’accento sulla rottura istituzionale rappresentata dalla mancata convocazione delle elezioni parlamentari al termine della legislatura nel gennaio dello scorso anno: un vuoto istituzionale di cui il presidente ha approfittato per mettere mano da solo alla riforma dello Stato e convocare illegittimamente le prossime elezioni: il referendum del 25 aprile per l’approvazione di una nuova Carta costituzionale e le elezioni legislative e presidenziali del 19 settembre.

Ma mentre il popolo è sceso nuovamente in strada domenica, andando incontro alla brutale repressione della polizia, a venire in soccorso del governo sono stati ancora una volta gli Stati uniti che, attraverso il portavoce del Dipartimento di stato Ned Price, hanno fatto sapere che «un nuovo presidente dovrà succedere a Moïse alla scadenza del suo mandato il 7 febbraio del 2022».

* Fonte: Claudia Fanti, il manifesto

 

 

ph by abdallahh from Montréal, Canada, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons



Related Articles

Europee. Le nazioni contro la democrazia

Elezioni europee. Non è detto che chi ottenesse la maggioranza nel Parlamento si vedrà garantita la presidenza della Commissione

Siria. I marines USA vanno via da Rojava, arrivano i russi

Le truppe americane si sono ritirate ieri, avanzano quelle di Damasco che entrano a Manbji. La città pattugliata dall’esercito di Mosca, sempre più decisivo nell’area

Truppe turche in marcia su Idlib, allarme ONU: 900mila nuovi sfollati

Siria. Crisi devastante: campi pieni, civili senza riparo. Ankara a Damasco: «Ritiratevi, l’operazione è imminente». Voci da Kobane: «Scappano nel Rojava occupato». Mosca propone un vertice a Teheran

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment