Stati Uniti, un’agenzia federale spia giornalisti

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Stati Uniti. Inchiesta di Yahoo News: un’unità antiterrorismo segreta ha indagato almeno 20 reporter. Utilizzati database governativi con informazioni personali e finanziarie

 

NEW YORK. Secondo un’indagine di Yahoo News, un’unità antiterrorismo segreta all’interno dell’agenzia federale Customs and Border Protection (Cbp) ha indagato su almeno 20 giornalisti Usa, utilizzando dei database governativi contenenti informazioni personali e destinate a tracciare i terroristi.

Tramite questi database la Counter Network Division ha indagato segretamente in particolare su una giornalista dell’Associated Press, Martha Mendoza, vincitrice del Premio Pulitzer, usando dati sensibili come i documenti di viaggio e le informazioni personali e finanziarie. Ha anche consultato i registri del personale del Congresso e interrogato dei membri del Congresso.

Uno di questi casi di controllo segreto era già stato segnalato nel 2018: un agente della Cbp, Jeffrey Rambo, aveva raccolto informazioni su Ali Watkins, una giornalista che ha coperto le principali questioni di sicurezza nazionale per più agenzie di stampa.

Chiamato da Yahoo News Rambo ha detto che la pratica è di routine: «Quando un nome arriva sulla tua scrivania lo segui attraverso tutti i sistemi a cui hai accesso, è solo la prassi che seguono tutti». Anche l’Ap ha ottenuto una copia censurata di un rapporto di oltre 500 pagine dell’ispettore generale del Dipartimento della sicurezza interna, dove si legge la stessa dichiarazione, ma con il nome di Rambo oscurato.

«Siamo profondamente preoccupati per questo abuso di potere – ha dichiarato Lauren Easton, direttrice delle relazioni con i media di Ap – Sembra essere un esempio di giornalisti presi di mira semplicemente per aver fatto il loro lavoro, vale a dire una violazione del Primo emendamento».

Nella sua dichiarazione, invece, la Customs and Border Protection ha affermato: «Le operazioni di controllo e indagine del Cbp sono rigorosamente disciplinate da protocolli e dalle migliori pratiche consolidate. Il Cbp non indaga su individui senza una base legittima e legale per farlo».

La notizia è solo l’ultimo esempio di agenzie federali che usano il potere per controllare e monitorare i contatti e gli spostamenti dei giornalisti. All’inizio di quest’anno il procuratore generale Merrick Garland ha formalmente proibito ai pubblici ministeri di sequestrare i documenti dei giornalisti che indagano sulle fughe di notizie, ammettendo solo poche e limitate eccezioni.

La mossa è arrivata dopo che si era sparsa la notizia secondo cui il Dipartimento di Giustizia di Trump aveva chiesto e ottenuto documenti appartenenti a giornalisti, così come a membri democratici del Congresso, ai loro aiutanti e a un ex consigliere della Casa bianca, Don McGahn.

Non è una novità: anche durante l’amministrazione Obama gli investigatori federali avevano sequestrato segretamente i tabulati telefonici di alcuni giornalisti e redattori dell’Ap. Sequestri che includevano i tabulati delle linee telefoniche dell’ufficio, di casa, e dei cellulari. Ma l’uso dei database da parte di Rambo e dell’unità Cbp è stato più esteso di quanto fatto in precedenza.

L’ispettore generale ha parlato di possibili accuse penali per uso improprio dei database governativi e per avere mentito agli investigatori, ma il Dipartimento di Giustizia si è rifiutato di perseguire Rambo e altri due dipendenti della Homeland Security. Rambo si è lamentato con Yahoo News del fatto che la Customs and Border Protection non lo ha sostenuto e di essere diventato «l’unico capro espiatorio a finire nei notiziari.

«Nessuno di questi articoli mi descrive come un agente delle forze dell’ordine scagionato da illeciti, che in realtà aveva un vero scopo per fare quello che stavo facendo. E il Cbp si rifiuta di riconoscerlo, di ammetterlo e di raddrizzare questo torto».

* Fonte: Marina Catucc, il manifesto



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