Fonti fossili: il sostegno pubblico raddoppia e dimentica il clima

Fonti fossili: il sostegno pubblico raddoppia e dimentica il clima

I rapporti di Ocse e Aie: le principali economie prevedono aiuti a consumatori e produttori per gas, petrolio e carbone a causa dell’aumento dei prezzi. La lotta al cambiamento climatico è rimandata

 

Nel 2021 le principali economie hanno aumentato drasticamente il sostegno alla produzione e al consumo di carbone, petrolio e gas naturale: il sostegno pubblico complessivo ai combustibili fossili in 51 Paesi del mondo è quasi raddoppiato passando da 697,2 miliardi di dollari nel 2021 a 362,4 nel 2020.

L’analisi è stata pubblicata a fine agosto dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e dall’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), secondo cui molti Paesi stanno lottando per bilanciare gli impegni presi da tempo per eliminare gradualmente gli inefficienti sussidi ai combustibili fossili con gli sforzi per proteggere le famiglie dall’impennata dei prezzi dell’energia.

LE PROIEZIONI di Ocse e Aie mostrano che i sussidi al consumo aumenteranno ancora nel 2022, a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti e del consumo di energia.

È un altro effetto dell’aggressione russa all’Ucraina: «La guerra ha minato la sicurezza energetica. Gli aumenti significativi dei sussidi per i combustibili fossili incoraggiano gli sprechi di consumo, ma non raggiungono necessariamente le famiglie a basso reddito – ha spiegato il segretario generale dell’Ocse Mathias Cormann – Dobbiamo adottare misure che proteggano i consumatori dagli impatti estremi dei cambiamenti del mercato e delle forze geopolitiche, in modo da contribuire a mantenere la neutralità delle emissioni di carbonio, la sicurezza energetica e l’accessibilità dei prezzi».

I dati presentati coprono i principali paesi produttori e consumatori di energia, che rappresentano l’85% dell’approvvigionamento energetico totale del mondo.

L’analisi dell’Ocse riguarda trasferimenti di bilancio e agevolazioni fiscali legate alla produzione e all’uso di carbone, petrolio, gas e altri prodotti petroliferi nelle economie del G20 e ha mostrato che il sostegno totale ai combustibili fossili è salito a 190 miliardi di dollari nel 2021 da 147 miliardi di dollari nel 2020.

Il sostegno ai produttori ha raggiunto livelli mai visti prima nelle attività di monitoraggio, 64 miliardi di dollari nel 2021, con un aumento di quasi il 50% rispetto all’anno precedente e del 17% rispetto ai livelli del 2019.

«QUESTI SUSSIDI hanno in parte compensato le perdite subite dai produttori a causa dei controlli sui prezzi interni, in seguito all’impennata dei prezzi energetici globali alla fine del 2021», spiega un comunicato dell’organizzazione. La stima del sostegno ai consumatori ha raggiunto invece i 115 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 93 miliardi di dollari del 2020.

L’Aie, invece, elabora le stime dei sussidi ai combustibili fossili confrontando i prezzi sui mercati internazionali e i prezzi pagati dai consumatori nazionali, mantenuti artificialmente bassi grazie a regolamentazione diretta dei prezzi, formule di determinazione dei prezzi, controlli o tasse alle frontiere e mandati di acquisto o di fornitura nazionali.

Prendendo in considerazione 42 economie, l’Aie rileva che il sostegno ai consumatori aumenterà a 531 miliardi di dollari nel 2021, più che triplicando il livello del 2020, a causa dell’impennata dei prezzi dell’energia.

IL PROBLEMA è che tutto questo cozza con l’esigenza di rendere sempre meno attraenti anche per i consumatori i combustibili fossili nell’ambito della lotta ai cambiamenti climatici: «I sussidi sono un ostacolo per un futuro più sostenibile, ma la difficoltà che i governi incontrano nell’eliminarli è sottolineata in periodi di prezzi elevati e volatili dei combustibili. Un aumento degli investimenti nelle tecnologie e nelle infrastrutture per l’energia pulita è l’unica soluzione duratura all’attuale crisi energetica globale e il modo migliore per ridurre l’esposizione dei consumatori agli alti costi dei carburanti», ha commentato il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia, Fatih Birol.

Il country report dell’Ocse per l’Italia evidenzia un sostegno pubblico ai combustibili fossili stimato in 9,02 miliardi di euro nel 2020. Si sono ridotti del 13% dal 2015. Anche se è cresciuta di un miliardo di euro la voce relativa alle quote di emissione distribuite gratuitamente nell’ambito del meccanismo europeo di scambio delle emissioni (Ets).

* Fonte/autore: Luca Martinelli, il manifesto



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