Escalation. Stati uniti e Londra attaccano in Yemen

Escalation. Stati uniti e Londra attaccano in Yemen

Loading

Rappresaglia contro gli Houthi per gli attacchi nel Mar Rosso. Sale il prezzo del greggio

 

Il 10 gennaio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite aveva approvato la risoluzione 2722 che condannava gli attacchi degli Houthi alle navi nel Mar Rosso e riconosceva il diritto degli stati membri a difendere le proprie navi. Non era ancora asciugato l’inchiostro sulla carta e già gli aerei e i missili anglo-americani stavano sorvolando lo Yemen.

Nella notte di venerdì, navi, sottomarini e aerei da guerra statunitensi e britannici hanno colpito su vasta scala diversi obiettivi nello Yemen, rappresaglia contro le forze Houthi appoggiate dall’Iran per gli attacchi alle navi nel Mar Rosso.

DOPO L’INIZIO della guerra tra Israele e Hamas, gli Houthi hanno dichiarato il loro sostegno ai palestinesi e hanno cominciato a prendere di mira qualsiasi nave diretta in Israele. Gli attacchi si sono intensificati tra novembre e dicembre, costringendo alcune navi a intraprendere la lunga rotta intorno all’Africa meridionale, con un aumento dei costi e dei tempi di consegna che ha alimentato i timori di una nuova ondata di inflazione globale. Poiché quasi il 15% del commercio marittimo globale transita attraverso il Mar Rosso, collegato al Mediterraneo tramite il canale di Suez. I costi assicurativi sono cresciuti di 10 volte dall’inizio di dicembre. Il prezzo del petrolio è aumentato notevolmente per la preoccupazione che le forniture potessero essere interrotte.
Il presidente americano Joe Biden ha dichiarato: «Questi attacchi mirati rappresentano un chiaro messaggio che gli Stati uniti e i nostri partner non tollereranno attacchi al nostro personale né permetteranno ad attori ostili di mettere in pericolo la libertà di navigazione».

Non è ancora chiaro se il raid anglo-americano possa contribuire alla sicurezza della rotta marittima nel Mar Rosso. Considerando le potenzialità militari degli Houthi e il sostegno della Repubblica Islamica dell’Iran, è difficile immaginare che tale intervento possa dissuadere gli Houthi dagli attacchi alle navi. Il portavoce militare del gruppo, Generale Yahya Saree, ha dichiarato: «Il nemico americano-britannico ha perpetrato un attacco atroce contro la Repubblica dello Yemen, come estensione del suo continuo sostegno ai crimini israeliani a Gaza». I 73 attacchi effettuati da Stati uniti e Gran Bretagna hanno ucciso cinque combattenti e ne hanno feriti altri sei. I raid hanno preso di mira una base militare adiacente all’aeroporto di Sana’a, un sito militare vicino all’aeroporto di Taiz, una base navale Houthi a Hodeidah e siti militari nel governatorato di Hajjah. Saree ha aggiunto: «Questa brutale aggressione non dissuaderà lo Yemen dal sostenere attivamente la lotta di liberazione del popolo palestinese».

LA REDAZIONE CONSIGLIA:

Conte-Schlein, duello pacifista. «Riconoscere lo Stato di Palestina»

Durante un’imponente manifestazione a Sana’a, Mohammed Ali Al-Houthi, membro del Consiglio Politico Supremo degli Houthi, ha detto, rivolgendosi agli americani: «I vostri attacchi allo Yemen sono terrorismo», aggiungendo «Gli Stati uniti sono il diavolo».

Il Consiglio politico dello Yemen ha dichiarato: «Tutti gli interessi degli Stati uniti e del Regno unito sono considerati obiettivi legittimi per le forze armate dello Yemen in risposta a questa aggressione».

È MOLTO PROBABILE che il raid provochi un periodo di maggiore incertezza per il traffico commerciale e causi un ulteriore aumento dei prezzi di trasporto. Infatti venerdì dopo gli attacchi il petrolio Brent è salito di oltre il 4%, e ha toccato 80.52 dollari al barile, stessa salita è stata registrata anche dal petrolio Wti americano che ha raggiunto quota 75 dollari. Secondo alcuni esperti, il prezzo, probabilmente salirà a 110 dollari al barile.

Gli Usa persistono nelle loro accuse, sostenendo che l’Iran sia coinvolto nella pianificazione di operazioni contro navi commerciali e fornisca armi, finanziamenti, addestramento e intelligence tattica per facilitare gli attacchi lungo il corridoio marittimo. Il portavoce del ministero degli Affari esteri iraniano ha condannato gli attacchi in Yemen e ha chiesto alla comunità internazionale di impedire la diffusione di conflitti, instabilità e insicurezza nella regione attraverso reazioni e azioni responsabili.

SECONDO gli analisti iraniani, attualmente non sembra probabile un coinvolgimento diretto della Repubblica Islamica. Piuttosto, Teheran dovrebbe continuare a sostenere gli Houthi in modo discreto.
Se gli attacchi degli Houthi non cessassero, ciò potrebbe indurre gli Stati uniti e i loro alleati a un intervento militare più deciso per neutralizzare la capacità militare degli Houthi. L’escalation del conflitto potrebbe portare a gravi conseguenze per l’intera regione.
L’Arabia saudita ha rapidamente preso le distanze dai raid americani e ha chiesto moderazione, e di «evitare un’escalation» del conflitto. I sauditi sono stati alla guida della coalizione sostenuta dall’Occidente che ha combattuto contro gli Houthi nella dolorosa guerra civile e si trova attualmente in una delicata fase di negoziati di pace. Secondo alcuni analisti iraniani l’attacco allo Yemen è stato effettuato con il consenso di alcuni paesi della regione, tra cui proprio l’Arabia saudita.

IL PRESIDENTE turco Recep Tayyip Erdogan ha condannato i raid nello Yemen, definendoli un utilizzo eccessivo della forza, e ha accusato Usa e Regno unito di voler trasformare il Mar Rosso in un «mare di sangue». La Turchia è stata molto critica nei confronti di Israele per la sua operazione militare a Gaza, e nei confronti dei paesi occidentali per il loro sostegno alla campagna israeliana.

Secondo l’Agenzia iraniana Tasnim è stata udita un’esplosione nel porto di Hodeidah, nello Yemen occidentale, nel tardo pomeriggio di venerdì attribuita ai nuovi attacchi da parte di Usa e Inghilterra.

* Fonte/autore: Francesca Luci, il manifesto



Related Articles

Sfilano i leader, manca solo Obama: una “catena umana” di capi di Stato

Loading

L’arrivo in bus, poi il corteo nel silenzio Hollande, quell’abbraccio con la Merkel Polemiche negli Usa: “Perché non c’è Barack?”

Obama alla sfida con i ricchi d’America

Loading

Il secondo mandato del presidente apre la stagione della “caccia ai ricchi”. È una forte svolta a sinistra, PER ARCHIVIARE l’ideologia reaganiana. E rilanciare l’American Dream. Chi ha un reddito sopra i 200 mila dollari dovrà  pagare di più.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment