Le prove di guerre stellari di Russia e Stati Uniti

Le prove di guerre stellari di Russia e Stati Uniti

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Nelle grandi manovre militari spaziali, gli Stati uniti difficilmente possono essere considerati osservatori neutrali

 

Sulle presunte “armi spaziali nucleari” russe è stato da subito lecito il sospetto di strumentalizzazioni. L’iniziale fonte della “soffiata,” intanto, il parlamentare repubblicano Mike Turner, capo della commissione intelligence della Camera, appartiene alla fazione repubblicana favorevole agli stanziamenti militari per Ucraina e Israele, attualmente congelati dalla corrente MAGA (nella persona del presidente integralista della Camera, Mike Johnson, che si rifiuta di mettere all’ordine del giorno il pacchetto già approvato dal Senato).

Non c’è niente come un po’ di sana psicosi su un presunto vantaggio militare del vecchio nemico per stimolare il flusso di armi agli alleati e gli stanziamenti per il Pentagono. Una tattica che fa miracoli per gli utili del complesso militare industriale dai tempi dello Sputnik.

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Intervistato a riguardo dalla National public radio, il consigliere per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, venerdì ha espresso tutta la malcelata contrarietà della Casa bianca per l’annuncio pubblico di Turner, subito ingigantito dai media. Anche perché, al di là dei titoli cubitali, non è per niente chiaro di cosa si stia realmente parlando.

Inizialmente la notizia rimbalzata è stata su fantomatiche armi atomiche spaziali, in seguito i sistemi offensivi in questione sono stati definiti “anti-satellite” e infine “sistemi nucleari anti satellite” presumibilmente in grado di detonare ordigni nucleari tali da produrre impulsi elettromagnetici (“nuclear EMP”) per mettere fuori uso ogni satellite in vasti settori di spazio orbitale.

Sistemi nell’ambito delle plausibili possibilità, certo, ma allo stesso tempo strategicamente “grossolani” (le conflagrazioni prodotte spazzerebbero via ogni oggetto orbitante, di ogni paese, compresi quelli russi) più simili ad armi da guerra fredda che a quelle di epoca IA, hacking e altri sistemi per ottenere scopi paragonabili in maniera più mirata.

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L’algoritmo va alla guerraL’allarme sembrerebbe lievemente anacronistico, insomma, rispetto alla nuova corsa agli armamenti, quella delle applicazioni militari dell’Intelligenza artificiale – questa invece si già da tempo avviata con massima priorità, e quasi unanime plauso – contro la nuova grande rivale cinese.

È noto, altresì che il pivot conflittuale verso la Cina messo in cantiere tanto da Trump quanto da Biden, ha subìto un’imprevista deviazione dovuta dalla guerra russo-ucraina, ed ora, alla conflagrazione mediorientale.

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Difficile comunque valutare la reale entità delle notizie volutamente e strategicamente immesse nella sfera pubblica da ambienti politici. La sensazione è comunque quella che nulla avvenga per caso in un ambito, come quello della militarizzazione dello spazio, in cui, soprattutto da qualche anno, succede molto più di quello che è dato sapere. Difficile per esempio prendere per buoni lo scalpore o la sorpresa dell’intelligence o degli ambienti militari americani, fra i più attivi in ambito spaziale.

Negli oltre 800 miliardi di dollari di spesa militare nazionale, sono infatti compresi gli stanziamenti per la US Space Force – il nuovo corpo, creato quattro anni fa con la missione di “proteggere gli interessi nazionali” extraterrestri. L’agenzia militare spaziale impiega 8.600 militari in una dozzina di basi con un bilancio di 30 miliardi di dollari.

Le missioni della USSF sono top secret ma è noto che gestisce numerosi programmi quali “costellazioni” satellitari, postazioni di osservazione orbitanti e ben 77 veicoli spaziali, fra cui il drone spaziale X-37B, decollato l’ultima volta lo scorso 29 dicembre per una missione che dovrebbe durare un paio di anni e potrebbe portare il velivolo fino in orbita lunare.

Sugli obbiettivi perseguiti dal X-37B è dato solo speculare ma è lecito suppore che possano includere il posizionamento di satelliti spia, sorveglianza di stazioni spaziali “rivali” come la cinese Tiangong-1 e il collaudo di armi spaziali.

Vi sono poi programmi dalle possibili applicazioni militari come il velivolo sperimentale supersonico suborbitale X-59 progettato dalla Lockheed Martin ed operato dalla NASA, che ha esordito un mese fa.

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All’armamentario spaziale ed orbitale vanno aggiunti i sistemi privati come i microsatelliti Starlink di Elon Musk, dalle ben note applicazioni nel teatro ucraino, dove sono apparentemente utilizzate da entrambi i belligeranti come sostegno essenziale alle operazioni.

Nelle grandi manovre militari spaziali, gli Stati uniti difficilmente possono essere considerati osservatori neutrali.

* Fonte/autore: Luca Celada, il manifesto



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