Archivio Basa­glia, le pagine viventi di un movimento

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A dieci anni dalla scom­parsa di Franca Ongaro Basa­glia, domani all’Isola di San Ser­volo a Vene­zia verrà pre­sen­tato l’inventario dell’archivio che testi­mo­nia l’attività intel­let­tuale che ha rin­no­vato pro­fon­da­mente la psi­chia­tria ita­liana insieme al marito Franco Basa­glia. Pro­ta­go­ni­sta della sta­gione cul­tu­rale e poli­tica che ha por­tato alla pro­mul­ga­zione della legge 180 e alla chiu­sura dei mani­comi in Ita­lia, Franca Ongaro si impe­gnò nella bat­ta­glia per l’attuazione dei prin­cipi della riforma psi­chia­trica dopo la morte di Basa­glia nel 1980.

I risul­tati del lavoro di archi­via­zione ver­ranno espo­sti nel semi­na­rio «Le carte e la memo­ria» pre­vi­sto domani nella sede della fon­da­zione a San Ser­volo. Ad aprire e chiu­dere i lavori sarà Alberta Basa­glia, vice pre­si­dente della fon­da­zione Basa­glia. Al semi­na­rio par­te­ci­pe­ranno, tra gli altri, Maria Gra­zia Gian­ni­chedda, pre­si­dente della Fon­da­zione, Franco Rotelli (pre­si­dente della Com­mis­sione sanità della regione Friuli Vene­zia Giu­lia), Peppe Dell’AcquaTom­maso Losa­vio(già diret­tore del Santa Maria della Pietà di Roma). Il sito Lavoro Cul­tu­rale, cor­ga­niz­za­tore dell’incontro, è il media part­ner e farà una diretta twit­ter con l’hashtag #Basaglia2015.

Le carte elen­cate nel pon­de­roso inven­ta­rio di 153 pagine, curato da Fiora GaspariLeo­nardo Musci e sca­ri­ca­bile dal sito della fon­da­zione Franca e Franco Basa­glia (fon?da?zio?ne?ba?sa?glia?.it), con­ten­gono car­teggi pri­vati, gli scritti pre­pa­ra­tori dei lavori edi­to­riali curati da sola (ad esem­pio: Epi­de­mio­lo­gia dell’istituzione psi­chia­trica. Sul pen­siero di Giu­lio Mac­ca­caroSalute/malattia. Le parole della medi­cina) o con Basa­glia (ad esem­pio: Morire di classe, La mag­gio­ranza deviante o Cri­mini di pace).

Nutrito è il fondo sull’intensa atti­vità poli­tica con­dotta da Franca Ongaro come sena­trice della Sini­stra Indi­pen­dente per due legi­sla­ture, dal 1983 al 1992. Dall’archivio è pos­si­bile inol­tre rico­struire il lavoro che la portò a scri­vere il dise­gno di legge di attua­zione della 180, il testo-base del primo «Pro­getto obiet­tivo salute men­tale» del 1989, oltre ad alcune nor­ma­tive regionali.

Di Franco Basa­glia l’archivio segue la vicenda intel­let­tuale e poli­tica dalle peri­zie psi­chia­tri­che del 1959 alle espe­rienze negli ospe­dali di Gori­zia, Parma e Trie­ste (dal 1961 al 1974). Nel 2008 l’archivio vene­ziano ha inte­grato le carte pro­ve­nienti dalla prima sede romana del Cen­tro Franco Basa­glia, con­si­stente in 51 buste. Un lascito pro­dotto dal lavoro di Basa­glia a Roma dove si tra­sferì nel novem­bre del 1979 per assu­mere l’incarico di coor­di­na­tore dei ser­vizi psi­chia­trici della Regione Lazio. Erano gli anni del sin­daco Petro­selli, quando la Capi­tale cono­sceva una delle ultime sta­gioni di effer­ve­scenza cul­tu­rale e spe­ri­men­ta­zione politica.

Oggi l’archivio Franca e Franco Basa­glia è com­po­sto di 55 fal­doni, 189 fasci­coli, 125 tac­cuini e tre agende. Un primo cen­si­mento della docu­men­ta­zione è stato rea­liz­zato dalla Soprin­ten­denza archi­vi­stica per il Veneto nel set­tem­bre 2008. Con un suo prov­ve­di­mento il fondo è stato dichia­rato «archi­vio di inte­resse sto­rico». Un finan­zia­mento della regione Veneto ha per­messo il rior­dino che ha por­tato all’inventario finale. L’archivio sarà aperto al pub­blico. Per con­sul­tare le carte biso­gnerà pren­dere un appun­ta­mento scri­vendo ad un indi­rizzo mail.

«La sto­ria non si fa con gli aned­doti. Fare sto­ria vuol dire lavo­rare sugli archivi e creare chiavi di let­tura – afferma Maria Gra­zia Gian­ni­chedda – Noi offriamo que­sto archi­vio affin­ché venga fatto que­sto lavoro. Il tema del mani­co­mio è cru­ciale per i Basa­glia, ma è fon­da­men­tale per capire que­stioni ben più ampie: il ruolo della scienza, dei poteri e dei saperi, della tra­sfor­ma­zione delle isti­tu­zioni». «Abbiamo una grande ere­dità di pen­siero ma non abbiamo avuto una grossa ere­dità finan­zia­ria che ci per­mette di man­te­nere tutto quello che vor­remmo – aggiunge Alberta Basa­glia – Siamo con­vinti che i fondi con­ti­nue­ranno ad essere ero­gati per svi­lup­pare il lavoro archi­vi­stico e quello di ricerca. Que­sto archi­vio è la memo­ria di un movi­mento che può essere usata nel presente».

«Sfo­gliando un fal­done a caso ho tro­vato la copia di un avviso di con­corso indetto dalla pro­vin­cia di Trie­ste in cui si ban­di­vano “5 posti di aiuto” all’ospedale psi­chia­trico di Trie­ste — rac­conta Sil­via Jop, coor­di­na­trice di Lavoro Cul­tu­rale -. Negli anni Set­tanta l’istituzione non solo inve­stiva sui ricer­ca­tori per­ché capiva che da lì poteva arri­vare il cam­bia­mento ma lo faceva, per di più, per smon­tare una parte di sé stessa. È un fatto straor­di­na­rio acca­duto in una sta­gione di grande avan­za­mento se messa a con­fronto con il nostro pre­sente quando il lavoro intel­let­tuale viene cal­pe­stato dalle isti­tu­zioni che si trin­ce­rano e sono povere, sem­pre più povere».



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