Bufera sull’addio di Ruffini, “Rai più debole”

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ROMA – «Con il venir meno del contributo di Paolo Ruffini ai valori del servizio pubblico la Rai non rinuncia solo a un dirigente di prestigio, ma s’indebolisce nel suo complesso». Il presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai Sergio Zavoli non nasconde la preoccupazione, c’è un clima da day after a Viale Mazzini: l’azienda esprime «rammarico» per l’uscita di Ruffini, che dal 10 ottobre diventa il nuovo direttore di La7, lasciando un vuoto e una scia di polemiche politiche. Ma di politica non vuol sentire parlare il presidente della Rai Paolo Garimberti: «Ho parlato a lungo con Paolo e gli ho detto che poteva stare tranquillo perché – contrariamente a quanto è stato scritto – non c’era alcuna intenzione di sostituirlo. Questo per chiarire che la politica non è stata determinante nell’uscita di Ruffini e per mettere fine a troppe interpretazioni maliziose». È convinto che siano state le condizioni di mercato a decidere le sorti del direttore di RaiTre, ma è lo stesso Garimberti a spiegare come la Rai sia costretta a combattere con le mani legate: «È ora che la politica lasci libera l’azienda, per fare in modo che abbia ciò che le è dovuto in termini di risorse e la metta in condizione di operare come una vera società  per azioni».
La7 si rafforza sul mercato, è un’avversaria agguerrita e temibile, l’amministratore delegato di Telecom Italia Media Stella brinda: «Ruffini è un ottimo acquisto, speriamo che lavori per noi bene come ha lavorato alla Rai. Dovrà  rinvigorire il palinsesto». Il totonomine, anche se si dovrà  aspettare il Cda del 7 settembre per sapere il successore di Ruffini, impazza. Carlo Freccero (oggi a Rai4), sarebbe per molti il candidato ideale, come Giovanni Floris. In pole position c’è Maria Pia Ammirati, attuale vice direttore di RaiUno oltre che presidente del Comitato Pari Opportunità  a viale Mazzini (non sarebbe strano se il direttore generale Lorenza Lei pensasse a una donna). Lucia Annunziata, chiamata in causa, fa sapere che non le interessa; circolano i nomi di Massimo Gramellini, vice direttore della Stampa e Andrea Vianello, conduttore di “Agorà ” ma sono stati tirati in ballo anche i consiglieri Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten (che definisce «una stupidaggine» la voce sul suo conto) e chiede di chiudere i contratti con Dandini e Gabanelli. Sarà  un mese cruciale, Ruffini resterà  al suo posto fino a settembre.
L’opposizione attacca: «Sarà  anche una scelta personale ma l’addio di Ruffini alla Rai dovrebbe far riflettere su questi anni tristi di mobbing, censure e liste di proscrizione» dice Fabrizio Morri capogruppo Pd in commissione di vigilanza. Per Carlo Verna, segretario Usigrai «sgomenta una Rai che non reagisce». «Non abbiamo mai condiviso una comune visione del servizio pubblico» ammette Antonio Verro «tuttavia, come consigliere Rai mi preoccupa la sua nomina a direttore di un concorrente come La7». «Assistiamo all’epilogo di una vicenda il cui mandante era stato già  rivelato dalle intercettazioni di Trani – spiega Rizzo Nervo -. Pur di perdere Ruffini si è accettato che andasse a dirigere la rete che è la più temibile concorrente di RaiTre». «Vince il metodo Bisignani» commenta il portavoce dell’Idv Leoluca Orlando «Da quando è arrivato il nuovo direttore generale è un continuo “vieni via con Lei”. La Rai ha perso tutti i pezzi migliori che hanno avuto la colpa di non essersi piegati alle logiche di potere berlusconiane». I deputati Beppe Giulietti e Vincenzo Vita si augurano che «vada a RaiTre chi saprà  difendere l’azienda dagli assalti delle logge di turno». «Quelle della Rai sono lacrime di coccodrillo – sottolinea Pancho Pardi (Idv) -. Dove aveva fallito Masi sta riuscendo Lorenza Lei, più pericolosa perché conosce i meccanismi dell’azienda che dirige: in due mesi ha chiuso due colpi, Santoro e Ruffini. Siamo sicuri che non è finita qui».


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