Missili, manovre e navi spia, il Grande gioco intorno alla Cina

Missili, manovre e navi spia, il Grande gioco intorno alla Cina

La settimana scorsa il presidente cinese Xi Jinping e il premier indiano Modi si sono parlati per un paio d’ore e hanno promesso di risolvere la disputa di confine che nel 1962 portò a una guerra. Ma da oggi le flotte di India, Giappone e Stati Uniti si incontrano nel Pacifico, di fronte alle coste giapponesi, per una settimana di manovre militari congiunte. Un chiaro segnale a Pechino, che negli ultimi mesi ha mostrato fin troppe volte e aggressivamente la sua bandiera in quel tratto di mare e anche migliaia di miglia più a Sud. Quella che a New Delhi, Tokyo e Washington è vista come cooperazione difensiva, a Pechino è considerata un’ulteriore prova della strategia di contenimento dell’ascesa cinese da parte americana. «L’India si cautela tenendo relazioni sia con la Cina sia con il Giappone, una diplomazia intelligente», dicono soddisfatte fonti di New Delhi.
È un Grande Gioco, con grandi contraddizioni. In un’altra zona del Pacifico sono in corso manovre organizzate dal Pentagono: partecipano una quarantina di navi e sottomarini inviati da 23 nazioni. E per la prima volta unità cinesi: una presenza salutata come un segnale di distensione e cooperazione. Però, gli ammiragli dell’Esercito di liberazione popolare hanno inviato al largo delle Hawaii anche una nave spia, un modo strano di costruire la reciproca fiducia.
Contemporaneamente, Pechino ha chiesto agli americani di inviare la portaerei «George Washington», di base in Giappone, nel porto di Shanghai, per poterla studiare e apprendere i sistemi operativi. I cinesi hanno varato da poco la loro prima portaerei, la «Liaoning», ma mancano di esperienza. L’ammiraglio Greenert, Chief of naval operations della US Navy nel teatro, dice che la cosa si può fare.
Ma proprio in questi giorni dal Pentagono hanno fatto filtrare sulla stampa un nuovo allarme: i cinesi hanno sviluppato e sperimentato con successo un missile anti nave, il «Dong Feng 21-D». Con una gittata di 1.500 chilometri è capace di minacciare la nuova classe di portaerei americana «Gerald Ford», un gigante da 100 mila tonnellate e cinquemila marinai. Quello che preoccupa di più gli strateghi della US Navy è il rapporto dei costi: un Dong Feng vale solo 11 milioni di dollari, una Gerald Ford 13,5 miliardi di dollari.
Guido Santevecchi


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