Bergoglio e Castro, quei rivoluzionari prodotti dai gesuiti

L’incontro. Figli di immigrati, studenti di un istituto religioso, a capo di processi rivoluzionari: le identità tra il leader della chiesa e quello della Rivoluzione

Enrique Lopez Oliva, il manifesto redazione • 22/9/2015 • Copertina, Internazionale • 2259 Viste

Il por­ta­voce del Vati­cano ha descritto come «incon­tro infor­male» la visita che papa Fran­ce­sco ha fatto dome­nica al lea­der della Rivo­lu­zione Fidel Castro in casa sua, con moglie, figli e parenti. Ma in que­sto caso l’informalità non fa che sot­to­li­neare il grande valore sim­bo­lico dell’incontro tra due per­so­naggi che si cono­scono e si apprez­zano. Un incon­tro per que­sto ben pro­gram­mato per­ché avrebbe fatto molto più rumore in caso non fosse avvenuto.

Penso che i due per­so­naggi abbiano molto in comune. Entrambi sono figli di immi­grati, si sono for­mati in un col­le­gio di gesuiti, sono figure guida di un pro­cesso rivo­lu­zio­na­rio. Fidel di una rivo­lu­zione armata che abbattè nel 1959 la dit­ta­tura di Bati­sta e poi dichiarò Cuba prima terra libe­rata e socia­li­sta del con­ti­nente ame­ri­cano. Fran­ce­sco impe­gnato com’è — e non è solo una mia ana­lisi — in una sorta di rivo­lu­zione che metta la Chiesa cat­to­lica al passo con le sfide di una nuova epoca. Entrambi hanno una grande influenza in tutta l’America latina.

Insomma i due si cono­scono come simili. E lo dimo­strano i regali che si sono scam­biati. Il papa ha dato a dato a Fidel un libro di Armando Llo­rente, un gio­vane inse­gnante gesuita nel col­le­gio di Belén nel quale Fidel stu­diava, e di ori­gini gali­ziane come il futuro lea­der rivo­lu­zio­na­rio. Anch’io ho stu­diato in quel col­le­gio, iscritto al primo anno men­tre Fidel era all’ultimo, e ricordo il reli­gioso che ho suc­ces­si­va­mente incon­trato a Miami, dove si era tra­sfe­rito all’inizio degli anni 60 in disac­cordo con la rivo­lu­zione del suo ex allievo e per seguire il col­le­gio Belen, tra­sfe­rito dalle auto­rità reli­giose in Flo­rida. In quell’epoca, nel 1998, Llo­rente mi parlò dell’allora pre­si­dente cubano in ter­mini molto elo­gia­tivi, come di un eccel­lente stu­dente, spe­cie in mate­rie let­te­ra­rie, e grande atleta «che difen­deva con valore la ban­diera del col­le­gio». Llo­rente mi disse che spesso par­te­ci­pava con Fidel a escur­sioni, in una di que­ste cadde acci­den­tal­mente in un fiume e Fidel lo aiutò a venirne fuori. Non dubito che rega­lan­do­gli gli scritti di Llo­rente, papa Fran­ce­sco abbia voluto testi­mo­niare che è in comu­ni­ca­zione con Fidel e che intende aiu­tarlo a ricon­ci­liarsi col suo passato.

A sua volta il più anziano dei Castro ha rega­lato al papa il libro Fidel e la reli­gione, scritto dal teo­logo della libe­ra­zione bra­si­liano Frei Betto nel 1985 dopo lun­ghe con­ver­sa­zioni con l’allora pre­si­dente cubano e che – come ha ricor­dato l’autore — ha ven­duto 1.300.000 copie nell’isola. Nel libro, Fidel sostiene la neces­sità di un dia­logo tra cri­stiani e mar­xi­sti per una società più giu­sta. E come ricorda anche Frei Betto, dopo quel libro Fidel tornò a dia­lo­gare con i vescovi cubani e miglio­ra­rono le rela­zioni tra Stato e Chiesa. Pro­ba­bil­mente fu anche gra­zie alle tesi del libro che fu pos­si­bile l’invito e in seguito la visita papale di Gio­vanni Paolo II nel 1998.

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