Jobs Act, nove milioni di vou­cher in un solo mese

I dati Inps. In agosto i “buoni” della precarietà sono cresciuti a dismisura. In aumento anche i contratti a tempo indeterminato, ma la maggior parte sono trasformazioni

Marta Fana, il manifesto redazione • 13/10/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 1700 Viste

I dati Inps. In agosto i “buoni” della precarietà sono cresciuti a dismisura. In aumento anche i contratti a tempo indeterminato, ma la maggior parte sono trasformazioni e non nuove attivazioni. E la percentuale resta comunque bassa: al 15%

L’aggiornamento dei dati sui con­tratti di lavoro for­nito ieri dall’Inps, nel rap­porto men­sile dell’Osservatorio sul pre­ca­riato, non desta nes­suna sor­presa, né entu­sia­smi di sorta. Il con­tratto a tempo deter­mi­nato rimane il con­tratto subor­di­nato pre­fe­rito, men­tre per il lavoro non subor­di­nato impaz­zano i voucher.

Quando si parla di Jobs Act, è neces­sa­rio fare rife­ri­mento anche alle altre tipo­lo­gie con­trat­tuali libe­ra­liz­zate e di cui abbiamo aggior­na­menti grazi ai dati ammi­ni­stra­tivi dell’Inps: i vou­cher in par­ti­co­lare. Tra gen­naio ed ago­sto 2015, ne sono stati ven­duti oltre set­tan­tuno milioni. Nel solo mese di ago­sto ven­duti 9 milioni 182.760 mila un dato incon­tro­ver­ti­bile che spiega a chiare cifre che il pre­ca­riato in Ita­lia avanza, men­tre il governo fa volon­ta­ria­mente finta di non veder, così come ignora le disu­gua­glianze eco­no­mi­che e sociali che il lavoro povero tende a inasprire.

Prima di ana­liz­zare i dati, va tenuto a mente che a par­tire dal mese di giu­gno, l’Inps ha pro­ce­duto a una modi­fica del campo di osser­va­zione, per­tanto «i dati non sono com­pa­ra­bili con quelli pub­bli­cati nei report dei mesi pre­ce­denti», nono­stante sia l’Inps stesso a pub­bli­care i con­fronti con gli anni pre­ce­denti, senza indi­care se le serie sto­ri­che siano state o meno omo­ge­niz­zate per intero usando la nuova meto­do­lo­gia. Il rischio, ormai evi­dente, è l’impossibilità di una valu­ta­zione nel tempo del mer­cato del lavoro, a meno di non voler asser­vire l’analisi alla propaganda.

A ogni modo, guar­dando ai dati rela­tivi ai primi otto mesi del 2015 emerge che tra gen­naio ed ago­sto del 2015, sono stati avviati 600.858 nuovi con­tratti al netto delle ces­sa­zioni inter­ve­nute nel periodo. «Con il lin­guag­gio incon­te­sta­bile dei numeri», volendo citare gli espo­nenti del Pd, il pre­ca­riato in Ita­lia gode di ottima salute. Infatti, i nuovi con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato al netto delle ces­sa­zioni sono 91.633. Il Nord Est è l’unica macro area in cui il saldo risulta negativo.

Guar­dando alla com­po­si­zione totale dei con­tratti, si nota che i nuovi con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato sono solo il 15%, quelli a ter­mine rap­pre­sen­tano il 77%, men­tre la restante parte, il 7% si rife­ri­sce all’apprendistato. Dati che inclu­dono anche i con­tratti dovuti alla Garan­zia Gio­vani che non mostra nes­suna reale garan­zia di con­ti­nuità lavorativa.

Un ulte­riore det­ta­glio, limi­tato alle nuove atti­va­zioni su tutti i tipi di con­tratto, riguarda la tipo­lo­gia ora­ria dei nuovi rap­porti di lavoro, il 36% sono con­tratti di tipo part-time, quota che rag­giunge il 40% per le nuove assun­zioni a tempo inde­ter­mi­nato. Intanto, le cosid­dette sta­bi­liz­za­zioni, cioè le tra­sfor­ma­zioni di con­tratti a ter­mine e di appren­di­stato in con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato sono 331.792: meno di un quarto del totale dei con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato sono rap­porti di lavoro ex-novo.

È inol­tre inte­res­sante notare che pro­prio il numero di tra­sfor­ma­zioni subi­sce un aggior­na­mento meto­do­lo­gico per cui è impos­si­bile con­fron­tare le tra­sfor­ma­zioni ad ago­sto con quelle di luglio: come espres­sa­mente indi­cato dall’Inps, «ciò ha com­por­tato rispetto ai dati pub­bli­cati con l’aggiornamento di luglio 2015, la varia­zione in dimi­nu­zione delle tra­sfor­ma­zioni a tempo indeterminato».

L’evidenza che l’effetto Jobs Act unito agli sgravi dimi­nui­sca mese dopo mese è evi­dente guar­dando la quota delle atti­va­zioni (com­prese le tra­sfor­ma­zioni) a tempo inde­ter­mi­nato sul totale delle atti­va­zioni rispetto ai mesi pre­ce­denti: se fino a marzo que­ste costi­tui­vano circa il 43%, nei mesi suc­ces­sivi la quota è costan­te­mente dimi­nuita, fino al 33%. Un dato che la dice lunga anche sul ruolo pre­pon­de­rante degli sgravi fiscali rispetto al nuovo con­tratto a tutele crescenti.

Tut­ta­via, poi­ché non esi­ste nes­suna infor­ma­zione circa le imprese che in que­sti primi 8 mesi hanno atti­vato, ces­sato e tra­sfor­mato con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato, è impos­si­bile appro­fon­dire l’analisi anche solo descrit­tiva e avere un qua­dro più robu­sto per capire quanto gli sgravi abbiano inciso sull’andamento dei con­tratti. Quel che cono­sciamo è il costo di que­sta riforma, che ha rag­giunto quasi 2 miliardi di euro di sgravi, quasi ven­ti­mila euro per cia­scun nuovo con­tratto a tempo indeterminato.

Articoli correlati

5 per mille

2 Responses to Jobs Act, nove milioni di vou­cher in un solo mese

  1. Gianni Sartori ha detto:

    http://www.alternativacomunista.it/content/view/2216/1/

    segnalo questo esperimento di “fumetto proletario” in memoria delle lotte (e purtroppo anche delle sconfitte) passate di cui si alimenta l’attuale classe padronale
    ciao
    Gianni Sartori

  2. Gianni Sartori ha detto:

    pardon, ovviamente intendevo che “le classi padronali” si alimentano delle nostre sconfitte…le lotte gli andrebbero di traverso
    ciao
    GS

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This