La scarcerazione anticipata di seimila detenuti negli Stati Uniti

L’ha decisa il dipartimento di Giustizia per rimediare al problema del sovraffollamento delle carceri, riguarderà i detenuti condannati per reati non violenti legati alla droga

Il Post redazione • 7/10/2015 • Buone pratiche e Buone notizie, Carcere & Giustizia, Copertina, Internazionale • 665 Viste

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha deciso di rilasciare anticipatamente dalle prigioni federali circa 6 mila detenuti per rimediare al problema del sovraffollamento: la liberazione riguarderà le persone incarcerate per reati non violenti legati alla droga (principalmente spaccio senza legami con cartelli della droga o narcotraffico, dunque) commessi negli ultimi trent’anni quando per quegli stessi reati erano state applicate pene molto severe. Il New York Times scrive che è «una delle più grandi operazioni di rilascio di detenuti dalle prigioni federali della storia americana»·.

Il Washington Post dice che la metà dei detenuti sarà rilasciata tra il 30 ottobre e il 2 novembre e che non sarà una scarcerazione vera e propria: circa due terzi andranno agli arresti domiciliari e saranno supervisionati e circa un terzo, poiché composto da stranieri senza regolari documenti, sarà espulso dagli Stati Uniti. Il provvedimento è arrivato dopo la decisione della U.S. Sentencing Commission che lo scorso anno aveva ridotto le pene per i reati legati alla droga e che in questo modo diventa, di fatto, retroattiva: nel sistema giudiziario degli Stati Uniti la U.S. Sentencing Commission è un organismo autonomo che stabilisce le linee guida valide per tutti i tribunali federali sulla determinazione delle pene nelle diverse sentenze.

Per ora saranno circa 6 mila i detenuti interessati dal rilascio anticipato, ma la Sentencing Commission ha parlato di altri 8.550 condannati che potrebbero godere del nuovo provvedimento tra il prossimo primo novembre e il primo novembre del 2016. Le stime totali di chi potrebbe essere ammesso alla liberazione, secondo il Washington Post, sono poi molto più alte: 46 mila persone su 100 mila condannati per reati di droga.

Mary Price, consigliera generale del Families Against Mandatory Minimums  – un’organizzazione non-profit che combatte le leggi che limitano la discrezione dei giudici imponendo le pene minime obbligatorie – ha detto che «il numero di persone che potrà beneficiare di questa operazione è eccezionale» e che «questo è un momento da ricordare. Negli ultimi anni i toni della discussione sulle incarcerazioni sono nettamente cambiati. Abbiamo capito che il nostro sistema punitivo è un approccio che non funziona nella lotta ai crimini di droga e ha prodotto solo ingiustizie».

I critici (alcuni procuratori federali, giudici e funzionari di polizia) hanno detto di essere preoccupati e che il rilascio di massa potrebbe portare ad un aumento della criminalità. I funzionari del Dipartimento di Giustizia hanno però spiegato che molti detenuti saranno espulsi e che in base a un recente studio risulta che il tasso di recidiva fra i trasgressori che sono stati scarcerati subito dopo il cambiamento delle linee guida sulla detenzione di crack e cocaina, nel 2007, non è significativamente differente dal tasso di recidiva fra i trasgressori che hanno portato a termine la loro pena.

I costi delle prigioni federali rappresentano circa un terzo dei 27 miliardi di dollari di bilancio del Dipartimento di Giustizia. La popolazione degli Stati Uniti è cresciuta di circa un terzo a partire dal 1980, ma la popolazione carceraria è aumentata di circa l’800 per cento, e i piccoli reati legati allo spaccio di droga coinvolgevano soprattutto le cosiddette “minoran

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